Atti vandalici e risposta “armata”

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Atti vandalici e risposta “armata”

di Pierluigi Piccini

 

I recenti episodi di atti vandalici e di violenza, che hanno coinvolto anche minori, ci danno il polso di una città che manifesta gravi segni di sofferenza. Si risponde a tutto ciò con Il solito annuncio di aumentare le telecamere e la presenza delle forze dell’ordine: una risposta muscolare e inadeguata. Chi ha la responsabilità amministrativa dovrebbe leggere e affrontare i fenomeni in corso in modo diverso, mettere in atto azioni preventive. Siena è sempre più una delle tante città del mondo occidentale che sta progressivamente perdendo le sue peculiarità. Peculiarità che passavano da una struttura di integrazione sociale originale e invidiabile. La pandemia ha ulteriormente normalizzato e standardizzato i comportamenti azzerando, nei fatti, strutture importanti come le società di Contrada. Il Coronavirus ha ulteriormente penalizzato la cultura popolare della città che da tempo è relegata in una retorica ideologizzante, vero e unico elemento collettivo d’identità. Insomma, i comportamenti di appartenenza che erano un vanto cittadino, oggi, fanno i conti con un contesto nel quale la scuola, lo sport, la vita associativa, sono stati ulteriormente sconvolti dalla pandemia. Tutto ciò ha accentuato condizioni di rabbia, incertezza, senso di abbandono, assai diffusi, specie tra i giovani e tra i bambini in altre forme e per altre motivazioni. Ma se il Covid-19 ha peggiorato i rapporti sociali, la risposta “armata” non risolve il malessere. Mostrare i muscoli è il riflesso incondizionato di una visione propugnata dalla destra cittadina che aveva fatto tante promesse di nuove pratiche amministrative anche sulla sicurezza, ma che alla prova dei fatti si sono dimostrate false. Aumentare controlli e presenza delle forze dell’ordine non ha funzionato e con molta probabilità non potrà funzionare. Al massimo si tratta di un palliativo non all’altezza della storia sociale di Siena. Occorre, invece, investire nella messa a disposizione di spazi, di luoghi di produzione culturale e di socializzazione. L’amministrazione come punto di riferimento ha l’obbligo di indirizzare, promuovere opportunità che verranno selezionate e praticate dalla volontà e dalla sensibilità dei singoli. Incoraggiare, premiare insomma far sentire di vivere in un ambiente dinamico che produce energia sociale: speranza. Gli alberghi sono nella quasi totalità in gravi difficoltà se non chiusi, mentre i cartelli vendesi e affittasi spuntano nelle vetrine dei fondi immobiliari. La città da debolissimi segnali di ripresa essendo priva di slanci significativi, quasi annientata dal punto di vista della produzione culturale, incapace di attirare una domanda di qualità. La risposta non può essere solo la moltiplicazione delle sedie e dei tavolini. Si richiede un’offerta culturale dinamica, un rilancio del ruolo delle associazioni, del volontariato e delle Contrade. Produzione intellettuale che potrebbe, comunque essere promossa da altri soggetti come la Banca, la Fondazione Mps o le Università ad esempio. Ignorare tutto questo e annunciare una strategia repressiva darebbe il senso di una inadeguatezza amministrativa e della sconfitta di una intera città.

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