Un altro voltagabbana nel M5S«Io leghista, ma a mia insaputa».

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Un altro voltagabbana nel M5S«Io leghista, ma a mia insaputa».

Dopo Firenze il caso di Siena per i Cinque Stelle. «Non sapevo di essere iscritto al Carroccio»

Marzio Fatucchi

 

M5S, gli ex (di altri partiti) diventano tre. Dopo l’ex Pd, sostenitore del Sì al referendum costituzionale voluto da Renzi, Nicola Cecchi, e l’ex Lista Nardella Renato Scalia, ecco il leghista. Secondo il partito di Salvini Leonardo Franci è ancora iscritto alla Lega. Ma Franci è il candidato schierato dal M5S contro il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan nel collegio uninominale di Siena. «Nel 2017 ho dato 20 euro a un candidato consigliere comunale per la Lega Nord, Andrea Pesucci: un aiuto personale a un amico. Non potevo mai pensare che quella fosse una modalità per iscriversi al partito» spiega Franci: iscritto a sua insaputa. A parte inverse, chissà che strali contro i «voltagabbana». Non è però l’unico aspetto che ha sollevato dubbi, anche tra gli attivisti senesi (che peraltro si lamentano perché Franci è un «paracadutato», è nato a Montevarchi). Franci, scopre Il Foglio , si è candidato in liste civiche. Nel 2009, prima della data prevista dal regolamento, la «tagliola»: dopo quella data, si è fuori dalle regole del movimento per le candidature. La seconda volta, a Montevarchi, per il centrodestra, nel 2011: non sarebbe fuori? No, spiegano dal M5S: solo chi si voleva autocandidare alle parlamentarie sulla piattaforma web Rousseau non doveva essersi candidato dopo l’ottobre 2009. La regola però non vale per i candidati scelti dal «capo politico» Luigi Di Maio. Leghista a sua insaputa e con la deroga. Ma c’è un altro caso.

A Sesto, Luca Paoli racconta una vicenda kafkiana: lui, attivista grillino da 8 anni, prova a iscriversi alla piattaforma per candidarsi ma tra mail mancanti, cellulare cambiato e inghippi vari, resta fuori dalla piattaforma. Pensa di non essere candidato, scopre invece che gli amici grillini lo votano, ma lui non può perché non accede più alla piattaforma ed ancora non sa quanti voti ha preso. E invece scopre che Cecchi e Scalia sono all’uninominale: «Anche il M5S deve rispettare le regole».

Altro clima invece al primo incontro tra i candidati all’uninominale organizzato ieri in Consiglio regionale. Sembra un primo rendez vous per una gita (che potrebbe portare qualcuno di loro a Roma): «Ciao chi sei?». Giacomo Giannarelli, consigliere regionale del M5S , fa gli onori di casa assieme al collega Andrea Quartini e alla senatrice Sara Paglini. In tanti non si conoscono e son qua per imparare le «regole di ingaggio», anche con la stampa. A cui, per il momento, non si rilasciano dichiarazioni. Parla solo l’ex procuratore Nannucci, che spiega il suo abbandono della presidenza dell’Anpi fiorentina «ma non dell’associazione» dopo le sue dichiarazioni sull’incompatibilità tra Islam e la nostra Costituzione: «C’è un problema, la diversa condizione della donna». E perché il M5S? «Mi è stata rivolta una richiesta gentile e non è il momento di tirarsi indietro».

 

Mercoledì 31 Gennaio 2018, Corriere Fiorentino.

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