La sfida di Pitti “Ecco il nostro salone del libro”

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La sfida di Pitti “Ecco il nostro salone del libro”

La sfida di Pitti “Ecco il nostro salone del libro”
Il direttore Agostino Poletto racconta “Testo”, grande evento sull’editoria che si terrà a marzo alla Leopolda di Firenze: “Scommettiamo sul valore della cultura”
di Laura Montanari
Il direttore Agostino Poletto racconta “Testo”, grande evento sull’editoria che si terrà a marzo alla Leopolda di Firenze: “Scommettiamo sul valore della cultura”
di Laura Montanari
FIRENZE
i parte dalle cose scritte magari in una stanza, magari con le correzioni fatte a mano dagli autori e si arriva al romanzo che approda sugli scaffali delle librerie: in mezzo c’è un mondo fatto di professioni, inchiostri, editori, grafici, scrittori, librai, lettori e altro da raccontare. Questo si propone di fare “Testo”, alla Stazione Leopolda di Firenze, dal 20 al 22 marzo. La fiera dedicata a «come si diventa un libro» che vede alla regia organizzativa Pitti Immagine. Proprio quelli della moda: abiti, accessori e dintorni e contaminazioni sempre più ampie che vanno dalle eccellenze alimentari ai maestri profumieri. Adesso Pitti punta ai libri. Ne parliamo col direttore generale, Agostino Poletto che è anche amministratore delegato della Stazione Leopolda.
Vi occupate di mode e di tendenze, come mai sconfinate in un campo che sembra così distante come quello dei libri?
«Non è distante. A Pitti Uomo lavoriamo moltissimo sui libri per allestire le mostre, stessa cosa per Pitti Filati dove gli stilisti devono immaginare le prossime collezioni partendo da un filo e hanno uno spazio ricerca che è una biblioteca piena di volumi che guardano al futuro».
Come nasce “Testo”?
«Dall’idea di Maddalena Fossombroni e Pietro Torrigiani che hanno una libreria a Firenze che si chiama Todo Modo. Ci è sembrato un ottimo spunto quello di raccontare il libro in tutte le sue fasi e protagonisti e di farlo a Firenze. Ci saranno sette stazioni: il manoscritto, il risvolto di copertina, la traduzione, il segno, il racconto, la libreria, il lettore. Ciascuna avrà il suo capostazione: editor, librai, esperti di comunicazione, eccetera.
Come facciamo con gli altri eventi, ci siamo scelti i compagni di viaggio: siamo già a 85 editori, ma arriveremo a 90-100 tenendo insieme grandi e piccoli e mettendo delle condizioni precise».
Quali condizioni?
«Ogni editore avrà la possibilità di esporre sul tavolo al massimo una quarantina di titoli dal suo catalogo, fra le novità e non. Per gli altri ci sarà una libreria lineare alle spalle che può tenere fino a 250 volumi, il colpo d’occhio sarà una lunghissima biblioteca. Agli stand penseremo noi, gli spazi avranno tutti lo stesso layout. Ci viene riconosciuta una certa sapienza nel presentare le cose, la applicheremo ai libri con luci studiate e non quelle piatte al soffitto, il tavolo sarà allestito come un paesaggio».
Da Einaudi a Fandango, da Giunti a Mondadori, da Ediciclo, a Marsilio, minimum fax… come hanno reagito gli editori a un nuovo salone?
«Benissimo, hanno capito che daremo un taglio diverso e poi piace che sia Firenze ad ospitare una fiera che mette al centro la vita del libro, dal momento individuale della scrittura in poi. Avremo un’arena, spazi per incontri e una grande libreria di Testo in cui selezioneremo sette libri fra quelli non esposti per ciascun editore e lo faremo in collaborazione con i librai».
Ingresso libero. Darete anche un quaderno: per cosa?
«È un taccuino dove il visitatore può segnare i libri che gli interessano: alcuni li potrà comprare lì per lì, altri magari più avanti nei mesi e altrove. Sarà una specie di quaderno da conservare con desideri di lettura».
Secondo lei perché diverse librerie chiudono? Colpa di Amazon e di Netflix?
«Penso che il mondo dei libri debba aprirsi di più. Mi viene in mente un esempio: più di vent’anni fa era impensabile comprare un vino a 10 euro, poi c’è stata una grande capacità di raccontare il prodotto: contenuto, etichetta, bottiglie e il consumatore adesso non si stupisce di pagare prezzi anche elevati. Ho l’impressione che il libro abbia a lungo pensato di poter fare da solo, come se bastasse il testo. Invece far conoscere i vari passaggi, trovare una narrazione, è importante.
Quanto alla Rete, non deve essere l’ombra scura da temere, le librerie sono posti speciali, piacevoli dove troviamo competenze, dove ci si incontra e si dialoga, la rete da Instagram agli altri social può essere un’alleata per farsi conoscere. Inviteremo anche influencer».
Qual è il libro della sua vita? E il più bello che ha letto nell’ultimo anno?
«Per quello della vita, dico Sillabari di Goffedo Parise: racconti sui sentimenti primari con una prosa “da montagna” che raggiunge in poche righe dei punti di osservazione del tutto particolari.
Tra i libri recenti dico Montaigne di Sarah Bakewell, una biografia che ci aiuta a vivre à propos anche nel mondo difficile di oggi, senza certezze ma con grande curiosità per le cose grandi e anche per quelle piccole della vita».

Rete, non deve essere l’ombra scura da temere, le librerie sono posti speciali, piacevoli dove troviamo competenze, dove ci si incontra e si dialoga, la rete da Instagram agli altri social può essere un’alleata per farsi conoscere. Inviteremo anche influencer».

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