Squid game, perché ora ci sentiamo tutti un po’ sudcoreani

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Squid game, perché ora ci sentiamo tutti un po’ sudcoreani

CAPITALISMO E DISUGUAGLIANZE

  • Squid Game non è più solo un semplice passatempo per bambini ma la serie più vista a livello mondiale nella nutrita lista offerta dal colosso televisivo Netflix.
  • La Corea del Sud, un tempo incensata dagli economisti di tutto il mondo, ha raggiunto nell’immediato dopoguerra un altissimo livello di prosperità, foraggiato dai regimi militari che si sono susseguiti fino al 1987; alla maturazione e al consolidamento economico.
  • Tuttavia, si è progressivamente affiancata una crescente disparità tanto da rendere la Corea uno dei paesi nel mondo in cui la diseguaglianza nella distribuzione del reddito è più pronunciata.

Se, fino a circa un mese fa, aveste chiesto a un qualunque cittadino sudcoreano di mezza età, poco più che fanciullo tra gli anni Settanta e Ottanta, di darvi una spiegazione della locuzione 오징어 게임, molto probabilmente avreste visto una piacevole sensazione di nostalgia disegnarsi sul suo volto; il “gioco del calamaro”, infatti, era un gioco largamente praticato dai bambini coreani in cui due squadre, una all’attacco e l’altra in difesa, in maniera anche fisicamente molto intensa, su un “campo di gioco” tratteggiato nella polvere a forma di calamaro.

Dal 17 settembre scorso, però, le cose sono radicalmente cambiate: Squid Game non è più solo un semplice passatempo per bambini ma la serie più vista a livello mondiale nella nutrita lista offerta dal colosso televisivo Netflix.

Tanto per comprendere la portata di questo incredibile successo basti pensare che Squid Game – il cui costo complessivo è stato l’equivalente di circa 15 milioni di euro – è balzato in cima alla lista delle serie più viste su Netflix in circa novanta paesi nel mondo, sbriciolando il primato di Bridgerton; nei primi ventotto giorni di programmazione 82 milioni di utenti circa ne avevano guardato almeno due minuti.

Insomma, niente male per una serie composta da nove puntate di un’ora circa ciascuna girate, nello spazio di sei mesi nel 2020, in stupefacenti set realizzati in esclusiva presso la città sudcoreana di Daejeon, a circa un’ora di distanza dalla capitale Seoul, già diventata famosa per aver fatto da sfondo a Train to Busan, altro film sudcoreano balzato alcuni anni fa agli onori delle cronache.

La stesura originaria di Squid Game risale al 2009: per molti anni, tuttavia, Hwang Dong-hyuk, il regista, si era sentito dire che il progetto – inizialmente inteso come film e non come serie – era alquanto bizzarro e la storia troppo densa di violenza per essere accettata. Solo un decennio più tardi, nel 2019, Netflix accettò di finanziarlo.

EXPORT SUDCOREANO

Il cast di Squid Game include alcune delle più grandi star sudcoreane, tra cui Lee Jung-jae, il quale interpreta il ruolo di Seong Gi-hun, un uomo la cui dedizione alle scommesse e il conseguente indebitamento l’ha spinto ai margini della società, rendendogli praticamente impossibile l’acquisto di un regalo per festeggiare il compleanno della figlia o il pagamento delle spese sanitarie necessarie per curare la madre malata.

Inaspettatamente, però, egli riceve un biglietto da visita da uno sconosciuto, il quale gli offre una via d’uscita. Insieme ad altri 455 concorrenti – provenienti da ceti sociali diversi ma accomunati dall’essere tutti profondamente indebitati – Seong accetta di competere per un premio in denaro di 45,6 miliardi di won (circa 38 milioni di dollari) per ottenere il quale dovranno sfidarsi in una serie di giochi tradizionali per bambini, solo per scoprire con terrore che l’eliminazione da ogni round si traduce nell’eliminazione fisica.

Squid Game è solo l’ultimo frutto della fiorente industria dell’“export culturale” sudcoreana a conquistare un pubblico globale attingendo a temi profondamente radicati nella coscienza del paese come la disuguaglianza e la mancanza di opportunità.

D’altro canto, già Parasite – il film del 2019 che sbancò Hollywood ottenendo ben quattro Oscar, tra cui quello di miglior film – ruotava attorno all’asimmetria tra una famiglia disperata di truffatori e gli ignari membri di una ricca famiglia di Seoul, mentre Burning, un successo d’autore del 2018, tratteggia l’aspra lotta di classe mediante la rappresentazione della competizione per le attenzioni di una donna tra un giovane laureato squattrinato e il suo rivale benestante.

IL LATO OSCURO DELLA PROSPERITÀ

La Corea del Sud, un tempo incensata dagli economisti di tutto il mondo come il “miracolo del fiume Han”, ha raggiunto nell’immediato dopoguerra un altissimo livello di prosperità, foraggiato dai regimi militari che si sono susseguiti fino al 1987; alla maturazione e al consolidamento economico, tuttavia, si è progressivamente affiancata una crescente disparità – acuita dalle crisi finanziarie che hanno duramente colpito il paese – tanto da rendere la Corea uno dei paesi nel mondo in cui il coefficiente di Gini, usato per determinare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito, è maggiormente pronunciato.

Negli ultimi anni le condizioni delle famiglie sudcoreane si sono fatte sempre più difficili soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi delle abitazioni, che sono lievitati al punto tale da trasformarsi in un argomento politico di scottante attualità.

Ma Squid Game mette spietatamente a nudo molti altri problemi che hanno costantemente attanagliato la società sudcoreana, come la difficoltà per i giovani di ottenere un lavoro stabile, o per i più anziani di riuscire a riconvertirsi in caso di licenziamento.

Senza citare l’ormai inesorabile contrazione del tasso di fertilità, determinato almeno in parte dal timore generalizzato avvertito dai più giovani per cui mettere al mondo dei figli è finanziariamente inaffrontabile, in particolare in una società altamente competitiva come quella sudcoreana, in cui è necessario risparmiare per pagare le tasse universitarie dei figli a partire da quando questi sono ancora in fasce.

Squid Game, da più parti definito come uno show distopico, non fa altro se non abbeverarsi efficacemente a questo complesso universo sociale, quello della cosidetta “generazione del cucchiaio sporco”, i cui membri – giovani ragazzi il cui stipendio da impiegati, quando va bene, non consente loro di vivere adeguatamente in una città costosa come Seoul – sono diventati ossessionati da modalità veloci e poco impegnative di accumulazione di ricchezza, come le lotterie e le criptovalute, tanto da fare della Corea del Sud uno dei mercati più vasti a livello globale di valuta virtuale.

Il successo planetario riscosso da Squid Game, tuttavia, è probabilmente da ricercarsi anche nella familiarità di altre società – Stati Uniti ed Europa occidentale per esempio –  con i temi esposti nella serie, primo tra tutti il fatto che la prosperità, nei paesi nominalmente più ricchi, è una condizione sempre più difficile da raggiungere.

Al fine di affrancarsi dai numerosi problemi che affliggono la società coreana – così come in tante altre parti del mondo – molti sarebbero, probabilmente, quelli disposti a partecipare ad uno Squid Game reale.

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