Così vicini, così lontani. E un feeling da ricostruire

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Così vicini, così lontani. E un feeling da ricostruire

pisa e la scuola


Pisa

Per prima cosa il nuovo direttore della Scuola Normale Superiore dovrà tessere la tela del consenso. Non perché all’interno siano mancati, negli anni, i contrasti e gli spigoli. Quanto perché mai, prima di oggi, le questioni che di solito venivano gestite sotto traccia sono deflagrate fino a diventare un caso nazionale, che ha scosso il mondo accademico.

A memoria d’uomo non esiste il precedente di un direttore costretto a dimettersi anzitempo. E men che meno di un direttore che ha dovuto fare i conti con la sfiducia dei docenti, degli studenti e del personale amministrativo. Non accadde nemmeno agli inizi degli anni ’90, quando Franco Bassani vide respinta la sua proposta di far gemmare la Scuola presso le università di Lecce, di Catania e di Pavia. Chi ricorda quel periodo, parla di uno scontro veemente che finì per fiaccare Bassani anche sul piano fisico: tutti, tranne pochi a lui più vicini, bocciarono il progetto di clonazione della Normale. Se l’allora direttore non si dimise fu per l’assenza di due variabili, con le quali però Vincenzo Barone ha dovuto fare i conti: i social media con il loro peso sulla formazione dell’opinione pubblica e un quadro politico radicalizzato sull’aspetto identitario.

La difesa dell’identità pisana visse una prima fase acuta nel 2014, quando fu incorporato il Sum, l’Istituto di scienze umane di Firenze. L’allora direttore, Fabio Beltram, dovette mediare non poco tra le varie anime della Scuola per raggiungere l’obiettivo della fusione, poi facilitata dalla certezza di risorse aggiuntive e dal mantenimento della leadership pisana. Ma questo non fu sufficiente a tacitare i mugugni in città, in quel periodo amplificati dall’avvenuta privatizzazione dell’aeroporto «Galilei» e dall’acquisto delle quote pubbliche da parte di Corporacion America per la costituzione di Toscana Aeroporti, la società che oggi gestisce sia lo scalo pisano che il «Vespucci» di Firenze. L’apertura di una sede della Normale a Palazzo Strozzi fu dunque vissuta come l’ennesimo tentativo fiorentino di strappare a Pisa le proprie eccellenze: l’aeroporto, alcuni grandi medici trasferiti a Careggi, le scuole di eccellenza.

Tuttavia che l’intreccio virtuoso avesse cambiato ingredienti, se ne ebbe sentore la scorsa estate, quando la nuova amministrazione comunale di centrodestra bocciò il progetto partorito in Normale sul Ponte delle Origini, un’autentica cittadella per la divulgazione e la ricerca. La riprova si ebbe di lì a poco, con le lettere di un corvo che ponevano dubbi sulla regolarità di un concorso e la dura presa di posizione del direttore Barone, che si concluse con un esposto in Procura. Mai in passato i pisani avevano letto della Scuola frequentata da Enrico Fermi, Carlo Azeglio Ciampi e Giosuè Carducci qualcosa che divergesse dai successi nel campo delle scienze o delle lettere, dalle imprese dei suoi allievi famosi o dai goliardici scontri tra normalisti e santannini, a base di cuscinate e di sfottò collettivi.

Un canone collaudato nei decenni e scandito da un rapporto saldo ma distaccato: la Normale sfornava cervelli e saperi, la città brillava di luce riflessa, arricchita nel 1987 dall’insediamento dell’altra grande scuola superiore, la Sant’Anna. I rapporti tra la città e la Scuola Normale sono sempre stati di ottimo vicinato. Nulla di più e niente a che vedere con l’Ateneo, il cui legame è contrassegnato da un’autentica osmosi. Ciò non ha impedito che si venisse a formare un saldo e reciproco vincolo di affinità. Anche per questa ragione i pisani si sono mostrati interdetti di fronte a quanto è avvenuto nella Normale, a cui tengono quasi come alla Torre pendente. L’hanno sempre guardata come si guarda al pozzo del sapere, alla fabbrica delle classi dirigenti del futuro, al marchio di qualità che una città piccola e orgogliosa sa imprimere all’Italia e al resto del mondo. È vero, nelle ultime settimane si sono scatenati sui social e anzi si sono accapigliati, però nessuno ha mai messo in discussione quella torre d’avorio con l’esterno disegnato dal Vasari. Se in caso non erano abituati a trovare la Normale al centro della comunità in maniera così poco ingessata, men che meno a fare i conti con l’inedita e imprevista realtà delle dimissioni anticipate del direttore Vincenzo Barone.

Fonte: Corriere Fiorentino, https://corrierefiorentino.corriere.it/

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