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Fico “Il blog non basta più Ritorniamo a parlarci o noi 5S finiremo calpestati”

si  Annalisa Cuzzocrea
Il presidente della Camera da Berlino “Spostiamo in Europa la battaglia per la verità sul caso Regeni, e il governo faccia di più”
BERLINO — Tra i blocchi squadrati di pietra grigia del monumento alle vittime dell’Olocausto di Berlino, Roberto Fico spiega il senso della sua visita in Germania. «Per la prima volta spostiamo il caso della morte di Giulio Regeni nel cuore dell’Europa», dice dopo la seduta congiunta delle commissioni esteri di Montecitorio e del Bundestag sul giovane ricercatore ucciso in Egitto. «Il rispetto dei diritti umani è fondamentale per Paesi non solo membri, ma fondatori dell’Unione europea». Per questo, il presidente della Camera ha incontrato il suo omologo tedesco Wolfgang Schäuble, con cui ha sulla questione un dialogo ininterrotto. Prima di ripartire ha incontrato gli esponenti dei principali gruppi politici del Bundestag. E ha avuto un colloquio in particolare con il verde Manuel Sarazin, per instaurare un dialogo per lavorare su temi comuni.
I genitori di Giulio Regeni hanno chiesto con una lettera il ritiro degli ambasciatori dall’Egitto. Si può arrivare a una mossa del genere secondo lei?
«Sì. È una scelta che attiene al ministro degli Esteri, ma se i risultati non arrivano può essere una strada. È una richiesta che comprendo».
Il Parlamento ha concordato all’unanimità con la sua decisione di sospendere le relazioni parlamentari con l’Egitto.
L’esecutivo però non si sta muovendo nella stessa direzione.
«Il governo può fare ancora di più. Il presidente del Consiglio Conte in tutti gli incontri che abbiamo avuto mi ha garantito il suo impegno».
Il Friuli Venezia Giulia leghista ha tolto lo striscione che chiede verità per Giulio. Cos’ha pensato?
«Bisogna stare attenti a non dare un messaggio opposto a quel che sta facendo il Parlamento anche con l’istituzione della commissione di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. I simboli sono importanti, ancora di più in questa fase, ancora di più nella sua regione».
Ci sono 43 persone al largo, da giorni, cui l’Italia impedisce l’accesso a un porto sicuro. È passato un anno dalla Diciotti e nulla è cambiato. Tranne il silenzio del Movimento, che aumenta.
«Non penso che chiudere i porti sia una soluzione di governo dell’immigrazione. Servono regole certe, criteri giusti, corresponsabilità europea. A Lampedusa arrivano 100 migranti mentre la Sea Watch è al largo.
L’Italia è assolutamente in grado di gestire il salvataggio di quelle persone e la battaglia vera deve farla in Europa per la revisione del regolamento di Dublino. Bisogna far comprendere che la gestione dei migranti in mare, che devono essere salvati sempre senza se e senza ma, deve essere comune».
Lei dice bisogna salvare e redistribuire, Salvini dice “chiudiamo il mare”.
«Non siamo in una situazione di emergenza, le persone che arrivano sono gestibili in totale sicurezza. E l’Europa deve poi farsene carico.
Deve farlo con l’Italia, con la Spagna, con la Grecia».
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è impegnato in una difficile trattativa per evitare una procedura di infrazione da parte della commissione europea. I vicepremier fanno a gara a parlare di abbassamento delle tasse in deficit e minibot. Le sembra un atteggiamento responsabile?
«La trattativa deve essere gestita dal premier e dal ministro dell’Economia. L’Europa ascolterà loro, non le tante voci, minibot sì minibot no. Conte ha già fatto la prima contrattazione e porterà avanti anche questa».
La priorità è davvero tagliare le tasse?
«Lo promette ogni governo, è certamente giusto, ma il taglio delle tasse va fatto in modo equilibrato con la sostenibilità del Paese, senza tagliare su sanità o scuola. A una diminuzione delle tasse non deve corrispondere una diminuzione dei servizi pubblici».
Questa maggioranza potrebbe andare avanti con un altro premier?
«Troverei difficile che vada avanti senza Conte. A quel punto bisognerebbe rifare tutto».
Il Movimento alle europee ha perso milioni di voti. Qual è stato secondo lei l’errore principale in questo anno di governo?
«Una cosa che ho già detto è che non si ha ragione a prescindere se si prende il 33 per cento, né torto se si prende il 17».
Ma ci sono milioni di persone che prima si sono fidate di voi e poi hanno deciso di togliervi fiducia. Lo considera ininfluente?
«Mi interessa poco sciorinare tre o quattro errori fatti. Quello che serve è uno spazio dove tutti possiamo parlare del perché non ha funzionato, di cosa si sta sbagliando, di come elaborare la linea politica collegiale, ridefinire i valori, prendere decisioni di volta in volta. Questa è la proposta che ho fatto: spazi che permettano di ragionare insieme e capire la strada percorsa o da percorrere».
Le dispiace che la senatrice Paola Nugnes lasci il Movimento?
«Assolutamente sì. Paola è con noi da dodici anni, è una persona onesta, una combattente. Quel che serve oggi non è attaccare chi va via, ma chiedersi perché una persona che ama il Movimento come lei decida che non le sta più bene. La risposta che mi do e che pretendo è proprio quel che dicevo: uno spazio di condivisione dove si possano confrontare tutte le anime di un Movimento multiforme come il nostro».
Pensa a un organismo decisionale o a un incontro nazionale?
«Penso a entrambe le cose. A partire dall’incontro: un momento di scambio intenso, trasparente, franco».
Non basta il blog?
«Non c’è mai stato solo il blog, ma anche un innovativo percorso territoriale, partecipativo, di visione che è da recuperare perché oggi è diventato molto più scarno».
Intanto il Movimento è cresciuto molto, è divenuto più complesso, è inevitabile che ci sia un’evoluzione del confronto e della progettazione dei percorsi.
«C’è bisogno di parlarci tutti dal vivo».
Serve un cambio di statuto, meno poteri al capo politico?
«Se ci vogliamo parlare non c’è statuto che tenga. Parlare è il modo per superare eventuali contrasti.
Non hanno mai avuto senso le definizioni di dissidenti o traditori.
E non è questione di due mandati o meno, di un asse tra Di Battista e Casaleggio o tra Fico e Di Maio».
Ha senso dire che “ognuno deve stare al proprio posto” come ha scritto Di Maio?
«Oggi abbiamo una responsabilità di governo che dobbiamo sentire, così come io ne ho una istituzionale. Ma bisogna trovare un luogo idoneo appropriato per dire tutto quello che non va e questa cosa non è più procrastinabile perché ne va della vita del progetto del Movimento».
Di Battista voleva destabilizzare dicendo che se cade il governo questo mandato non vale o voleva togliere un’arma di pressione a Salvini?
«Non lo so perché non ho parlato con lui. Ma chiedo a tutti di volare alto: serve visione politica, bisogna trovarla tutti insieme».
Nel governo ci sono aperture alla Tav. Cosa ne pensa?
«Per me le europee non sono state un referendum sulla Tav. Non cambio idea».
C’è un limite invalicabile che il Movimento non può superare in nome della sopravvivenza del governo?
«Se non ridefiniamo presto identità e valori, ad esempio mettendo di nuovo al centro i temi ambientali e la visione di futuro, non capiremo mai qual è il limite da non valicare.
E finiremo per essere calpestati».

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