MAFALDA DI SAVOIA: MORI’ NEL POSTRIBOLO DI BUCHENWALD

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MAFALDA DI SAVOIA: MORI’ NEL POSTRIBOLO DI BUCHENWALD

GIULIO VIGNOLI, GLI ULTIMI ISTANTI DI VITA

Roma, 26 ago. (Adnkronos)- Fu una prostituta tedesca del postribolo militare di Buchenwald, Ilmengarda Dusedau, a dare conforto alla principessa Mafalda negli ultimi suoi istanti di vita, la notte tra il 27 e il 28 agosto del 1944. La figlia di Vittorio Emanuele terzo, che si trovava nel lager nazista dal settembre del 1943, dopo essere stata tratta in arresto presso l’ambasciata tedesca a Roma, le regalo’ la camicia di seta che indossava e due anelli, che le autorita’ del campo le avevano consentito di tenere. Lo ha raccontato all’Adnkronos Giulio Vignoli, docente alla facolta’ di Scienze Politiche di Genova e studioso della storia dei Savoia.

Ferita ad un braccio, che poi le venne amputato, nel bombardamento alleato sul lager, Mafalda, registrata sotto il nome di Frau Von Weber, non venne subito soccorsa. A portarla nel postribolo del campo furono i due fratelli Conti di Trieste, ai quali lei svelo’ la sua vera identita’ e chiese di ”ricordarla come una sorella e non come una principessa”.

Fu, invece, grazie ad un prete cecoslovacco protestante, che la salma non venne cremata. Il cappellano, nel dare la benedizione ai corpi destinati all’inceneritore, riconobbe la principessa italiana e ne chiese la sepoltura. E’ per questa ragione che Mafalda venne inumata a Weimer, da dove poi fu trasferita negli anni ’50 a Kronberg.

Tramite la donna che la soccorse, riferisce Vignoli, i suoi due anelli sono riusciti a tornare, per vie traverse, alla famiglia.

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