Un audio choc accusa la Lega sulle trattative con Mosca “Milioni di dollari dai russi”

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Un audio choc accusa la Lega sulle trattative con Mosca “Milioni di dollari dai russi”

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Dall’inviato a New York
«Noi vogliamo cambiare l’Europa. Una nuova Europa deve essere vicina alla Russia come prima, perché vogliamo avere la nostra sovranità. Noi vogliamo decidere il nostro futuro, gli italiani, per i nostri figli. Non dipendere dalle decisioni degli illuminati a Bruxelles o negli Usa. Salvini è il primo uomo che vuole cambiare l’Europa». Chi parla così è Gianluca Savoini, braccio destro del ministro degli Interni per i rapporti con la Russia, durante un incontro avvenuto il 18 ottobre scorso al Metropol Hotel di Mosca. Il suo obiettivo è convincere tre interlocutori locali a concludere un affare per vendere petrolio in Italia a prezzo scontato, in modo da generare poi una differenza di circa 65 milioni da destinare al finanziamento della campagna della Lega per le elezioni europee.
La sconvolgente registrazione di questa conversazione è stata pubblicata ieri dal sito BuzzFeed, e aggiunge dettagli all’inchiesta de l’Espresso, che già nel febbraio scorso aveva rivelato la trattativa. In quelle stesse ore Salvini era a Mosca, per partecipare ad un convegno. Poi secondo il suo portavoce aveva perso l’aereo e si era fermato a dormire nella città, tornando in Italia il giorno dopo. Nel frattempo Savoini era andato al Metropol con due amici italiani, probabilmente avvocati identificati solo con i nomi di Luca e Francesco, per incontrare tre russi, anche loro citati solo con i nomi Ilya, Yuri e Andrey. Avevano discusso per un’ora e un quarto, allo scopo di definire l’operazione. Savoini aveva avviato la conversazione, spiegando con un inglese zoppicante le ragioni politiche per sostenerla. Quindi i sei erano scesi nei dettagli tecnici. Il piano era vendere 3 milioni di tonnellate cubiche di petrolio in un anno, per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di dollari. Il prezzo però sarebbe stato scontato almeno del 4%, consentendo alla Lega di incassare circa 65 milioni di dollari per finanziare la sua campagna elettorale. Il greggio doveva essere ceduto da una nota compagnia russa, tipo Rosneft o Lukoil, all’Eni, usando però intermediari, tra cui viene citata Banca Intesa. Il carico poi sarebbe partito dal porto di Rotterdam o Novorossiysk, nel Mar Nero.
La compagnia petrolifera italiana ha smentito tutto: «Eni ribadisce con fermezza di non aver preso parte in alcun modo a operazioni volte al finanziamento di partiti politici. Peraltro, l’operazione di fornitura descritta non è mai avvenuta. Eni, in presenza di qualsiasi illazione volta a coinvolgerla in presunte operazioni di finanziamento a parti politiche, si riserverà di valutare le opportune vie legali a tutela della propria reputazione».
Salvini ha smentito che la Lega abbia ricevuto soldi dalla Russia e ha minacciato querele. Il problema però è politico, e non riguarda più solamente il fatto che l’operazione sia andata in porto o no. Qualche settimana fa, durante un briefing off the record, un’autorevole fonte della Casa Bianca aveva detto a La Stampa che gli Usa non avrebbero potuto continuare a collaborare con la Lega, se fossero state confermate le notizie di aiuti diretti veicolati dal Cremlino. Le parole di Savoini, però, dimostrano la volontà di ricevere sostegno da Mosca, come era accaduto col video dell’ex leader austriaco Strache, e di collaborare ad un programma ostile a Bruxelles e a Washington. È probabile quindi che gli Usa chiedano a Salvini se le dichiarazioni del proprio consigliere rispecchiano le sue posizioni. P. M.

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