«Banche, avanti su un terzo polo No alla fusione tra Mps e Carige»

I puntini sulle i
17 Gennaio 2019
Child and doctor killed in Khartoum as anti-Bashir protests continue across Sudan
18 Gennaio 2019
Mostra tutto

«Banche, avanti su un terzo polo No alla fusione tra Mps e Carige»

Buffagni: da situazioni difficili possono nascere opportunità. Balzo di Unicredit: +5,8%

Marco Sabella

Continuano le scosse di assestamento nel sistema bancario italiano alle prese con il caso Carige e Mps e con la difficile gestione degli npl, i crediti in sofferenza, dopo le ipotesi più restrittive avanzate dalla Bce la settimana scorsa. In questo contesto spunta l’ipotesi di creare «un terzo polo bancario» alle spalle di gruppi di dimensione europea come Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Ieri il sottosegretario alla presidenza del consiglio Stefano Buffagni ha aperto alla possibilità di far nascere un «terzo polo» per risolvere i problemi del sistema bancario italiano. Secondo il sottosegretario «il concetto è avere una visione di sistema, affinché si possano creare dei player basati in Italia che poi possano anche crescere all’estero». «Per anni in Italia e in altri Stati sono state fatte gestioni delle banche alquanto familiari; o investiamo su una classe manageriale che gestisca le aziende bene, creando magari un terzo polo importante all’interno del sistema Italia, oppure è chiaro che ci troviamo sempre a combattere contro l’azzardo morale, che io non condivido», ha argomentato.

L’ipotesi è emersa a margine di un convegno dell’Ordine dei dottori commercialisti in cui Buffagni a una precisa domanda sull’argomento ha invece escluso la possibilità di una fusione tra i due istituti maggiormente in difficoltà, Carige e Mps: «Chi conosce il tema sa che quella non è la soluzione sostenibile», ha dichiarato.

Alla domanda su un possibile nuovo problema di Mps provocato dalle indicazioni della Bce per la copertura dei crediti in sofferenza, Buffagni ha replicato in modo polemico «chiedetelo al Pd che ha già fatto disastri». «Noi — ha proseguito — dobbiamo gestire una situazione complessa, ma crediamo che dalle situazioni difficili possano nascere delle opportunità».

«Siamo in un libero mercato — ha aggiunto —, credo che il pubblico debba fare una regia, facendo in modo che certi manager mettano da parte i loro egoismi personali e si lavori in un’ottica di sistema». Quanto a Carige, invece, «stiamo definendo gli emendamenti per la conversione (del decreto), perché crediamo sia fondamentale tutelare gli interessi pubblici». «Non è possibile — ha argomentato Buffagni — che in questo Paese chi sbaglia non paghi mai, noi crediamo che i manager che hanno preso i premi e gestito la banca negli ultimi anni, evidentemente qualche criticità l’abbiano creata e debbano perlomeno ridare indietro i loro premi».

Dopo alcune sedute consecutive di calo dovuto alle nuove ipotesi di copertura dei crediti in sofferenza volute dalla Bce, il comparto bancario nel suo complesso ieri ha dato segnali di reazione. Il rialzo è stato guidato da Unicredit (+5,82%), che ha comunicato di poter avere «un impatto basso, a una sola cifra in termini di punti base, sul suo Cet1 dovuto alla copertura aggiuntiva dello stock di crediti deteriorati «per ogni anno fino al 2024», aggiungendo, per quanto riguarda la situazione attuale, di giudicare «pienamente adeguato» il suo indice di copertura che si attesta al 62% dello stock dei crediti deteriorati. In luce anche Finecobank (+5,6%), Intesa Sanpaolo (+3,7%) e Ubi (+3,8%). Lo spread tra Btp e Bund ha chiuso in netto calo a 253 punti base.

Fonte: Corriere della Sera, https://www.corriere.it/

Comments are closed.