«Beckett», l’incubo ad aria condizionata di un turista per caso

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«Beckett», l’incubo ad aria condizionata di un turista per caso

Il Festival riparte in presenza, dopo la parentesi pandemica dello scorso anno, con un nuovo direttore artistico, Giona A. Nazzaro, che subito mostra di non avere pregiudizi. Al punto da scegliere come film inaugurale in piazza Grande, in prima mondiale, un’opera targata Netflix (visibile su piattaforma in Italia e in Grecia a partire dal 13 agosto) e soprattutto un film di genere: Beckett di Ferdinando Cito Filomarino. Siamo di fronte alla classica caccia all’uomo incolpevole che, suo malgrado, si ritrova al centro di un complotto che ha come scenario di fondo la situazione politica greca. Beckett (nome scelto come omaggio, ma anche perché può essere sia nome che cognome) è un giovane statunitense in vacanza con la compagna in Grecia. Si amano, sono felici, sino alla svolta improvvisa determinata da un incidente d’auto che dà il via al concitato racconto con l’uomo braccato da tutti quelli che apparentemente dovrebbero aiutarlo.

DICE IL REGISTA di essere stato sempre un fan di questo genere di film, il thriller caccia all’uomo, in cui un individuo, senza averne alcuna intenzione, solo spinto dalle circostanze, si ritrova costretto a combattere duramente contro l’establishment, come in «I tre giorni del condor, ma io amo tutto il cinema, americano, italiano, di Hong Kong». Cito Filomarino considera il Festival di Locarno come il suo luogo d’elezione cinematografica. Qui aveva debuttato (premiato) con il corto Diarchia (interpretato da Garrel, Scamarcio e Rohrwacher), qui ha presentato il suo primo lungo, Antonia, dedicato alla poetessa Antonia Pozzi, morta suicida a 26 anni, ora torna con un prodotto di respiro internazionale «mi fa piacere essere tornato a Locarno, seppure con meno capelli, ma con il compito prestigioso di inaugurare l’edizione in Piazza Grande». Quel che più conta è la storia e come raccontarla, poi ha avuto la fortuna di avere tra i produttori Luca Guadagnino che gode di grande prestigio all’estero, forse più che in Italia, e questo lo ha certo aiutato nell’allineare un cast davvero notevole a partire da John David Washington, poi Alicia Vikander (già premio Oscar) e Vicky Krieps. Per Washington l’aspetto intrigante per cui ha accettato di partecipare è stato «l’universalità della storia» e poi aggiunge che «solo a metà delle riprese abbiamo saputo che avrei partecipato a Tenet».

Quello che ha incuriosito Vicky Krieps invece, attrice lussemburghese, di cultura tedesca «è stato il fatto che il mio personaggio, una tedesca, va a manifestare in Grecia per solidarietà». Come direttore della fotografia, capace di uno sguardo originale, il thailandese Sayombhu Mukdeeprom, abituale collaboratore di Apichatpong Weerasethakul, ritrovato dopo la comune esperienza e l’amicizia che si era creata durante le riprese di Antonia, e alcuni squarci mostrano una Grecia davvero magnifica, inconsueta e lontana dalla tradizionale cartolina. E tutti hanno partecipato grazie a una sceneggiatura originale, scritta dal regista con Kevin A. Rice, dopo aver cercato nella letteratura di genere qualche cosa che avrebbe aiutato.

MEGLIO COSÌ, perché Beckett non è un eroe, anche se di fatto lo diventa, e il tono complessivo della storia cerca di tenerlo il più possibile ancorato alla realtà. E c’è una sequenza emblematica da questo punto di vista. Perennemente in fuga, Beckett a un certo punto decide di comportarsi come di solito fanno gli eroi dei film: nel corso di un inseguimento blocca una ragazzina su una motoretta e le intima di cedere il mezzo perché lui ne ha bisogno.

E quella lo manda a farsi benedire dando gas e ripartendo per la sua strada. Dice il regista «mi sembrava più realistico, lui decide di fare quel gesto, ma non gli riesce, non è un eroe». C’è poi sullo sfondo la situazione greca, di quando l’Europa aveva deciso di strangolare l’economia e soprattutto la popolazione di quel paese. Il racconto, infatti, si riferisce a qualche anno fa, come sottolineato sia dalle manifestazioni di impegno civile dei greci, che dal ritratto di Obama che campeggia nell’ambasciata statunitense.

Un buon esordio di festival che ha spazzato alcuni pregiudizi ma, purtroppo, non è riuscito a tenere lontane le minacce del meteo, anzi, della meteo, come dice il nuovo direttore artistico.

 

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