UN MOVIMENTO CHE TEME DI AVER TOCCATO IL TETTO DEI VOTI.

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UN MOVIMENTO CHE TEME DI AVER TOCCATO IL TETTO DEI VOTI.

 

La Nota
La tattica L’astensionismo e la sconfitta in Sicilia indurranno il partito di Grillo a dirottare gli attacchi da Renzi al centrodestra
Il modo in cui il Movimento 5 Stelle infierisce sul Pd dopo le Regionali in Sicilia segnala una soddisfazione e un’inquietudine. La soddisfazione è di avere umiliato il partito che ha scelto i seguaci di Beppe Grillo come avversari. Il nervosismo nasce dal dubbio che il buon risultato nell’isola, guastato dalla vittoria del centrodestra, possa rappresentare il tetto di consensi oltre i quali i Cinque Stelle non possono andare. Tutto il gruppo dirigente aveva battuto la Sicilia per mesi, convinto di farne il trampolino verso Palazzo Chigi alle Politiche del 2018.
Tanto il Pd renziano era stato latitante, quanto era stato onnipresente il Movimento. Il fatto che alla fine abbia prevalso la coalizione di centrodestra mostra una capacità di «leggere» il sistema elettorale migliore di quella altrui. La rivendicazione del «risultato storico» da parte del blog di Grillo, il vanto di essere «la prima forza politica della regione staccando di dieci punti FI e doppiando il Pd», restituiscono intatto il problema delle alleanze. Se non si coalizza con qualcuno, il M5S può anche prendere un terzo o più dei voti, ma difficilmente riuscirà a governare.

Il secondo elemento di inquietudine è l’astensionismo. Lo è per tutti, per la sconnessione crescente tra elettorato e democrazia. Ma lo è di più per un movimento che si definisce «antisistema»; e che si presenta come quello in grado di portare alle urne chi è deluso dalla politica e dai partiti tradizionali. Il fatto che oltre un elettore su due sia rimasto a casa, e a Ostia, dove pure si è votato domenica, addirittura uno su tre, delegittima gli eletti; e in parallelo certifica l’incapacità anche dei Cinque Stelle di costituire un’offerta politica nuova.

Anche perché esponenti come Alessandro Di Battista avevano martellato sull’esigenza di andare alle urne per far saltare «il sistema» siciliano, descritto con tutte le tinte del degrado. L’appello è andato a vuoto. Il centrodestra che sembrava relegato al ruolo di secondo, ha mostrato una capacità di recupero tale da riconsegnargli la Sicilia dopo cinque anni di giunta di sinistra. Ora Grillo parla di una Sicilia conquistata da «un’accozzaglia di personaggi incredibili». Si ironizza su Renzi «rottamatore rottamato». Ma non spiega perché il M5S ha perso.

È come se Pd e Cinque Stelle si fossero azzuffati tra loro senza rendersi conto che il cuore dell’elettorato batteva altrove. Anche nel dopovoto, la polemica più aspra è tra dem e M5S. Quest’ultimo lo sta capendo, e si prepara a non parlare più di Matteo Renzi: sebbene il segretario del Pd sia convinto di avere perso; ma aggiunge che ha perso anche il M5S. Solo che «sulle tv e sui giornali non fanno i conti con i numeri reali», sostiene. C’è da augurare al Pd che il suo leader abbia ragione. Altrimenti, il rosario delle sconfitte si sgranerà a lungo.

 

Corriere della Sera.

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