IL CARROCCIO TEME LA TENUTA DI UN GOVERNO SEMPRE IN BILICO

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IL CARROCCIO TEME LA TENUTA DI UN GOVERNO SEMPRE IN BILICO

 

di Massimo Franco

 

Sarà anche vero che l’esultanza del premier Giuseppe Conte per le modifiche al provvedimento salva-Stati è esagerata: nel senso che la riforma del Meccanismo europeo di stabilità è stata solo rinviata dalla Commissione Ue. Ma le opposizioni trascurano un dettaglio: per il governo, ogni spostamento in avanti è tempo guadagnato, non solo perso. Serve a placare ora una forza, ora un’altra della maggioranza. L’immagine di impotenza e di indecisione che l’esecutivo offre passa in secondo piano, nell’ottica di Palazzo Chigi. Conta l’ostacolo scavalcato.

Per questo, quando ieri il premier si è sentito chiedere se il suo approccio sul Mes non gli avesse fatto perdere credibilità, ha risposto, piccato: «Non sono io a perdere credibilità. È lei un italo-scettico». La reazione di Conte riflette la consapevolezza di dovere gestire una situazione complessa; e di essere esposto non solo alle critiche della propria coalizione, ma a brutte figure. L’irritazione che emerge a intermittenza dal grillino Luigi Di Maio, da Iv di Matteo Renzi, perfino dal Pd di Nicola Zingaretti, segnala una frustrazione quasi ineliminabile.

Il problema è come conviverci. E l’atteggiamento serafico di Conte è fatto per dimostrare agli alleati che la fretta e l’impazienza possono rivelarsi esiziali per la stabilità. Non per nulla, a forzare è soprattutto il leader della Lega. Matteo Salvini può rivendicare un primato relativo nell’opinione pubblica. È riuscito a far dimenticare la crisi agostana aperta nella speranza di votare in autunno, ritrovandosi alla fine fuori dal governo con il M5S. E continua a martellare sul voto anticipato.

Ma comincia a dare segni di insofferenza perché l’esecutivo, per quanto debolissimo, bloccato dalle contraddizioni, sopravvive: proprio per non regalare il primato al Carroccio. Così, l’impossibilità di incassare elettoralmente le indicazioni dei sondaggi lo rende nervoso quanto le inchieste della magistratura. E la compattezza ufficiale del centrodestra mostra strane crepe quando dalle alleanze locali si passa alle prospettive di una crisi di governo. In modo opaco, sotterraneo, si delinea un partito del non voto, alleato oggettivo di Conte.

Si tratta di uno schieramento non dichiarato. Ma si fa vivo quando l’esecutivo è in difficoltà, e lo salva per salvare se stesso. Così, mentre la Lega celebra l’arruolamento di qualche parlamentare del M5S, si rende conto che i rapporti di forza parlamentari non cambiano. Salvini teme di dovere presto prendere atto che dietro l’apparente liquidità della maggioranza, i numeri sono contro i suoi progetti di spallata. E, senza un imprevisto, possono rimanere tali a lungo. Anche se, su uno sfondo così sfilacciato, l’imprevisto può spuntare a ogni angolo.

 

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