La Lega all’attacco: “Salviamo subito Mps” Ma i 5S non ci stanno

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La Lega all’attacco: “Salviamo subito Mps” Ma i 5S non ci stanno

Braccio di ferro nella maggioranza per il via libera a reddito e pensioni a “ quota 100”. Oggi vertice e poi Consiglio dei ministri

Tommaso Ciriaco Carmelo Lopapa,

Roma « Così non reggiamo » . Il Movimento barcolla, Luigi Di Maio sente franare il terreno sotto i piedi. Il reddito non decolla, un intervento pubblico per Mps sponsorizzato dalla Lega sembra alle porte. Sul vertice Consob il braccio di ferro è durissimo. Tutto resta appeso a un filo. Anzi a un vertice, l’ennesimo vertice del triumvirato Conte- Di Maio- Salvini in programma stamattina per uscire dalle sabbie mobili. Il leader 5stelle convoca due summit d’emergenza in ventiquattr’ore. Martedì sera si ritrova faccia a faccia con Stefano Buffagni e Gianluigi Paragone, teme che i cinquestelle vengano risucchiati dall’affaire banche. «Quelle in crisi vanno salvate – si lamenta con loro – ma se lo facciamo prima delle Europee finiamo sotto il 20 per cento » . Poche ore e il grillino è costretto a riunire – siamo a ieri sera – i ministri cinquestelle Fraccaro, Toninelli, Grillo, Costa, Lezzi. Se slitterà ancora una volta il Consiglio dei ministri previsto per oggi e che dovrebbe varare il “decretone” su reddito di cittadinanza e quota 100, minaccia, « il Movimento si riterrà libero da qualsiasi vincolo di maggioranza». Della preoccupazione il capo grillino investe al telefono il premier Giuseppe Conte, di ritorno dalla missione in Ciad: la riunione del governo e dunque l’approvazione delle misure-bandiera non può slittare. È già avvenuto la settimana scorsa. Così, rischiano di saltare i tempi tecnici necessari al decollo del reddito prima del voto a maggio. « Per noi è inaccettabile, non siamo fessi, ora si fa e basta». Per il M5S, una questione di vita o di morte. E sono gli uffici della Ragioneria dello Stato e del Tesoro – che stanno mettendo a punto cifre e tabelle del decreto – ad essere presi ancora una volta di mira dallo tsunami grillino. Non tornano le coperture. Ma Di Maio non sente ragioni e intima al capo del governo di varare « in qualsiasi modo, ma subito » il provvedimento sul reddito. Anche a costo di perfezionarlo in un successivo step. E il premier Conte lo rassicura: «Il decreto è pronto». Resta un problema di coperture. Dal Movimento ripetono invece che le risorse per il reddito ci sono, che «andrà a un milione e 700mila famiglie», che «restano sul tavolo i fondi stanziati ( circa 7 miliardi) anche se ci saranno differenziazioni per gli assegni legate alla proprietà della casa » . A sentire quelle stesse fonti i problemi sarebbero piuttosto in casa dell’alleato e nei capitoli del decreto relativi alle pensioni con quota cento. Tanto che a tarda sera è costretto a intervenire il sottosegretario al Lavoro della Lega, Durigon, per far sapere a sua volta che « non c’è alcuna problema sul fronte del trattamento di fine rapporto per gli statali che sarà quasi interamente erogato a chi va in pensione». Ma non è l’unico fronte aperto. L’altro, se possibile ancora più delicato per gli equilibri finanziari del Paese, riguarda il sistema bancario. Il ministro dello Sviluppo economico è terrorizzato da qualsiasi ipotesi che comporti la ricapitalizzazione o comunque l’intervento statale in supporto agli istituti bancari in difficoltà. Il sospetto è che Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini puntino a una nuova, consistente iniezione di soldi pubblici per blindare Mps e Carige dopo l’allarme lanciato dalla Bce sulle coperture dei crediti deteriorati. Una lettura confermata dalle parole dell’economista della Lega Alberto Bagnai. « È la Banca centrale che con i suoi interventi destabilizzanti pone ostacoli a soluzioni di mercato fino a rendere inevitabile un’operazione pubblica » , spiega il presidente della commissione Finanze del Senato. « C’è bisogno di un’operazione verità e l’eventuale intervento statale, se ci sarà, dovrà essere risolutivo». Di Maio non ci sta. « Non ci vengano a chiedere un solo euro, se lo facessero la prima cosa che salterà sarà il cda di Mps», è la linea concordata col sottosegretario alla Presidenza Buffagni e col senatore Gianluigi Paragone nel vertice M5s di martedì sera. Proprio il giornalista grillino dovrebbe presiedere, nei loro disegni, la nuova commissione d’inchiesta sulle banche da usare come scudo per difendersi dagli attacchi della base. Anche su questo fronte incalzeranno oggi il ministro dell’Economia Giovanni Tria atteso in audizione in commissione Finanze. Tocca invece al sottosegretario Buffagni spiegare la strategia. Definisce aupicabile una soluzione di mercato che passi attraverso « l’aggregazione tra istituti per rendere più solido il nostro sistema», riducendo il ruolo del pubblico a « una regia » e scommettendo invece su « un terzo polo importante » che affianchi i colossi Intesa e Unicredit. Ma nel vertice di stamattina, in cui Salvini e Di Maio cercheranno un punto d’incontro anche sul complicato affare Tav, finirà pure la nomina del presidente Consob. Il M5s è sulle barricate per sostenere la nomina dell’ex assessore della Raggi Marcello Minenna, congelata ancora dai veti leghisti e dalle perplessità del Colle.

Fonte: La Repubblica, https://www.repubblica.it/

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