Il caso del monte e la toscana orfana di una «sua» banca

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Il caso del monte e la toscana orfana di una «sua» banca

Il nodo del credito

Pier Ettore Olivetti Rason

 

Caro direttore,

la lettera del presidente della Regione Eugenio Giani al ministro del Tesoro Roberto Gualtieri, per scongiurare l’uscita dello Stato dal Monte dei Paschi almeno in una fase così delicata, ripropone un tema che riguarda il futuro delle attività produttive del nostro territorio. È innegabile, del resto, che negli ultimi lustri la terra che ha inventato il sistema bancario abbia visto sfiorire le proprie realtà più importanti. Non torno alle questioni della «vecchia» Cassa di Risparmio Prato o agli scandali che non sono mai mancati, ma mi limito a osservare che oggi un imprenditore o un piccolo risparmiatore si ritrova a dialogare con direttori di filiale che non svolgono più le funzioni di un tempo. Le autonomie sono state drasticamente ridotte, per ottenere anche un normale mutuo è necessario il parere degli uffici centrali che fisicamente non sono più qui. Il sistema di web banking riduce drasticamente anche il rapporto diretto tra utente e bancari. Al di là delle funzioni di istituti come Fidi Toscana, quello che manca è un respiro glocal (locale-globale, ndr ) di più ampio livello. In luogo di esperienze che hanno fatto del bene al territorio come la Banca Toscana, Banca Etruria, la stessa Cassa di Risparmio di Firenze, per non parlare delle gestioni dei privati tra Steinhauslin e Del Vecchio, oggi solo il colosso Intesa Sanpaolo si propone come dominus, mentre realtà come Chianti Banca e le aggregazioni dei vari Crediti cooperativi rispondono alle esigenze di un numero comunque limitato di fruitori. Ecco perché servirebbe una nuova banca della Toscana che, con funzioni glocal , potrebbe essere il punto di riferimento per tutte quelle P mi e per tutti quei correntisti che esprimono peculiarità territoriali non sempre compatibili con le visioni industriali dei grandi gruppi. Anni fa il Monte dei Paschi assolveva a questa funzione. Furono poi le mire di crescita e una serie di passaggi oggetto di attività investigativa a minare le basi di quello che sembrava un santuario inviolabile.

La Toscana tutta è la somma di eccellenze che necessitano di ascolto: dagli agricoltori ai produttori di vini, dagli allevatori ai pellettieri, dagli artigiani ai ristoratori. Forse, in un momento di crisi generale come questo della seconda ondata di Covid, la politica territoriale dovrebbe riflettere sulla necessità di farsi trovare pronta, quando ci sarà la ripartenza, con soluzioni concrete. Lasciando la gestione del caso Monte al suo naturale evolversi secondo le attuali regole e concentrandosi su nuove prospettive .

 

Corriere Fiorentino – Corriere della Seracorrierefiorentino.corriere.it

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