Appello ai comitati civici la nuova avventura di Renzi per catturare chi sta “fuori”.

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Appello ai comitati civici la nuova avventura di Renzi per catturare chi sta “fuori”.

ERNESTO FERRARA
I talk show con Burioni, Bonolis, Federica Angeli Poi l’arrivo di Minniti che avverte: “Per ora non mi candido, ascolto”
Voglia di nuove avventure. Di comitati civici che diventano liste civiche. E poi chissà. Matteo Renzi parlerà solo stamani ma nel futuro la sua gente ha già deciso cosa portare. Alla Leopolda, il Pd non basta più. E la Toscana potrebbe diventare un laboratorio. La macchina organizzativa per mettere in piedi entro un paio di mesi 1.000- 1.500 comitati contro il governo in regione è lanciata. E poi arriverà la fase due: « Qui il Pd è ancora molto forte. Ma servirà un soggetto civico da mettergli accanto, vediamo se già alle prossime amministrative » , si ipotizza nelle navate della Leopolda ( strapiena anche ieri) dove già si pensa ai 188 Comuni al voto in Toscana nel 2019. Liste ” Leopolda”? Liste “Ritorno al futuro”? Nessuno può dirlo. Ma anche uno come Dario Nardella non fa affatto mistero della necessità di andare oltre i dem. Di affiancare gregari al partito: «Io sarò un candidato civico e politico, l’uno e l’altro. Ho un partito, ma voglio rappresentare una grande coalizione civica e politica » . Una nuova stagione è ormai inaugurata nei fatti.
Come la prenderà la minoranza del Pd? Qualcuno interpreterà la strategia come la voglia di archiviare il brand dei dem? « Qui nessuno rottama nulla. Sosteniamo solo la necessità di aprirci a nuove forze per affrontare la Lega e recuperare delusi 5 Stelle e moderati», ragionano i renziani toscani. A cos’altro servono del resto i comitati civici presentati ieri da Ivan Scalfarotto? « Per allargare la platea, parlare a tutta l’Italia, accogliere finalmente, anche aldilà del Pd, tutte le opposizioni possibili per contrastare con vigore ma anche con nuove idee questo governo e soprattutto questi partiti che sono al governo » , dice il toscano Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato. «L’area della lotta ai demagoghi da strapazzo è più grande del raggio d’azione dei partiti», dice il senatore Dario Parrini. Pure i giovani come Bernard Dika, pistoiese, dicono che è ora di andare oltre. Non subito, magari dopo le Europee. La Leopolda del civismo. Dove i simboli del Pd non compaiono come ogni anno e dove però per la prima volta si arriva a teorizzare la necessità di nuovi contenitori per le battaglie elettorali. Nardella, dopo aver sfidato dal palco la Lega («Loro hanno un’idea da far west ma vanno affrontati: la sicurezza è un tema nostro » ), ritiene addirittura che anche al congresso Pd servano forze civiche: « Aprirsi sarà un tema. E smettiamola con le domande esistenziali, se sia nato prima il Pd o il civismo. Apriamo le porte, smettiamo di fare l’esame del sangue agli elettori. E alle comunali io punto a coinvolgere tante realtà e movimenti civici che dal basso possono dare una mano alla politica».
Mentre sul palco salgono vip e militanti, dalla giornalista Rula Jebreal ( forse candidata alle Europee) a Paolo Bonolis che attacca Salvini e Di Maio («Sono come Totò e Peppino»), da Burioni alla giornalista di Repubblica Federica Angeli, è come se dietro le quinte e in platea si avanzasse il progetto di una nuova Resistenza al governo (i comitati) e poi di un nuovo ” Cln” (le liste). Sarà pronto tutto per maggio 2019? La commissaria leghista Ceccardi già teorizza mescolanze coi 5 Stelle nei Comuni sotto i 15 mila abitanti, la corsa del Pd comincia ora. Intanto Marco Minniti arriva e dice che non ha ancora deciso se candidarsi. In sala si vede anche Federico Gelli, l’ex deputato pisano diventato per un tratto bandiera degli antirenziani, che però poi non ha sfidato la nuova segretaria toscana Simona Bonafè: « Questa è casa mia » , dice lui. Il punto è che adesso quella casa non basta più: è ora di guardare oltre.

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