«Difendiamo l’identità, superiamo i dissidi»

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«Difendiamo l’identità, superiamo i dissidi»

Siena

L’appello del rettore del Magistrato in Duomo durante le celebrazioni di Sant’Ansano. Il sindaco diserta il pranzo con i priori nell’Oca

di Laura Valdesi

SIENA «Vorremmo esprimere anche un pensiero particolare e un sentito sostegno a quei contradaioli che sono preoccupati per le vicende che attualmente li coinvolgono». Il rettore del Magistrato Claudio Rossi scandisce le parole, chiaro riferimento ai 17 fra nicchiaioli e montonaioli al centro dell’inchiesta sui fronteggiamenti del dopo Provenzano 2018. Non li cita ma dagli sguardi che molti si scambiano, nel Duomo colmo di senesi, si capisce che il messaggio è arrivato. Certo anche al procuratore della repubblica Salvatore Vitello, in prima fila accanto al prefetto (foto a destra) durante la cerimonia per Sant’Ansano che segna l’inizio del nuovo anno contradaiolo. La sua presenza rappresenta forse la volontà di stemperare le posizioni contrapposte? Anche se non è facile stante la delicata situazione. Il segnale che non esiste in realtà accanimento nei confronti delle Consorelle? Ma quell’indagine molti senesi stentano a comprenderla. La strada scelta dai priori è stata dunque quella di esprimere pubblicamente solidarietà a chi inizia il calvario giudiziario, evitando prese di posizione clamorose come dopo i fatti del 2015, quando rimasero vuote in Duomo le sedie delle quattro che avevano contradaioli sotto inchiesta: Onda e Torre, Nicchio e Valdimontone. Ma non è stato l’unico passaggio denso di significato del discorso del rettore Rossi. Dopo aver rivolto un saluto all’arcivescovo Augusto Paolo Lojudice ribadendo «la disponibilità alla collaborazione per la costruzione di un cammino comune», ha voluto ricordare che ritrovarsi in Cattedrale per Sant’Ansano «non è vuota rievocazione ma rito partecipato e sentito». Di più. «Il profondo amore che proviamo per la città ci dovrà aiutare a superare eventuali dissidi e incomprensioni per cercare di contribuire, nel rispetto delle regole che ci siamo dati, alla sua crescita morale e alla sua rinascita dopo momenti di difficoltà». L’auspicio quindi di continuare ad essere una comunità vera, con una forza identitaria unica, mantenendo le tradizioni che ci sono state tramandate. E alla Vergine in questo giorno – ha proseguito Rossi – offriamo anche le nostre debolezze e contraddizioni, la nostra animosità, anche perché tutto questo fa parte del nostro essere». Parola scelte con il contagocce, quelle del rettore. Da cui emergono i problemi di una fase storica che il mondo delle Contrade vive con disagio, sentendosi sotto scacco. «Chiediamo la protezione celeste – conclude – affinché si possa conservare l’identità più profonda esaltando gli ideali alti, difendendoci da quelle spinte, provenienti dall’esterno ma anche dall’interno, che tendono a trasformare la nostra civiltà viva, vera, pulsante e attuale svuotandola di significati sino a renderla un mero ricordo dei tempi antichi». Il sindaco Luigi De Mossi, accanto al presidente della Fondazione Mps, non batte ciglio. «Auguri a tutti noi e viva le nostre meravigliose Contrade e la più bella delle città!», aveva scritto al mattino su Facebook. Poi la sua assenza al pranzo nell’Oca con le autorità, anche questa una tradizione, ha fatto parlare la città. C’era chi la metteva in relazione alla dura presa di posizione della Contrada dopo la squalifica, chi invece sosteneva che De Mossi non intendesse magari esacerbare gli animi presentandosi in Fontebranda. «Mi dispiace per l’assenza del signor sindaco», sottolineava il governatore Francesco Cillerai salutando gli ospiti a tavola quando appariva ormai chiaro che la sedia riservata al Comune sarebbe rimasta vuota.

 

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