Un teste contro l’assessore sceriffo “Ha preso la mira e poi ha sparato”

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Un teste contro l’assessore sceriffo “Ha preso la mira e poi ha sparato”

Un teste contro l’assessore sceriffo “Ha preso la mira e poi ha sparato”
Sandro De Riccardis (Pavia) e Brunella Giovara (Voghera)
C’è un testimone diretto della morte del marocchino Youns El Boussettaoui, ucciso martedì sera dall’assessore Massimo Adriatici con un colpo di pistola al cuore.
Quest’uomo racconta una scena del delitto vista da molto vicino, e soprattutto dice che l’avvocato avrebbe «preso la mira» e poi sparato. Ecco il suo racconto.
«Ho visto un signore italiano che stava parlando al telefono, Youns lo ha spinto e l’italiano è caduto in terra sulla schiena. A quel punto, mentre era sdraiato, ha estratto la pistola dal fianco e gli ha sparato un colpo a sangue freddo. Dopo essere stato colpito, Youns è corso via con la mano sulla pancia e poi è caduto a terra». La sera in cui l’assessore Massimo Adriatici intercetta Youns davanti al bar Ligure, in piazza Meardi a Voghera, ci sono almeno due persone che assistono a tutte le fasi degli eventi che porteranno alla morte del marocchino. Una è questa: l’uomo, cittadino del Marocco come la vittima, irregolare, incontra Youns all’interno del bar e ne ascolta le frasi sconnesse. Da quel momento lo osserva fino agli ultimi istanti della sua vita. «Ero a sei, sette metri dalla scena», dice. I legali della famiglia di El Boussettaoui, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, lo hanno rintracciato due giorni fa e hanno raccolto i ricordi di quella notte in una testimonianza formalizzata con le firme del ragazzo e di un interprete dall’arabo, e depositata ieri in procura. Nel video estrapolato dalla telecamera del palazzo di corso XXVII Marzo, puntata sullo spiazzo davanti al bar, quest’uomo appare con la maglietta bianca e i pantaloni neri, quando Youns e l’assessore sono dietro l’angolo non coperto dal filmato. Quando probabilmente il marocchino è già a terra, moribondo.
Il suo racconto parte «verso le dieci di sera» all’interno del bar. «Ero seduto al tavolo, è entrato Youns e si è avvicinato, ha afferrato la bottiglia di birra che era sul tavolo. Poi, con tono aggressivo, mi chiedeva gli auguri perché era la “festa dell’agnello”, io lo conosco da tanto tempo e sapevo che ultimamente aveva problemi di testa, quindi ho lasciato stare». Youns esce dal bar. «Ha lanciato la bottiglia, che è caduta a terra nella rotonda davanti al bar. Io sono uscito e mi sono seduto sul muretto e ho visto un signore italiano che stava parlando al telefono». Da questo momento in poi, la testimonianza del marocchino coincide con il video della lite. «Youns lo ha spinto e l’italiano è caduto in terra sulla schiena. A quel punto, mentre era sdraiato, ha estratto la pistola dal fianco e gli ha sparato un colpo a sangue freddo. Dopo esser stato colpito, Youns è corso via con la mano sulla pancia e poi è caduto a terra». Il testimone lo ripete: «Youns lo ha spinto, l’italiano è caduto subito, ha presto la pistola, ha mirato e gli ha sparato mentre Youns era fermo». I legali della famiglia della vittima gli domandano esplicitamente «se il colpo è partito per sbaglio o l’italiano ha sparato volontariamente». «Non ha sparato per sbaglio — risponde il testimone — l’italiano ha preso la pistola, l’ha puntata verso Yo uns e subito ha sparato il colpo che lo ha ucciso ». Poi, sarebbe stato lo stesso Adriatici a chiamare i soccorsi. «Quello che sparava, l’ho visto che chiamava l’ambulanza. Poi sono arrivati i carabinieri, poi la polizia».
Questo documento finirà agli atti dell’indagine, che ieri ha visto l’avvocato Adriatici comparire davanti alla giudice delle indagini preliminari Maria Cristina Lapi, che deciderà oggi sulla richiesta di convalida dei domiciliari. Il politico leghista ha risposto alle domande per tre ore, assistito dai suoi legali, gli avvocati Colette Cazzaniga e Gabriele Pipicelli. «Non ho un ricordo preciso, non so come sia partito il colpo». Una versione diversa da quella data ai carabinieri subito dopo la tragedia, quando aveva detto di essere scivolato con in mano la pistola, da cui sarebbe partito accidentalmente un colpo.
Oggi, a Voghera, manifestazione di solidarietà per la vittima sul luogo della tragedia. «Spero che tanta gente venga a manifestare per mio fratello», ha detto ieri la sorella della vittima, Bahaija, che fin da subito ha chiesto giustizia e verità per la sa morte. Una presenza pacifica, che sfilerà per le vie della città partendo proprio da piazza Meardi. La Rete antifascista, i giovani di “Nsi-Noi siamo idee”, esponenti delle comunità marocchine di tutta Italia. L’Unione delle comunità islamiche in Italia si è espressa attraverso il presidente Lafram: «I bisognosi vanno aiutati, non uccisi». Ma c’è il timore che nella manifestazione compaiano anche i violenti, tanto che ieri pomeriggio il tam tam tra i commercianti invitava alla serrata, incoraggiata da un comunicato firmato dalla sindaca Garlaschelli, che «invita gli esercenti di piazza Meardi e aree limitrofe a prestare ogni opportuna attenzione e suggerisce di valutare l’eventuale chiusura delle proprie attività».

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