Il CENTRODESTRA SECONDO WARHOL

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Il CENTRODESTRA SECONDO WARHOL

Franco Camarlinghi

Un candidato spunterà

Franco Camarlinghi

 

Veni, vidi, vici. Matteo Salvini, dopo l’Umbria, dava l’idea di sentirsi come un novello Giulio Cesare, pronto ad annunciare con le stesse parole le inevitabili vittorie che lo stavano aspettando in Emilia-Romagna e in Toscana, da cinquant’anni governate dalla sinistra. La regione di Bonaccini era contendibile? Certamente, ma non più di tanto, considerando il distacco fra il governatore e la Borgonzoni e così il condottiero della Lega ha dovuto tradurre la frase di Cesare in un senso diverso da quello che avrebbe voluto: «Venni, vidi e … persi». Ora, nello schema preparato prima della famosa citofonata bolognese e l’avvento delle sardine, sarebbe toccato alla Toscana, dove avremmo dovuto assistere finalmente a una battaglia politica vera, anche di valore nazionale. Allo stato dell’arte sono molti i dubbi che questo possa succedere: l’impressione prevalente è che, dopo la botta presa in Emilia, Salvini stia ripensando a quali battaglie dedicarsi. E non è difficile supporre che, visti i precedenti, pensi di allontanarsi dalla Linea gotica che credeva di superare (a rovescio, s’intende, rispetto alla storia del secolo scorso) fra l’entusiasmo delle popolazioni. A questo punto il leader della Lega sembra preferire terreni di combattimento assai più a Sud, come la Puglia o la Campania. Del resto, di tutto lo sfracello che doveva succedere in Toscana da qui alla fine di maggio non si avverte nemmeno uno stormir di fronde. Sul fronte del centrodestra non c’è un candidato di qualsivoglia carattere: qualcuno con una personalità propria, o, al contrario, un sostituto, o sostituta del leader sul piano locale. La questione riguarda tutta la coalizione e, di per sé, non costituirebbe una novità nel modo di non fare le campagne elettorali dai tempi in cui la leadership in Toscana ce l’aveva il partito di Berlusconi e comandava Denis Verdini. Sicuramente qualcosa succederà e a qualcuno toccherà sfidare Eugenio Giani, conquistando perlomeno quel quarto d’ora di notorietà a cui, secondo Andy Warhol, tutti hanno diritto.

A proposito di Giani, bisogna dire che fino a oggi gli è toccato il curioso destino di essere un numero primo, sia all’interno del suo schieramento sia nella competizione con gli avversari. I numeri primi si dividono solo per 1 e per sé stessi: nel Pd Giani non ha trovato un avversario e quindi è rimasto unico e solo con sé stesso. Ora gli succede la stessa cosa anche nella campagna che ha già iniziato in giro per la Toscana: per non restare solo cerca la Titina, la cerca e non la trova. Prima o poi troverà chi lo sfida: speriamo che non sia il solito candidato del centrodestra degli ultimi decenni; la solita Titina, di cui non rimane traccia.

corrierefiorentino.corriere.it

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