SE TANTE DEBOLEZZE NON FANNO UNA FORZA.

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18 ottobre 2018
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18 ottobre 2018

SE TANTE DEBOLEZZE NON FANNO UNA FORZA.

di Pierluigi Piccini

Si è appena costituito l’ambito turistico della Val d’Orcia, con riconoscimento regionale e firme dei sindaci interessati. Come dobbiamo interpretare questo atto? È un frammento autonomo nella promozione di un piccolo territorio o un puzzle di un disegno organico? La regione auspica una narrazione dal basso, ed è una buona intenzione, ma non ha dimostrato di avere grande forza di fare sintesi. Nell’assenza di riferimenti, il rischio è che la divisione in ambiti territoriale diventi un invito a chiudersi in casa propria, con un orizzonte aperto a cinque o sei comuni. Cosa possiamo allora aspettarci? Immaginate a Milano o a Pechino, delegazioni in fila a spiegare le differenze tra Crete e Val d’Orcia, tra Val d’Elsa o Chianti, tra Val di Chiana senese e aretina… Il rischio è che si possano creare piccole repubbliche autonome, con le storture che una divisione territoriale fatta a tavolino comporta: ad esempio, Monteriggioni si colloca in Val d’Elsa, Pienza sta nell’Unione dei Comuni della Val di Chiana ma in val d’Orcia per il turismo. Qualche tempo fa tre Apt, sotto la regia provinciale, decisero di superare questa frammentazione nei fatti, creando il marchio Terre di Siena, condizione appena sufficiente per dialogare con i mercati internazionali. Poi, come al solito, si è buttato il bambino con l’acqua sporca. La Regione, dopo aver chiuso le Apt per evitare una promozione frammentata, sta contraddicendo se stessa con la ricostruzione degli ambiti (ma senza le Apt e i finanziamenti di un tempo). Sta alle realtà locali recuperare un senso logico, unendo le forze dal basso, guardando a una Toscana del Sud che già si unisce su altri piani (Camere di commercio, associazioni di categoria), nella consapevolezza che un territorio omogeneo, che va dal mare alla Val di Chiana, dal Chianti alla Tuscia, non può vivere di gelosie o di una concorrenza fuori logica. Che facciamo, al visitatore di Montalcino censuriamo l’esistenza di Montepulciano? A quello di Montepulciano nascondiamo che nell’altro versante della Val di Chiana c’è Cortona? Al tedesco accaldato nascondiamo che potrebbe anche fare un’escursione al mare? Nel Buongoverno si legge distintamente la scritta “Talamone”, il porto comprato a peso d’oro dai senesi dall’Abbazia di San Salvatore. Massa Marittima, Grosseto, Lucignano in Val di Chiana sono state a lungo senesi. Questo per dire che c’è una storia, una cultura di base omogenee da secoli (si potrebbe arrivare agli Etruschi). Chi produce vino, chi si muove seguendo la bellezza dei luoghi non conosce confini. Possibile non trovare una sintesi dove è fondamentale fare massa critica, come nel turismo? Che almeno quella metà di Toscana dove permane uno stile di vita autentico, dove i paesaggi sono quelli che compaiono negli spot e nei film, non si chiuda nel campanilismo. Dando per scontato che il Comune di Siena non voglia e non sappia svolgere il ruolo attribuito per legge, di coordinamento della promozione a livello provinciale. sta agli altri Comuni del territorio esercitare un senso di responsabilità, come minimo a livello provinciale. Altrimenti, tante debolezze non faranno mai una forza, in un territorio che non arriva a trecentomila abitanti.

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