Scontro totale ai vertici del Pd gli zingarettiani fuori dalla segreteria

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23 Febbraio 2021

Scontro totale ai vertici del Pd gli zingarettiani fuori dalla segreteria

La responsabile regionale Bonafè insiste: “ Fabiani non può più essere il mio vice, datemi un altro nome” Ma l’ala vicina al segretario nazionale non ci sta: “ È lei ad aver rotto l’unità, gli ex renziani vogliono il congresso”
di Ernesto Ferrara
Pd, ora è scontro totale. La direzione regionale convocata ieri sera certifica lo strappo tra la maggioranza ex renziana e gli zingarettiani e apre un caso che rischia di avere ripercussioni in Regione, oltre che nei rapporti tra Dem toscani e Nazareno.
La segretaria Simona Bonafè fa sapere fin dal pomeriggio di ieri di volersi presentare alla riunione telematica confermando lo schema che già aveva fatto trapelare una settimana prima: via il vicesegretario Valerio Fabiani, area Zinga, “ reo” di aver difeso la possibile candidatura di Conte a Siena in un patto con M5S ma più di tutto di averla attaccata apertamente sui giornali. Due settimane di tempo per trovare un sostituto, sempre di area zingarettiana, prova a proporre Bonafè, offrendo ai fan della linea del segretario nazionale anche una scelta condivisa degli altri 8-10 membri della segreteria e annunciando, nel frattempo, una sorta di “ esecutivo d’emergenza” a 8 per reggere il partito, con dentro anche dirigenti della minoranza.
Ma per gli zingarettiani è un guanto di sfida. Un affronto: « Cosa pensa, di potersi scegliere lei anche i nostri? È una segreteria politica, mica uno staff personale » mugugnano per tutto il giorno gli anti-Bonafè optando alla fine per una diserzione di massa del vertice. Un Aventino di protesta contro « le ripicche » della segretaria che prelude al ritiro formale delle “ truppe” zingarettiane dal board di comando del Pd toscano. In pratica, la fine della pax unitaria tra le correnti siglata un anno e mezzo fa. Fatto clamoroso per le conseguenze toscane ma non solo. All’orizzonte si annuncia un muro contro muro sulle alleanze alle amministrative ad esempio: la linea riformista dei Giani, i Nardella e i Lotti di non sposarsi coi 5 Stelle e mantenere rapporti con Italia Viva sembra prevalere in Toscana ma è lecito supporre che gli zingarettiani battaglieranno per importare qui l’asse con grillini e Leu che piace a Zinga. E in Consiglio regionale che succederà? Gli 8 zingarettiani seguiranno gli input della maggioranza e di Giani o comincerà una fase di montagne russe su vicende come statuto, sanità, economia? Ma è anche uno strappo con valore nazionale questo: un primo accenno di quel congresso nazionale per scalzare Zingaretti a cui l’area ex renziana pro Bonaccini da settimane lavora. E chissà se la rottura in Toscana non ne divenga preludio ufficiale. In fondo la guerra è sui nomi ma anche e soprattutto sulla rotta politica. E la spaccatura di ieri lo sancisce. «Bonafè si sta accingendo a cambiare la segreteria senza avere mai aperto un confronto » protestano gli zingarettiani toscani con l’avallo del Nazareno. « Vogliono rompere l’unità del nostro partito, aprire l’ennesima conta interna tra correnti, e usare il Pd toscano per indebolire quello nazionale con sterili pretesti» aggiungono. Annunciando che «è evidente che non possa proseguire, per volere di Bonafè, nessuna gestione unitaria e che, pertanto, le nostre rappresentanti e i nostri rappresentanti non possano fare parte del nuovo esecutivo del partito regionale » . È un “ focolaio” che preoccupa molto il Nazareno, convinto che la mossa di Bonafè sia ispirata dalla volontà di innescare la miccia del congresso nazionale Pd. «La segretaria è anche stata scorretta: ha provato a convincere alcuni nostri dirigenti a entrare nella sua segreteria» protestano gli Zinga. Nell’area di Bonafè amarezza: « La segretaria ha chiesto solo un nome che non fosse Fabiani, con cui è venuta meno la fiducia. Nessuna cacciata o rottura dell’unità ma serve rispetto dei ruoli. Non si può pensare di umiliare una leader di partito che ha vinto il congresso regionale col 70% armati dai tupamaros romani » si fa sapere. Una difficile fase si apre per il Pd toscano senza ministri e probabilmente nemmeno sottosegretari.

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