Industria dei matrimoni la Toscana perde appeal

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Industria dei matrimoni la Toscana perde appeal

In cinque anni è passata dal 42% al 30% del mercato nazionale, l’appello degli operatori del settore: ” Più risorse per la promozione all’estero”
di Maurizio Bologni Il campanello d’allarme ha iniziato a suonare nell’ultimo lustro. La Toscana, storica primatista nazionale e leader europea della wedding industry, il business creato dalle coppie di stranieri che vengono a sposarsi tra colli e calanchi, cipressi e vigneti, ha perso quote di mercato. Dal 42% del giro d’affari nazionale del settore fino a cinque anni fa, è scesa a detenere oggi il 30% del mercato, sostiene una ricerca. Merito all’ascesa di altri territori, dai grandi laghi alla Costiera Amalfitana, dal Salento alla Costa Smeralda, aree più piccole ed omogenee rispetto alla Toscana che hanno saputo amalgamare risorse e unire l’offerta. Ma non è solo questo. «La wedding industry ha ancora ampi margini di crescita in Toscana e può generare un effetto moltiplicatore di ricchezza essendo uno dei pochi poli di attrazione, se non l’unico, di turisti big spenders, ovvero con alta capacità di spesa», sostiene Tommaso Corsini, imprenditore di riferimento per il comparto e tra i principali promotori di Wim (Wedding industry meeting), prima manifestazione di bandiera che una destinazione europea, nel caso Firenze, abbia mai messo in piedi. «Ma la Toscana non sembra crederci abbastanza – attacca Corsini – Si impiegano poche risorse pubbliche per promuovere l’industria dei matrimoni».

La wedding industry sembra avere, tra l’altro, i requisiti per caratterizzare i flussi secondo gli obiettivi di programmazione regionale: destagionalizzare e delocalizzare dai grandi centri d’arte presenze ed arrivi, per decongestionare la pressione che grava sulle città e far godere dell’economia del turismo anche zone meno frequentate. Uno dei problemi che affliggono il comparto è la frammentazione in tanti piccole e micro imprese. La più grande a Firenze, Galateo, fattura poco oltre i 10 milioni, ma è circondata in regione da 5 mila operatori, tanti con mini giro d’affari ma che coinvolgono 40 mila lavoratori. Nel 2018 una ricerca del direttore scientifico del Centro studi turistici di Firenze, Alessandro Tortelli, ha censito 2.713 eventi di wedding puro, ovvero di matrimonio tra sposi stranieri che hanno scelto la Toscana come destinazione di matrimonio, alimentando 134 mila arrivi e 446

Industria dei matrimoni la Toscana perde appeal “La Regione ci sostenga”
In cinque anni è passata dal 42% al 30% del mercato nazionale, l’appello degli operatori del settore: ” Più risorse per la promozione all’estero”
di Maurizio Bologni Il campanello d’allarme ha iniziato a suonare nell’ultimo lustro. La Toscana, storica primatista nazionale e leader europea della wedding industry, il business creato dalle coppie di stranieri che vengono a sposarsi tra colli e calanchi, cipressi e vigneti, ha perso quote di mercato. Dal 42% del giro d’affari nazionale del settore fino a cinque anni fa, è scesa a detenere oggi il 30% del mercato, sostiene una ricerca. Merito all’ascesa di altri territori, dai grandi laghi alla Costiera Amalfitana, dal Salento alla Costa Smeralda, aree più piccole ed omogenee rispetto alla Toscana che hanno saputo amalgamare risorse e unire l’offerta. Ma non è solo questo. «La wedding industry ha ancora ampi margini di crescita in Toscana e può generare un effetto moltiplicatore di ricchezza essendo uno dei pochi poli di attrazione, se non l’unico, di turisti big spenders, ovvero con alta capacità di spesa», sostiene Tommaso Corsini, imprenditore di riferimento per il comparto e tra i principali promotori di Wim (Wedding industry meeting), prima manifestazione di bandiera che una destinazione europea, nel caso Firenze, abbia mai messo in piedi. «Ma la Toscana non sembra crederci abbastanza – attacca Corsini – Si impiegano poche risorse pubbliche per promuovere l’industria dei matrimoni»

presenze turistiche, che con una spesa media ad evento di 59 mila euro e poco meno di 50 invitati, hanno generato oltre 160 milioni di euro di ricavi. Ma se al conteggio si aggiungono i 1.368 matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è straniero, i numeri lievitano. E l’intero comparto in Toscana vale oltre un miliardo calcolando gli 11.737 matrimoni totali del 2018, indotto primario e secondario «Basta un esempio per dare la misura delle potenzialità dell’industria dei matrimoni – insiste Corsini -. Una ricerca su Google rivela che il 3,5% delle future spose del Nord America aziona il motore di ricerca per valutare la Toscana come destinazione del matrimonio e la parte di queste che poi sceglie la regione vale il 26,4% dell’intero wedding puro della Toscana. Quale effetto moltiplicatore se si lavorasse per stimolare la crescita di quel 3,5%? Come fare? Investire maggiori risorse pubbliche nella promozione comune della filiera e per favorire l’aggregazione e la crescita dimensionale degli operatori».

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