IL MIO FACEBOOK E I VOSTRI DATI

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IL MIO FACEBOOK E I VOSTRI DATI

Mark Zuckerberg

Il prossimo mese Facebook compirà 15 anni. Quando ho creato Facebook non stavo cercando di costruire una multinazionale. All’epoca, mi ero reso conto che su internet si poteva trovare quasi tutto – musica, libri, informazioni – tranne la cosa che conta di più: le persone. Così ho costruito un servizio che le persone potessero usare per connettersi e conoscersi. Di recente, ho ricevuto molte domande sul nostro modello di business, quindi ci tengo a chiarire come operiamo. Credo che chiunque debba avere una voce ed essere in grado di connettersi. Se vogliamo essere al servizio di tutti, allora abbiamo bisogno di un prodotto che sia davvero alla portata di tutti. Il modo migliore per farlo è offrire servizi gratuiti e gli annunci pubblicitari ci consentono di farlo. Le persone ci dicono continuamente che, se devono vedere la pubblicità, vogliono che questa sia rilevante. Ciò significa che dobbiamo capire a cosa sono interessati. Quindi, in base alle pagine su cui mettono like, ai contenuti su cui cliccano e a molto altro ancora, creiamo categorie – per esempio, persone a cui piacciono le pagine sul giardinaggio e che vivono in Spagna – e poi facciamo pagare gli inserzionisti per mostrare, a quella categoria, annunci pubblicitari. La possibilità di mostrare pubblicità a gruppi mirati esisteva da molto prima di internet ma, oggi, la pubblicità online permette di raggiungere il proprio target in modo più preciso e, quindi, con annunci più rilevanti. Internet, inoltre, ci consente di offrire alle persone maggiore trasparenza e controllo sugli annunci pubblicitari che vedono rispetto, ad esempio, a tv, radio o stampa. I nostri servizi consentono alle persone di avere pieno controllo sulle informazioni che usiamo per mostrare loro la pubblicità e di bloccare tutti gli inserzionisti da cui non desiderano essere raggiunti. È possibile scoprire perché si sta vedendo un annuncio, e cambiare le proprie preferenze per visualizzare solo quelli ritenuti più interessanti. Inoltre, è possibile utilizzare i nostri strumenti per la trasparenza per vedere tutti gli annunci che un inserzionista sta pubblicando sulla nostra piattaforma. Tuttavia, c’è chi è preoccupato per la complessità di questo modello. In una classica transazione commerciale, si paga un’azienda per il prodotto o servizio che fornisce. È semplice. Ma in questo caso i nostri servizi possono essere utilizzati gratuitamente – e noi lavoriamo separatamente con gli inserzionisti per mostrare alle persone gli annunci più rilevanti per loro. A volte questo comporta che le persone pensino che facciamo cose che in realtà non facciamo. Ad esempio, non vendiamo i dati delle persone, anche se spesso viene detto il contrario. Vendere queste informazioni agli inserzionisti sarebbe, infatti, contro il nostro stesso interesse, perché ridurrebbe il valore che il nostro servizio ha per loro. Abbiamo, quindi, un forte incentivo a proteggere le informazioni delle persone. Per essere chiaro: noi ci concentriamo sull’aiutare le persone a condividere e a connettersi, perché lo scopo del nostro servizio è quello di consentire a tutti di rimanere in contatto con la famiglia, gli amici e la loro comunità. Ma da una prospettiva di business, è anche importante che il tempo delle persone sui nostri servizi sia ben speso, altrimenti le persone smetteranno di utilizzarli. Clickbait e altre robacce simili possono portare engagement nel breve termine, ma sarebbe folle per noi mostrare intenzionalmente questi contenuti, perché non sono ciò che la gente vuole. Un’altra domanda che ci viene posta è se lasciamo online contenuti dannosi, o che creano divisione, solo perché generano interazioni. La risposta è no. L’unica ragione per cui questi contenuti restano online è perché le persone e i sistemi di intelligenza artificiale che utilizziamo per rivederli sono ancora in evoluzione – non perché abbiamo incentivi ad ignorarli. Infine, c’è l’importante questione se il modello pubblicitario incoraggi aziende come la nostra ad utilizzare e archiviare più informazioni di quanto altrimenti faremmo per fornire servizi ai consumatori. È vero che raccogliamo alcune informazioni per scopi pubblicitari, ma queste informazioni servono per lo più per sicurezza e per permettere ai nostri servizi di operare. Ad esempio, le aziende spesso mettono codici sui loro siti web e applicazioni per fare in modo che, dopo che una persona ha guardato un prodotto, le possano mostrare annunci che le ricordino di completare l’acquisto. Ma questo tipo di segnale può essere importante anche per identificare frodi o account falsi. Diamo alle persone il pieno controllo su come utilizziamo queste informazioni per gli annunci pubblicitari, ma non su come le usiamo per la sicurezza o per il funzionamento dei nostri servizi. E quando, in conformità con Gdpr, abbiamo chiesto agli utenti il permesso di utilizzare queste informazioni per migliorare gli annunci pubblicitari, la stragrande maggioranza ce l’ha dato, perché preferisce annunci più rilevanti. Quando si parla di dati, infine, credo che i princìpi più importanti siano: trasparenza, scelta e controllo. Dobbiamo essere trasparenti su come utilizziamo le informazioni e offrire alle persone scelte chiare su come vogliono che queste informazioni vengano usate. Crediamo che una regolamentazione che codifichi questi principi in tutta la rete possa essere di beneficio per tutti. È importante fare le cose nel modo corretto, perché questo modello di business ha chiari vantaggi. Miliardi di persone, infatti, hanno a disposizione un servizio gratuito per rimanere in contatto con coloro a cui tengono e per esprimersi, e le piccole imprese di tutto il mondo hanno accesso a strumenti per crescere e creare posti di lavoro. Ci sono oltre 90 milioni di piccole imprese su Facebook e costituiscono gran parte del nostro business. La maggior parte di esse non potrebbe permettersi l’acquisto di spot televisivi o affissioni, ma ora ha accesso agli stessi strumenti che in precedenza erano prerogativa delle grandi aziende. Ciò rappresenta un’enorme opportunità, dato che sono le piccole imprese a creare la maggior parte dei posti di lavoro e a contribuire alla crescita economica nel mondo. Da un sondaggio internazionale emerge che la metà delle aziende presenti su Facebook ha dichiarato di aver assunto più persone da quando si è iscritta alla piattaforma. Ciò significa che stanno usando i nostri servizi per creare milioni di posti di lavoro. Per noi la tecnologia ha sempre rappresentato la possibilità di mettere il potere nelle mani di quante più persone possibile. Se si crede in un mondo dove chiunque può far sentire la propria voce e avere pari opportunità di essere ascoltato, dove tutti possono avviare un’attività dal nulla, allora è importate costruire una tecnologia al servizio di tutti. Questo è il mondo per cui lavoriamo ogni giorno, e a renderlo possibile è il nostro modello di business.

Fonte: La Repubblica, https://www.repubblica.it/

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