Centrodestra diviso ancor prima di partire.

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Centrodestra diviso ancor prima di partire.

 

Taccuino
Nata per una questione di posti – la Lega, che ha eletto un solo consigliere, è l’unico partito della coalizione a non aver ottenuto posti nel governo regionale – la rottura nel centrodestra all’indomani della vittoria in Sicilia, che doveva anticipare quella nazionale alle prossime politiche, non è l’unico motivo di attrito all’interno dell’alleanza che i sondaggi continuano a dare favorita nella corsa elettorale. È di ieri l’annuncio che l’ex-sindaco di Roma Alemanno, titolare di una delle schegge fuoriuscite dall’implosione della destra ex-finiana, e l’ex-ministri Storace correranno insieme a Salvini. La notizia ovviamente è giunta sgradita alle orecchie della Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e assegnataria, secondo le promesse di Berlusconi, di due degli otto ministri politici che dovrebbero far parte del nuovo governo dopo l’auspicata vittoria elettorale nel voto di marzo (gli altri membri del governo, sempre secondo l’ex-Cavaliere, dovrebbero venire dalla società civile). Per Meloni, la presenza nelle liste del Carroccio di Alemanno, che ai tempi di An era titolare di una corrente articolata in tutta Italia, è una spina sul fianco destro. Per Salvini, invece, il timore che lo spinge a rafforzarsi a qualsiasi costo e in qualunque parte del territorio, è il movimentismo berlusconiano, tornato in campo in tv con una serie di proposte, come quella di candidare a premier il generale Gallitelli o come la ripartizione dei ministri, non concordate con gli alleati e mirate a mobilitare l’elettorato di Forza Italia, per vincere la sfida con la Lega su chi avrà un voto in più, e conquisterà il diritto di indicare il nome del premier. È un fatto che il centrodestra ha cominciato a fibrillare proprio all’indomani della rinascita uscita dalle urne siciliane. Il rifiuto del Governatore Musumeci di includere nella sua amministrazione l’unico rappresentante eletto della Lega potrebbe essere legato ai rapporti peggiorati tra Salvini e Meloni. Oppure, si vocifera nei corridoi del Palazzo dei Normanni, dove l’11 dicembre la nuova assemblea siciliana si riunirà, sulle ombre che si allungano sul mancato assessore leghista, che potrebbe diventare il quinto inquisito della legislatura appena cominciata. Resta il fatto che la rottura all’indomani della vittoria rappresenta un esempio di quel che potrebbe accadere anche a Roma, al momento di formare il nuovo governo dopo il voto politico, con Salvini che, in caso di mancanza di una maggioranza autosufficiente di centrodestra, si rifiuterebbe di seguire Berlusconi sulla strada di un governo di larghe intese con il Pd.
La Stampa.

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