De Mossi: La cultura, questa noiosa incombenza.

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De Mossi: La cultura, questa noiosa incombenza.

di Pierluigi Piccini

La cultura è una noiosa incombenza per De Mossi. Lo dimostra in una intervista nella quale, cercando di fare chiarezza sulla sua presunta “idea di cultura” fa un clamoroso autogol: annuncia la banalità del nulla. Nessuna idea, nessuna strategia. Il sindaco nomina un blogger, suo cliente, alla Biblioteca comunale solo perché è “di rottura”. Si, talmente innovativo che come tutti i “grandi” intellettuali la prima cosa che ha chiesto è di avere un compenso. Non c’è la consapevolezza che le persone scelte contano e che vanno selezionate per attuare un progetto, magari già presente nelle linee programmatiche della maggioranza. Ma sarebbe stato come chiedere l’impossibile, e se questa mancanza fosse solo per la Biblioteca comunale sarebbe come dire: poco. Non c’è nessuna consapevolezza che l’investimento nel sapere può essere la chiave per la rinascita di Siena. Ormai il turismo ha sostituito la cultura, diventata mero intrattenimento. Manca il minimo senso di un’idea e di una progettazione, anche dal punto di vista economico. Ma sì, la cultura comporta fastidiose necessità in una città incomprensibile per l’avvocato De Mossi, una città, Siena, piena di musei, biblioteche, con due Università, le Accademie, i teatri. Bisogna gestire questo patrimonio del quale non si sa nulla, cosa ci si può inventare? L’estemporaneità. Le sfilate di moda magari sul sagrato del Duomo. Annunci, su annunci sul modello della precedente giunta! Il prossimo annuncio potrebbe essere l’apertura di una sala da tè con relativo bar, all’ingresso della biblioteca… De Mossi pensa alle contaminazioni dei generi culturali, a livello alto e basso che si incontrano: concetti vecchi, banali. La verità è la commovente situazione di alcuni amministratori che si trovano quasi per caso in una città della quale ignorano i valori riconosciuti in tutto il mondo. Senza idee, al massimo si può fare un Palio straordinario, si può tenere aperto un teatro. Rilanciare la città attraverso investimenti culturali e estrarre reddito da questi è altra roba. Già gli investimenti: dov’è finito il mitico personaggio olandese (volante?), quello che doveva portare finanziamenti in un fantomatico “Ufficio estero” del Comune? Il problema di De Mossi è stato trovarsi a fare il sindaco. E ora si starà chiedendo: che fare?

 

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