Una buona governance culturale.

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Una buona governance culturale.

 

Il tema delle politiche culturali a Siena ha destato notevole interesse negli ultimi giorni, appare quindi sensato proporre alcune riflessioni sul tema, a queste seguiranno contributi maggiormente dettagliati e con dati reali in modo da poter dibattere su fatti concreti.
Se in passato cultura ed economia non era facile accostarle senza suscitare critiche, oggi appare fondamentale la sinergia con l’economia per poter sviluppare progetti culturali che funzionino. A tal proposito, dopo gli studi di David Thorsby (2001), sono fiorite ricerche che pongono l’economia come elemento essenziale per poter sviluppare qualunque idea culturale.
La presenza di un’ampia letteratura offre la possibilità di potersi avvicinare alle politiche culturali locali con approccio scientifico. Il rigore e una metodologia appropriata dovrebbero essere i fari da seguire in ogni progetto di governance del settore cultura.
In proposito sembrerebbe appropriato affrontare il caso senese utilizzando una rimodulazione del modello di Beckler e Stigler (1977) sul consumo musicale adattandolo al consumo culturale in generale.
Il nostro ipotetico consumatore senese trae soddisfazione dal proprio consumo di cultura. Le variabili di questa funzione sono:

Il Reddito
Il tempo
Il capitale umano
Beni commerciali

I consumi culturali per essere goduti necessitano di educazione, esperienza e indirizzo. Ne consegue che l’aumento della conoscenza è correlazionato al godimento del bene culturale. L’utilità marginale in aumento rientra pienamente nel pensiero neoclassico. Già Smith e Stuart Mill avevano volto lo sguardo alla cultura, tematiche poi riprese anche da Max Weber.
La soddisfazione del consumatore (U) è data quindi dal consumo di diversi beni (Z) e dal bene M che rappresenta quello culturale.

U= U (M, Z)

La variabile M è legata al tempo T e alla crescita culturale S. E rappresenta la variabile rappresentante il grado di istruzione e dell’esperienza acquisita.

M=M (Tm, Sm)

Sm=h(Mj-1, Mj-2,…Ej)

Ne consegue che:

∂Mm/∂Tm > 0 più è lungo il tempo dedicato alla cultura più aumenta la produttività.

∂Mm/∂Sm > 0 a una maggiore educazione corrisponderà un maggiore gradimento dell’offerta culturale.

Quindi:

∂Mm/∂Tm ∂Sm > 0

In conclusione preme precisare che in questa breve nota abbiamo proposto solo un possibile modello di analisi che sicuramente può e deve essere migliorato. A questo punto sorge spontanea una domanda: qualcuno ha realizzato studi in merito per capire quale fosse realmente la domanda senese? .Questo potrebbe essere un buon tema su cui dibattere per cercare di proporre politiche di sviluppo culturale in cui l’offerta osservi con attenzione le esigenze reali della domanda. Solo dal dialogo e dal confronto tra le parti possono nascere iniziative vincenti. A tal proposito si riporta un grafico che mette in evidenza un aspetto interessante legato alla Toscana: Una regione con un Pil pro capite alto ma poco propensa alla spesa culturale (almeno alle stime dello studio). Bisogna partire da qui per comprendere le reali esigenze della comunità senese e per dialogare su possibilità reali e non ipotetiche.

 

 

immagine.png
The European House-Ambrosetti, 2010

 

(1 – continua)

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