I duecentomila fedelissimi del mercatino nel Campo

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I duecentomila fedelissimi del mercatino nel Campo

Almeno, per non discriminare i commercianti senesi, il Comune faccia il mercato diffuso.

di Pierluigi Piccini

Duecentomila, chi offre di più? Potremmo anche metterlo all’asta il numero sui frequentatori del mercatino di piazza del Campo, ma tanto rimarrebbe invariato. Ormai ci si è accordati su un numero, e da lì non ci si schioda: dopo ogni evento, l’annuncio è sempre lo stesso: “Duecentomila visitatori”. Piove, c’è la neve, fa freddo, i commercianti si lamentano della scarsa frequentazione per via dei parcheggi chiusi in concomitanza con la partita di calcio? Sempre duecentomila. Una tradizione numerica che si tramanda di amministrazione in amministrazione, e che nemmeno la mitica card “Si You Again”, quella che fa tornare le persone (capita la sottile metafora del nome?), ha smosso. Già, che fine avranno fatto i beneficiari dello straordinario strumento di marketing? Saranno poi tornati con le loro Ferrari e Lamborghini? Nell’ambito di una gestione taroccata della città, lo sono anche numeri e una “card” improbabili. Il vero problema, tuttavia, è un altro: non ci si rende conto che richiamare – anche se fosse – duecentomila visitatori per due ore non è un successo ma una sconfitta per gli imprenditori e per il patrimonio culturale della città? Più alto è il numero degli escursionisti giornalieri, più aumentano le tasse, i disagi (quanti senesi non hanno trovato posto nei parcheggi, sabato pomeriggio?) e più si impoverisce il tessuto economico cittadino (la quasi totalità dei soldi incassati prendono strade diverse da Siena). Negli alberghi si resta una notte soltanto, in media, mentre i ristoranti si svuotano. I negozi delle “griffe” sono quasi tutti chiusi, in compenso abbondano pizzerie al taglio, negozi cinesi, bancarelle con cibo campano o siciliano. Chi viene per poco tempo fa una merenda, al massimo riesce a comprare una sciarpina per la zia. Il Comune ha organizzato un Treno natura proveniente dalla Maremma, in occasione del mercato natalizio: cosa avranno comprato, quelle persone, formaggio e olio delle loro zone di provenienza? Domanda e offerta non si incontrano quasi mai o, se va bene, scendono su un livello sempre più basso. Anche perché, invece dei grandi artisti della scuola senese di pittura abbiamo Tex, invece della Chigiana o Siena Jazz Paolo Ruffini, invece di una costante produzione culturale il trenino elettrico (upgrade di quello diesel) e il Villaggio di Babbo Natale. Quante occasioni sprecate per attrarre un pubblico più attento, responsabile, evoluto, facoltoso? Persino il “mercatino” di dicembre avrebbe potuto essere altro. Era nato come ricostruzione filologica del “mercato grande” che si svolgeva nel Campo in epoca medievale. Occasione ghiotta per collegarlo ai musei cittadini, alla musica o a mostre di quel periodo, a laboratori o spettacoli teatrali. Insomma, una potenziale esaltazione in chiave contemporanea di una tradizione secolare. Tutto inutile è come parlare a un sordo che non può sentire.

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