“Sulla morte di David Rossi chi sa deve parlare”

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“Sulla morte di David Rossi chi sa deve parlare”

Dopo l’intervista “rubata” delle Iene l’ex sindaco Pierluigi Piccini ribadisce la sua verità: “E’ una scomparsa senza risposte”

Le Iene hanno azzannato il caso della misteriosa morte di David Rossi, il responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi trovato senza vita alle 19,43 del gelido mercoledì 6 marzo 2013, certamente precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena, ma di schiena, e deceduto venti minuti dopo senza che alcuni “passanti” che pure si erano affacciati nel vicolo (sono immortalati dalla telecamere ndr.) facessero niente.

Per la Procura un suicidio.
Per i familiari e tanti altri no.

Domenica sera le Iene sono andate ben oltre le supposizioni, mandando in onda una chiacchierata confidenziale con Pierluigi Piccini, registrata mentre l’ex sindaco di Siena era al bar con gli autori
del servizio. Durante l’incontro Piccini si è lasciato andare, dicendo chiaramente di non credere all’ipotesi del suicidio, posizione già nota. Ma è andato oltre, criticando la magistratura e il modo in cui sono state portate avanti le indagini.

Ha parlato di una villa tra Siena e Arezzo dove sarebbero stati organizzati festini che in qualche modo potrebbero essere legati alle indagini stesse. Ha ripetuto più e più volte che a suo avviso è da escludere
che David Rossi si sia tolto la vita. Il giorno dopo il servizio de Le lene sulla morte di David Rossi l’opinione pubblica ha di fatto riaperto il fascicolo dell’inchesta. Piccini domenica sera aveva preso
posizione con una nota di due righe, sottolineando di aver dato mandato ai suoi legali di “…difendere le mie ragioni sia sul piano penale che civile, in quanto la registrazione e le riprese sono state effettuate
in maniera scorretta”.

Poche ore dopo la messa in onda del servizio, puntualizza meglio tutta la vicenda. Senza peli sulla lingua, ribattendo affronta i tanti dubbi e sospetti che circolano tra i vicoli della città del Palio.

Piccini, più di uno a Siena sostiene che lei sapeva perfettamente di essere registrato e inquadrato dalle telecamere.
“Assolutamente non è così. Ci sono diversi testimoni. E ci sono i messaggi, guardi pure il mio telefono”.
Dall’Iphone effettivamente spuntano gli scambi di sms tra l’ex sindaco, la redazione e la iena Antonino Monteleone. Sono chiari gli accordi presi per l’appuntamento (avvenuto poi il 20 settembre), ma anche la richiesta di Piccini: vengo all’incontro ma non voglio telecamere.

Quindi è andato realmente tutto come abbiamo visto in televisione?
“Sì, soltanto alla fine della nostra chiacchierata mi sono accorto del microfono che spuntava dalla camicia di Monteleone”.

Per questa intenzione ha deciso di presentare querela?
“Io non ho mai detto questo. Ho detto che avrei interessato i miei avvocati romani per difendere le mie ragioni. L’ho fatto, ci sentiremo domani per capire meglio. Ma non mi sembra ci siano elementi. Mi è dispiaciuto molto il sistema che è stato usato, anche perché io ho solo riportato le mie opinioni personali e una serie di voci che girano in città. Ho dato delle indicazioni su possibili piste sulle quali lavorare, come si fa spesso con i giornalisti. Le dichiarazioni pubbliche sono una cosa diversa. Quando ho avuto elementi certi non mi sono mai tirato indietro”.

Entriamo nel merito. Sulla morte di David Rossi lei è mai stato sentito dalla procura della Repubblica?
“No”.

A questo punto potrebbero convocarla.
“Se lo faranno mi presenterò senza problemi. Non ho niente da nascondere. Ripeto, ho soltanto detto cose già note o che erano state scritte, oltre alle mie opinioni”.

Ha parlato anche di festini a cui avrebbero partecipato personaggi importanti.
“Ma guardi che anche questa non è una novità. Pierpaolo Fiorenzani aveva detto molto di peggio durante
un’assemblea del Monte dei Paschi. Un paio di blogger hanno scritto cose simili e se non sbaglio ne aveva parlato anche una trasmissione televisiva”.

Ma dove si sarebbero svolti questi festini? Dove sta questa villa tra Siena e Arezzo?
“Io non lo so. Se lo sapessi lo direi, come ho sempre fatto e non solo sul caso di David Rossi. Ripeto, io ho riportato i filoni delle cose che si dicono in città”.

Pensa che questa vicenda possa influenzare la sua candidatura a sindaco?
“Non credo, semmai positivamente. Non ho avuto riscontri negativi. Anzi, il contrario. Forse una parte della città ha trovato una voce che certe cose ha avuto il coraggio di dirle. Oltre alla famiglia, ovviamente,
a cui non mi voglio assolutamente sostituire, sia chiaro. Io sono convinto che questa vicenda debba trovare le sue risposte, altrimenti il fantasma di David Rossi continuerà ad aleggiare sulla nostra
città per anni ed anni. E’ un problema che riguarda la collettività oltre che la magistratura. Chi sa, chi conosce particolari, faccia il suo dovere e parli. Magari non davanti alle telecamere delle Iene. Ci sono
molti modi, anche in maniera riservata. Ma chi può aiutare a fare chiarezza non deve tirarsi indietro. E’ stato brutto vedere gente, in qualche maniera coinvolta, che preferisce restare in silenzio. Chi ha informazioni non può più stare zitto”.

Lei ripete di non credere all’ipotesi del suicidio.
“L’ho sempre detto. Quali sarebbero state le motivazioni di David per togliersi la vita? Ce ne sono senza dubbio di più per giustificare un eventuale omicidio. La riapertura delle indagini sembrava orientata a cercare di far luce sul possibile mandante, invece ancora una volta ci si è concentrati sulla morte. Ammesso che sia suicidio, perché l’avrebbe fatto? Qualcuno ha parlato di problemi di lavoro, ma senza mai entrare nel merito. Così come sulle altre ipotesi. E corpo martoriato, invece, è un fatto. Un corpo di
una persona che aveva minacciato di essere ad andare a raccontare tutto…”.

Ha avuto rapporti con la famiglia di David Rossi?
“Non ultimamente”.

Giovedì è in programma la presentazione del libro del giornalista Davide Vecchi sulla morte del manager di Monte dei Paschi. Sarà presente?
“No, non ci sarò, ma presenterò il libro il 20 a Roma. L’autore me lo ha chiesto e io sono stato disponibile”.

Ha già letto il volume?
“No, sto ancora aspettando che mi arrivi”.

Piccini, un’ultima domanda. Cosa ne pensa della Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche la cui presidenza è stata assegnata a Pierferdinando Casini?
“Lo sa come la chiamano a Napoli? Fare ammuina (fare confusione, ndr. Ride di gusto). Si è persa un’altra occasione per fare chiarezza”.

E se la convocheranno?
“Ovviamente andrò. E’ dal 2006 che dico la verità sul caso di Banca Monte dei Paschi”.

 

Articolo a firma Giuseppe Silvestri

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