Georges de La Tour, a lume di candela

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Georges de La Tour, a lume di candela

Georges De La Tour La Luce attraverso la Candela

In Palazzo Reale è in scena la prima monografica italiana dedicata a Georges de La Tour, uno dei più affascinanti e misteriosi pittori del Seicento europeo.

Prima metà del Seicento: in un’Europa dilaniata da guerre e scismi la comunità intellettuale e artistica mantiene una singolare identità che, a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento, conserva una fisionomia chiaramente riconoscibile. Anzi forse è proprio il senso di spaccatura successivo alla Riforma di Lutero e al Concilio di Trento a dare ancor di più spessore a questa consapevolezza intellettuale oltre che geografica.

Nell’ambito strettamente artistico questa comunità ha un centro assoluto, Roma, e, per una breve stagione, una guida, un faro anzi, indiscutibile, Caravaggio.

Emblematico personaggio di questa comunità è Georges de La Tour di cui si svolge a Palazzo Reale una mostra che bene descrive lo statuto europeo di questa comunità di artisti. È la sua prima mostra antologica che si svolge in Italia.

Georges de La Tour, La rissa dei musici, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum

Del pittore lorenese (Vic-sur-Seille, 1593-1652) si sa molto poco. Letteralmente scoperto dal critico tedesco Hermann Voss nel 1915, soltanto negli anni Quaranta del secolo scorso comincia a definirsi il corpo delle sue opere (oggi circa una quarantina gli sono attribuite con sicurezza, di cui 16 a Palazzo Reale) e bisogna aspettare la mostra che gli dedica Parigi nel 1972 per averne una valutazione critica esauriente. Gli studiosi si dividono su un suo ipotetico viaggio a Roma che sembra evidente per le influenze caravaggesche che esprime l’artista ma di cui non esiste alcuna documentazione. È certo invece che alla fine degli anni Trenta vive per alcuni anni a Parigi dove diviene “Pittore ordinario del Re”.

Ma in una certa misura, nella valutazione della sua arte, la sua presenza fisica in Italia è un problema minore. Se non era Maometto a muoversi era la montagna a farlo: la pittura italiana dilagava in tutta Europa grazie al lavoro di pittori del Nord che, vissuti più o meno lungamente a Roma, ne esportavano lo stile dominante in tutti gli angoli del continente. Artisti come Gerrit van Honthorst – noto come Gherardo delle Notti –, Paulus Bor, il misterioso Jacobbe (conosciuto anche come Maestro Jacomo, probabilmente l’italiano Giacomo Massa), Jan Lievens, Adam de Coster, gli incisori Jacques Callot, Jacques Bellange, Gerard Seghers – autori tutti presenti in mostra – provvedevano a diffondere le novità del linguaggio caravaggesco.

Dipinti come Il denaro versato, I giocatori di dadi, La negazione di Pietro, tutte scene collettive, sembrano rifarsi dichiaratamente a quelli di Caravaggio. Ma è nei dipinti più intimi, più sacri che il naturalismo di de La Tour si fa più intrinsecamente debitore della lezione del maestro italiano. E, paradossalmente, è in questi che emerge più prepotente la sua unicità, la sua straordinaria peculiarità.

Georges de La Tour, Maddalena penitente, Washington, The National Gallery

Sono i “dipinti della notte”: quelli in cui è la luce di una candela, spesso riflessa su uno specchio, a creare l’atmosfera inconfondibile dell’artista. E sono quadri di una modernità sconcertante, che vanno anche al di là di Caravaggio.

Il lavoro di de La Tour si rivolge a un pubblico che è sempre meno quello delle corti e che comincia a coinvolgere i valori di una classe emergente. Ed ecco allora i suoi capolavori, quelli che ne hanno determinato la singolarità: interni borghesi, figure quotidiane, banali, immagini sospese, quasi astratte, rivolti a un pubblico nuovo, di una diversa sensibilità.

Sembra mancare l’azione, mancano espliciti riferimenti alla sacralità che esprimono. Ma sono quadri che manifestano un’intensità tutta nuova. La Maddalena, che è lo splendido dipinto che apre la mostra, è una donna del popolo con la mano appoggiata su un teschio mentre guarda uno specchio. La fonte di luce non si vede. Solo i suoi riflessi illuminano il dipinto.

Georges de La Tour, Giobbe deriso, Epinal, Musée départmental d’Art ancien et contemporain

Gli apostoli San Giacomo Minore, San Giuda Taddeo, san Filippo sono riconoscibili negli attributi canonici, ma sono figure dimesse, minori, “uomini qualunque”. Come Uomo anziano e Donna anziana. Il protagonista di Suonatore di ghironda con cane è un miserabile. L’immaginario dell’artista diventa quasi crudele, beffardo nel ritrarlo nella sua assoluta precarietà.

Crudeltà impietosa che si riscontra ancora di più nel Giobbe deriso dalla moglie in cui la donna, vestita sontuosamente, avvicina una candela sull’uomo seminudo seduto, disperato. Ma il distacco di de La Tour raggiunge il suo vertice nell’Educazione della Vergine. Un quadro di una semplicità e bellezza disarmante. Una bambina che copre con le dita una candela davanti a una donna con un libro aperto.

È una scena quotidiana, probabilmente comune all’epoca, in cui una donna insegna a una fanciulla. È soltanto la tradizione cattolica a identificare le due figure come Maria e Sant’Anna.

Georges de La Tour, L’educazione della Vergine, New York, The Frick Collection

Pierre Rosenberg – che giudica l’artista “l’ultimo dei grandi caravaggisti” – ci avverte: “L’azione e i suoi momenti psicologici sembrano mancare nei suoi quadri mentre in realtà sono solo risolti in maniera diversa rispetto agli altri grandi artisti della sua epoca”. Molto diversa. Lo stile singolarissimo di Georges de La Tour lo appartiene a quel ristretto gruppo di artisti che è difficile collocare nel flusso più o meno coerente della storia dell’arte: come Vermeer, come in seguito Chardin.

Oltre al tratto riconoscibile dello stile, tutta l’opera di questo pittore – ma soprattutto i dipinti “a lume di candela” – rimandano a una dimensione astratta – ma non per questo meno veridica –, a un’atmosfera sacrale che, al di là del soggetto, consente una lettura evocativa, metaforica, consapevolmente ambigua della realtà che ci circonda.

La magia dei suoi riflessi, la cruda miseria dei suoi pitocchi, la malinconia che pervade tutta la sua produzione attiene a una tradizione assai diversa da quella espressa dalla pittura che ha trionfato in Italia e in Spagna.

L’arte di Georges de La Tour se ne allontana, forse inconsapevolmente, ma nettamente. La sua è un’arte che esprime un passaggio cruciale. Appartiene a uno scenario che sta abbandonando la sensibilità mediterranea per approdare a un nuovo contesto: quello dell’Europa delle piogge e del ferro.

George de La Tour. L’Europa della luce, fino al 7 giugno 2020, a cura di Francesca Cappelletti, Milano, Palazzo Reale.

Immagine di copertina: Georges de La Tour, Pagamento dei debiti, Lviv, National Art Gallery di Lviv,

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