Monte dei Paschi di Siena, per il governo l’unica possibilità è Unicredit

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Monte dei Paschi di Siena, per il governo l’unica possibilità è Unicredit

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L’eventuale acquisizione del Monte dei Paschi di Siena (Mps) da parte di Unicredit potrebbe generare tra i lavoratori attualmente occupati un numero di esuberi più elevato rispetto a quelli già fissati: 2500 su base volontaria. Secondo il ministro dell’economia Daniele Franco intervenuto ieri sera in un’audizione, a mercati chiusi, davanti alle Commissioni Finanze di Camera e Senato ciò accadrà se «la commissione richiedesse di fissare un obiettivo costi-ricavi più ambizioso». Dunque, è realistica la stima circolata in questi giorni che ha quantificato tali esuberi perlomeno nel doppio: 5 mila, se non 6 mila, su un totale di 21 mila persone.

SULL’OPERAZIONE prospettata da Andrea Orcel, l’amministratore delegato di Unicredit, cioè lo «spezzatino» del quarto polo bancario italiano, Franco ha escluso che «al momento, vi siano elementi che facciano intravedere rischi di smembramento della banca». Nel progetto di Orcel, da verificare entro settembre al termine di una “due diligence” con il ministero dell’economia che durerà 40 giorni, ci sarebbe l’idea di acquisire la rete commerciale di Mps per poi destinare un numero di sportelli che oscillerebbe tra i 100 e i 200 verso la costituzione di un polo meridionale che faccia capo a Mediocredito centrale.

FRANCO ha inoltre confermato che dal perimetro dell’operazione sarebbero esclusi quattro miliardi di crediti deteriorati (Npl) e tutti i contenziosi che Unicredit non intende sobbarcarsi. «Le attività escluse, ad ora, sono individuate nei crediti deteriorati per circa quattro miliardi al lordo delle rettifiche», ha detto Franco, oltre al contenzioso giudiziale e stragiudiziale di carattere straordinario in essere, nei contenziosi e rischi legati alle cessioni a terzi dei crediti deteriorati.

QUANTO INVECE alle ipotesi, fiorite nell’ultima settimana, di bloccare l’operazione concepita per creare nel medio periodo un moloch bancario concorrente di Intesa, al fine di costituire una banca a maggioranza pubblica dato che il governo detiene oltre il 64% di Mps, Franco è stato chiaro: «Non ci sono i presupposti per presentare una richiesta all’Unione Europea sul rinvio dei termini» dell’operazione. «E possibile che il ministero dell’Economia – ha aggiunto – riceva azioni del gruppo Unicredit ma tale eventuale partecipazione al capitale azionario del gruppo non dovrebbe alterare gli equilibri di governance». L’esito degli stress test realizzati la settimana scorsa dall’Autorità bancaria europea (Eba), l’esito particolarmente negativo per quanto riguarda Monte Paschi «conferma l’esigenza di un rafforzamento strutturale di grande portata» e per «portarlo su valori medi delle banche europee».

A QUESTO FINE, ha aggiunto Franco, servirebbe «un aumento bene superiore a quello previsto dal piano 2020-2025» da 2,5 miliardi di euro. In altre parole: «Il piano stand alone sarebbe esposto a rischi ed incertezze considerevoli e a seri problemi di competitività». L’operazione è dunque confermata, almeno nei criteri generali già emersi dal lato Unicredit. Per Franco «non sarà una svendita» e ci sarà «una soluzione strategicamente superiore dal punto di vista dell’interesse generale del paese» e la «salvaguardia del marchio» di Mps. Franco sembra così avere escluso un’altra ipotesi circolata in questi giorni: una fusione tra il Monte dei Paschi di Siena, Carige e la Popolare di Bari.

L’INTERA OPERAZIONE che porterà un concorrente come Mps dentro Unicredit potrebbe arrivare a costare ai contribuenti 10 miliardi di euro. C’è dunque all’orizzonte un unico compratore abile, come Unicredit presieduto dall’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha lasciato il suo seggio a Siena aprendo alle elezioni suppletive alle quali si è candidato il segretario del Partito democratico Enrico Letta.

IL GOVERNO ha così confermato che non c’è la possibilità di spostare la dead-line di fine anno, imposta dalla Commissione Europea quando lo Stato è subentrato nella proprietà di Mps per salvarla. I 4 anni di gestione pubblica non sono riusciti ad ottenere una redditività superiore. Sulla sua strada Mps, che oggi presenterà la sua semestrale con un utile netto di 119 milioni di euro, un modesto miglioramento. Quattro governi non sono riusciti a trovare più concorrenti per questa banca. Le perdite sono pubbliche, i guadagni sono privati.

 

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