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CHE CONCLAVE PER PAPA EUGENIO

Giani, Pd e sinistre: domande

di Paolo Ermini

 

Forse per conoscere il nome del loro candidato governatore i sostenitori del centrosinistra dovrebbero fare come i viterbesi nel 1270, dopo che per un anno i cardinali non erano riusciti a eleggere un nuovo Papa. Potrebbero cioè chiudere in una stanza i rappresentanti di tutti i partiti e i partitini di area fino alla decisione finale. Una battuta, degna della commedia politica che il Pd e i suoi alleati (certi, possibili o improbabili) stanno mettendo in scena da molte settimane. Paralizzati dalle schermaglie sull’unica candidatura presente sul tavolo, quella di Eugenio Giani — presidente del Consiglio regionale, ex renziano rimasto in casa Pd e socialista di lungo corso — i 14 (sic!) esponenti politici di centrosinistra (forse 15 con l’ingresso dei calendiani) hanno prodotto giovedì scorso l’ennesima fumata grigia. Né rottura né accordo, in attesa di non si sa che cosa. Verdi e Sinistra hanno movimentato la scena proponendo, in alternativa a Giani, i nomi di Rosy Bindi e della ex ministra Carrozza, cioè due appartenenti al Pd (ottenendo perfino la disponibilità di Giani a vedersela con loro alle primarie). Giochi poco divertenti, ma strumentali allo scopo di creare divisioni tra i Democratici; tanto che in caso di eventuali primarie di coalizione gli stessi Verdi e la Sinistra hanno subito chiarito che i loro candidati sarebbero altri.

Quello che più stupisce è la passività del Pd, mascherata dalla decisione di indire per domani una conferenza sulle elezioni regionali. Eppure è proprio il Pd che potrebbe pagare il prezzo più alto dello stallo. Qualche domanda, allora:

1. Quanto pesano elettoralmente gli alleati del Pd che si collocano alla sua sinistra? Perché la segretaria regionale Bonafè indugia così tanto a tirare le somme di una trattativa estenuante? I numeri in politica non sono tutto, ma neppure possono essere considerati una variabile secondaria.

2. Parallelamente, Bonafè, Zingaretti e C. non pensano che questo negoziato senza fine a sinistra potrebbe indebolire il Pd sul fronte opposto, quello dell’elettorato riformista e moderato?

Un centrodestra meno immaturo e impreparato avrebbe già presentato ai toscani il proprio candidato, bruciando sul tempo l’attuale maggioranza, ma la lentezza e i tormenti degli avversari non possono essere un alibi per l’inconcludenza del centrosinistra.

3. L’ultima questione chiama in causa anche e soprattutto il candidato in pectore del Pd. Di che cosa si sta discutendo a quell’affollato tavolo? Ci sono visioni diverse della regione? Programmi distanti? O si parla solo dell’incubo Salvini-Meloni a prescindere da ogni disegno politico? E Giani quale conto è disposto a pagare pur di incassare il sì di tutta la compagine? Sarebbe assai strano che dopo anni di guerre più o meno nascoste e di scoperti veleni, tutto il centrosinistra si ritrovasse compatto su un’offerta politica credibile valida per tutta la regione. Risultato sul quale ci pare legittimo esprimere una buona dose scetticismo.

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