I renziani moltiplicano i comitati«Presto aderiranno tanti sindaci»

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I renziani moltiplicano i comitati«Presto aderiranno tanti sindaci»

Le mosse di Italia Viva in Toscana. Gli zingarettiani: offensivo parlare di addii al Pd

Paolo Ceccarelli

 

Oggi Siena, domani Viareggio, poi Altopascio, Santa Croce sull’Arno, San Miniato, Empoli. E iniziative a Pisa, Livorno, Prato, Firenze. A dieci giorni dalla Leopolda, i renziani toscani accelerano: si moltiplicano in tutta la Toscana i comitati e gli eventi di Italia Viva, il movimento lanciato da Matteo Renzi. Una mobilitazione che inizia a preoccupare seriamente il Pd, anche perché guarda caso si è intensificata dopo che l’ex rottamatore ha sdoganato la partecipazione di Italia Viva alle Regionali (quelle dell’Emilia-Romagna, per cominciare).

«C’è fermento. Ci cercano sindaci, assessori, consiglieri comunali… Molti usciranno allo scoperto dopo la Leopolda, una volta che il nuovo partito sarà in campo ufficialmente, con tanto di simbolo e manifesto», dice Edoardo Fanucci, ex deputato pistoiese del Pd, uno dei punti di riferimento di Italia Viva in Toscana. «Altri amministratori locali aspetteranno le Regionali perché non vogliono creare problemi al partito che li ha eletti e con cui saremo comunque alleati», aggiunge Ginevra La Russa, un’altra fuoriuscita dai Democratici: è stata vicesegretaria del Pd senese e oggi alle 18,30 presenterà il comitato locale di Italia Viva. Ma il clima tra «alleati» non deve essere così disteso come lo descrivono le versioni ufficiali, se La Russa racconta che «nel Pd c’è chi sta provando a mettere paura agli iscritti che guardano a noi con interesse, ma non credo funzioni: tra i Democratici ci sono persone che ci stanno dando mano, anche se non si espongono».

Ma questa sorta di doppia fedeltà è esattamente uno degli scenari che agita il Pd toscano. Non solo. Ai fedelissimi del segretario nazionale Nicola Zingaretti non vanno giù neanche i continui annunci di nuove adesioni al movimento renziano. «Da ambienti di Italia Viva — dice la consigliera regionale Alessandra Nardini — si continua a fare uscire l’insinuazione che altri arriveranno dopo la Leopolda e le Regionali. Trovo che sia un’offesa alla comunità del Pd e un comportamento cinico». Nardini chiede che chi si candida nel Pd faccia «una dichiarazione pubblica a non cambiare partito dopo le elezioni, a meno che non scelga anche di dimettersi».

Fanucci prova gettare acqua sul fuoco: «Qui non ci sono recriminazioni né rivalse, ma solo grande entusiasmo. Non nego che la prospettiva di partecipare alle Regionali abbia un po’ cambiato le cose — dice l’ex deputato — ma la nostra buonafede è dimostrata dal fatto che chi si è impegnato con noi lo ha fatto prima dell’annuncio di Matteo sull’Emilia Romagna».

Che la scissione renziana continui a creare problemi nel Pd lo dimostra anche quello che sta succedendo a Firenze, dove 15 segretari di circolo su 19 hanno chiesto la convocazione della direzione del partito per chiarire in particolare la posizione del segretario Massimiliano Piccioli, renzianissimo.

Anche da sinistra arrivano frecciate al Pd. Il comitato promotore di «2020 a sinistra» a Firenze, in sostanza il nucleo della lista di un bel pezzo di sinistra toscana alle Regionali, definisce «un errore clamoroso e pericoloso il rincorrersi di dichiarazioni, posizionamenti, lotte interne, proposte sulle modalità di scelta del candidato governatore, come se si trattasse soltanto di una questione interna al Pd». E Valerio Fabiani del Pd, anche lui vicino a Zingaretti, dà loro ragione: «Tutto non inizia e finisce con noi, mettiamocelo in testa».

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