Fisco, la contromossa di Tria taglio Irpef per il ceto medio.

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Fisco, la contromossa di Tria taglio Irpef per il ceto medio.

Il ministro pensa a un anticipo della flat tax riducendo le aliquote sui redditi di gran parte dei contribuenti
roberto petrini,
roma
Obiettivo: salvare almeno una parte del contratto di governo, a cominciare dalla riduzione delle tasse intervenendo sulle aliquote centrali, alle quali è più interessato il ceto medio. Su questo stanno lavorando al ministero dell’Economia in vista della prossima legge di Bilancio.
La questione è complessa: il contratto di governo gialloverde prevede l’introduzione della flat tax, due aliquote piatte, del 15 e del 20 per cento sopra e sotto gli 80 mila euro. Oltre ad avvantaggiare solo i ceti più abbienti, il meccanismo costa circa 50 miliardi.
Tuttavia c’è una questione politica che si intreccia con la stessa credibilità del governo di leghisti e grillini: il tempo passa, siamo quasi alla pausa estiva, e fino ad oggi è stato prodotto solo un piccolo decreto omnibus centrato sul mercato del lavoro, contestato da più parti e scivoloso sulle coperture. Mentre l’economia, come dice l’Istat, rallenta e la situazione internazionale, dazi in testa, rischia di danneggiare il nostro export.
Così non si restare con le mani in mano e, vista la pressione leghista, bisogna dare almeno “ un segnale” sulla flat tax. Scontato che la tassa piatta non potrà arrivare nemmeno a fine legislatura al Tesoro, tecnici ed uffici, stanno a caccia di una soluzione plausibile e delle relative risorse.
Un paio di ipotesi sono già sul campo e sono in questi giorni oggetto di attento vaglio da parte di Via Venti Settembre. Il primo progetto sul tavolo prevede il taglio dell’aliquota tra i 28 mila e i 55 mila euro lordi annui dove si paga attualmente il 38 per cento. I motivi che porterebbero ad agire su questa aliquota sono due: il primo è l’intervento riguarderebbe una platea piuttosto ampia di circa 8,2 milioni di contribuenti; il secondo è che si tratta di una zona dove è presente uno “ scalino” e chi oggi salta con il proprio reddito oltre la soglia dei 28 mila euro lordi, è costretto a pagare 11 punti in più passando dal 27 per cento al 38 per cento in un sol colpo. L’intervento ritenuto più plausibile ridurrebbe l’aliquota dello scaglione 28-55 mila a quota 35 per cento abbassando lo “ scalino” a soli 8 punti: il segnale al ceto medio ci sarebbe e il costo sarebbe di circa 3 miliardi ( ogni punto di questo scaglione costa infatti 1 miliardo).
La seconda ipotesi sulla quale il Tesoro sta vagliando opinioni e pareri in vista della costituzione di una delle tre commissioni o task force dedicata al fisco, è quella di imprimere uno slancio in più alla riduzione delle tasse per il ceto medio e di dare un segnale forte cominciando a ridurre dalle attuali 5 a 4 le aliquote fiscali. In questo caso i due scaglioni ( quello da 28- 55 mila euro dove si paga il 38 per cento e quello superiore, tra i 55 e i 75 mila euro annui lordi, dove si paga il 41 per cento) verrebbero accorpati e la nuova aliquota verrebbe sforbiciata al 36 per cento. In questo caso al pacchetto dei beneficiati, circa 8,2 milioni, si aggiungerebbero circa 862 mila contribuenti che attualmente guadagnano fino a 75 mila euro: in tutto si arriverebbe a 9 milioni tutti saldamente ancorati al ceto medio e la spesa sarebbe in totale di 4 miliardi: in pratica 2 miliardi per tagliare 2 punti allo scaglione 28-55 mila e 2 miliardi per tagliare 5 punti allo scaglione 55- 75 mila. La misura, soprattutto quest’ultima, potrebbe essere venduta all’elettorato dei gialloverdi, soprattutto ai ceti più abbienti del Nord, come un antipasto “ possibile” di flat tax: quattro aliquote invece di cinque, in attesa delle 2 finali.
Naturalmente rimarrebbero a bocca asciutta i ceti più bassi e in particolare il lavoro dipendente. L’idea è quella di compensare destinando risorse alla sterilizzazione dell’Iva il cui aumento peserebbe per circa 300 euro a famiglia aggravando soprattutto i ceti a basso reddito. L’altra misura, cui sembra tenere il grillino Di Maio, è il tradizionale cuneo fiscale: in questo caso i beneficiari sarebbero i lavoratori dipendenti e il sistema delle imprese.
Naturalmente i costi del pacchetto fiscale dovranno fare i conti con le coperture, vero assillo di questo governo, anche se le risorse per l’operazione di “ anticipo” della flat tax, come abbiamo visto, sarebbero limitate a 3-4 miliardi.

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