33 milioni per centinaia di progetti

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33 milioni per centinaia di progetti

Assistenza, ricerca, cultura, innovazione: la Fondazione Cassa decide quanti soldi saranno stanziati per le erogazioni di quest’anno. Chiuso il bilancio 2018, mentre è stato portato a 12 il numero dei consiglieri di amministrazione
ernesto ferrara
Trentatré milioni di erogazioni per la città in questo 2019 sono intanto una certezza. Saranno due milioni in meno dell’anno passato, ma vista la congiuntura negativa dei mercati finanziari difficilmente le cifre avrebbero potuto essere diverse. Vale lo stesso anche per gli utili: furono 81,8 milioni nel 2017 quando invece nel bilancio consuntivo del 2018 chiuso ieri la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ha potuto iscrivere una cifra abbastanza più bassa, 51,9 milioni, in linea con la congiuntura finanziaria. In fondo non è tanto dalle performance del conto economico che si possono leggere le grandi manovre che si stanno concentrando sulla cassaforte della città, la fondazione bancaria più blasonata e anche il soggetto in grado ancora oggi di finanziare 905 progetti e decine di associazioni, istituzioni ed enti. Il comitato di indirizzo della Fondazione ha approvato ieri insieme al conto consuntivo del 2018 anche due altre importanti decisioni: quella di aumentare da 8 a 12 il numero dei componenti del consiglio di amministrazione e quella di nominare come nuovi sindaci revisori Giuseppe Urso ( presidente), Luca Bagnoli e Corrado Galli ( Marco Fazzini e Lorenzo Parrini supplenti).
Scelte legate alle prossime, decisive scadenze: a fine giugno è attesa la nomina del nuovo presidente dell’Ente, visto che Umberto Tombari non è più eleggibile. Secondo i più fini conoscitori delle dinamiche della Fondazione sia l’allargamento del cda che i nuovi revisori contabili fotografano gli accordi che sia stanno tessendo per arrivare alla selezione del nuovo presidente. È una corsa a tre, ma un accordo tra due dei pretendenti sembra ormai prendere corpo (vedi articolo sotto) e sia il cda più largo che i nomi scelti come revisori ( anche quelli scartati, come Aldo Bompani) sembrano esserne testimoni. Si capirà presto quanto solida sia questa trama, appena dopo le elezioni per Palazzo Vecchio. Il conto alla rovescia per l’estate del risiko del potere può già scattare.
Come stanno le casse della Fondazione? Il patrimonio netto aumenta di circa 10 milioni a circa 1,665 miliardi di euro, con un totale dell’attivo di circa 1,89 miliardi di euro, più del 2017. A fine 2018, il fondo stabilizzazione delle erogazioni è stato aumentato di circa 5,2 milioni ed ha raggiunto gli 82,9 milioni. Le erogazioni 2018 parlano di un ventaglio di finanziamenti che raggiunge una platea crescente di soggetti: 905 progetti contro i 733 del 2017. Culturali per il 40%, di volontariato per un quarto, poi scientifici e ambientali.
Ma va anche detto che la gestione di Tombari lascerà sicuramente traccia di sè più che per il plafond distribuito a pioggia per le operazioni progettuali di più ampio respiro. Una su tutte: per la prima volta nel patrimonio della Fondazione, visibile dal bilancio 2018, è entrata la ex caserma Cavalli di piazza del Cestello, acquisita per farne la casa delle startup innovative insieme a Nana Bianca. E poi il restauro delle Rampe del Poggi al piazzale Michalengelo, finanziato con 2,5 milioni di euro e presentato ieri insieme al sindaco Nardella. Dal 18 maggio pure l’acqua tornerà a zampillare: «Quel che mi piace segnalare è una Fondazione non più bancomat ma luogo dove si progetta la città » ha potuto rivendicare ieri Tombari.

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