E’ stata una cerimonia per pochi intimi la previsitina di novembre al Ceppo.

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E’ stata una cerimonia per pochi intimi la previsitina di novembre al Ceppo.

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Tanto che per la prima volta il sindaco di Siena Bruno Valentini non e’ andato a fare la solita passerella mediatica. Non puo’ giovargli in fase prelettorale un flop di queste proporzioni: tre soli cavalli iscritti, sottoposti al giudizio di ben quattro veterinari. Eppure le previsitine avrebbero dovuto essere una delle colonne portanti del protocollo equino rivisto e corretto da questa amministrazione comunale. E invece si sono rivelate un fallimento senza precedenti, perché come gran parte delle azioni messe in atto dal Comune, in questa materia, vengono gestite con assoluta approssimazione. E’ vero che i controlli veternari a novembre sono stati caldeggiati dai proprietari di cavalli, ma e’ vero anche che i veterinari l’hanno trasformati in un incubo. I proprietari avrebbero voluto che fosse un’occasione per valutare i cavalli (in primis per le misure) appena arrivati dalla Sardegna, con il fine di ricevere un verdetto immediato, prima di procedere all’acquisto del cavallo, insomma per non spendere inutilmente soldi su soggetti che l’equipe non avesse giudicato positivamente. I fatti hanno dimostrato tutt’altro. Basti ricordare che furono una decina i cavalli nuovi che nella prima visita di novembre furono giudicati idonei e che a marzo furono inesorabilmente scartati, dagli stessi veterinari. Diversi proprietari rimasero di stucco, senza quattrini e senza cavalli. Una vera fregatura, altro che occasione! Ecco perché le previsitine non funzionano e non hanno mai funzionato. Non danno garanzie a nessuno, solo ulteriori incertezze ad allenatori e proprietari. E quanto sarà costata al Comune una giornata di visite in clinica come quella di sabato? I quattro veterinari hanno preteso, logicamente, di essere pagati per il disturbo, allo stesso modo avrà preteso, giustamente, il suo compenso Raffaello Ciampoli per aver messo a disposizione la sua struttura. Soldi buttati via. Ancora una volta.

 

Pierluigi piccini

 

 

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