Così l’Egizio ha fatto l’Impresa

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Così l’Egizio ha fatto l’Impresa

Presentato il primo bilancio integrato dell’istituzione in cui qualità e quantità hanno uguale peso. “Non siamo più solo un museo che vive di biglietti. Durante la pandemia abbiamo prodotto cultura”
di Pier Paolo Luciano
«Siamo il primo ente culturale che presenta un bilancio integrato. Apriamo la strada al futuro. Non si tiene più conto solo dei ricavi tradizionali ma anche di tutto ciò che è intellegibile. Una bella inversione a U sul concetto di sostenibilità ». Evelina Christillin, presidente dell’Egizio di Torino, ha un motivo di soddisfazione in più nel presentare il bilancio del 2020 del museo «chiuso in pareggio, senza nessun artificio contabile nonostante il lockdown imposto dalla pandemia abbia ridotto i ricavi del 72% e le presenze del 70%». Si chiama appunto bilancio integrato, abbina il rendiconto economico a quello sociale e soprattutto quantifica il valore di un’impresa come il museo di via Accademia delle Scienze. L’architetto di questa novità — destinata a diventare il futuro degli enti culturali e della loro sopravvivenza — è Christian Greco da sette anni al timone del più importante museo di Torino. «Possiamo dire che con questo tipo di rendicontazione si può valutare e quantificare la cultura. Si prende in considerazione tutto ciò che contribuisce al conto economico. I visitatori in presenza ma anche quelli virtuali » spiega Greco. Un esempio immediato sono proprio “Le passeggiate con il direttore”, un viaggio virtuale alla scoperta dei tesori dell’Egizio ideato e realizzato da Greco: ha messo insieme un milione e 700 mila utenti rafforzando il brand del museo. E poi ci sono le mostre itineranti, lanciate nel 2016 che hanno permesso di far conoscere a una platea internazionale che sfiora i cinque milioni la collezione di via Accademia delle Scienze grazie ad allestimenti dal Canada alla Cina. Ma anche le spedizioni archeologiche finiscono nel bilancio integrato perché significano finanziamenti ottenuti nel campo della ricerca e dunque fondi che contribuiscono a creare il valore complessivo dell’impresa culturale torinese. Un percorso, quello del bilancio integrato cominciato due anni fa, con i primi bilanci sociali di un museo con una storia ormai bicentenaria alle spalle ma determinato a ripensare nuovi modelli sul medio e lungo termine. «È stato quello il primo tentativo di rendere trasparenti e comprensibili le fasi che consentono di creare valore nel tempo — spiega ancora Greco — . Adesso, seguendo linee guida e standard internazionali, con l’aiuto di un esperto come Paolo Bersani, abbiamo messo a fuoco un modello di gestione del Museo. In altre parole ci siamo messi in gioco: attraverso grafici e altri strumenti di analisi si capisce dove il museo fa bene e dove invece può migliorare le sue performance. Pronti a sfruttare questi nuovi strumenti di misurazione per correggere scelte e strategie ».
Un progetto che ha coinvolto l’intero management e ha messo insieme tutto quello che oggi è il museo Egizio. Senza dubbio un’attrazione per migliaia di persone (848 mila visitatori nel 2018) ma anche un polo di ricerca scientifica internazionale, un centro di restauro e ancora un polo di formazione didattico professionale. E, soprattutto, un laboratorio di innovazione: pure in campo sociale. «Il museo è un bel posto dove sperimentare nuove forme di convivenza sociale» precisa Greco.
«Ecco perché oggi valutare il museo solo attraverso i biglietti venduti, le mostre organizzate e le vendite al bookshop è riduttivo — aggiunge Christillin — . Oggi l’Egizio è molto altro. È un’impresa a tutti gli effetti. Lo abbiamo scoperto giocoforza durante la pandemia quando con il museo chiuso ai visitatori l’attività non si è mai fermata, abbiamo prodotto contenuti virtuali che oggi offriamo a piattaforme e imprese, proseguito nell’attività scientifica e di restauro, nel progettare mostre itineranti, un altro atout del nostro museo. Ecco perché è bene tenere conto di tutto ciò che è intelligibile: dai fondi per la ricerca alla digitalizzazione».
Da oggi il bilancio integrato è online sul sito del Museo. «Questa relazione ha l’obiettivo ambizioso di raccontare ciò che è stato il 2020 per il Museo Egizio, quali cambiamenti abbia prodotto e come l’istituzione abbia cercato di adattarsi alle sollecitazioni di un contesto che è radicalmente cambiato — sottolinea Greco — . Di qui la decisione di unire il racconto qualitativo del bilancio sociale alla misurazione qualitativa che era stata separatamente affrontata nel documento “Creazione del valore” di tre anni fa».
L’obiettivo finale di cui il bilancio integrato è un tassello obbligato punta ad accrescere il valore del brand Museo Egizio, un marchio registrato all’Ufficio brevetti. «Un punto di partenza per interrogarci e avviare il dialogo, nel tentativo di definire un linguaggio e un metodo innovativo per l’ambito museale e più in generale culturale, permettendoci di consolidare la nostra identità e raggiungere risultati sempre più ambiziosi» concludono Christillin e Greco che all’evoluzione dei musei e dunque dell’industria culturale hanno dedicato Memorie del futuro il libro scritto a quattro mani per Einaudi.

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