L’ultimo scherzo dell’archeologia il porto di Pisa era a Livorno.

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L’ultimo scherzo dell’archeologia il porto di Pisa era a Livorno.

Secondo i ricercatori dell’Università fu realizzato nel VI secolo a.C. Ed è un nuovo tassello nella storia di un’antica rivalità
CARMELA ADINOLFI
L’antico porto di Pisa? Si trova a Livorno. Nella zona di Santo Stefano ai Lupi. Laddove un tempo c’era una laguna che nei secoli ha lasciato spazio prima a un lago e poi a una pianura alluvionale. Non è una beffa, né l’ultima burla organizzata dai livornesi all’indirizzo dei vicini pisani. Ma il risultato di una ricerca geoarcheologica condotta da Monica Bini, Marinella Pasquinucci e Giovanni Sarti, docenti e studiosi dell’Università di Pisa, assieme ad altri due colleghi degli atenei di Bologna e Tolosa. E pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
Da decenni i ricercatori erano sulle tracce del Portus Pisanus, attivo già dal VI secolo avanti Cristo. Che potesse trovarsi lì, alla periferia nord est di Livorno, era raccontato da alcuni testi antichi in cui veniva descritto come «sicuro, ampio e ricco di traffici».
Le conferme erano arrivate già anni fa, durante gli scavi condotti dalla professoressa Pasquinucci e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: reperti e strutture tornate alla luce dopo secoli avvaloravano l’esistenza di un bacino adatto a ospitare barche. Ma la certezza definitiva è arrivata adesso. Grazie a una serie di carotaggi con cui gli studiosi hanno documentato la presenza sotto terra «di una laguna compatibile con l’insediamento portuale»: ottomila anni di storia ricostruiti in nove metri di successione stratigrafica, che raccontano come è nata e si è evoluta per poi scomparire l’area che ha ospitato il porto. «Questo lavoro — spiegano gli studiosi — sarà fondamentale anche per capire l’evoluzione futura di questo tratto di costa».
Se il valore della scoperta è indubbio, resta da capire come la prenderanno i pisani. La cui rivalità con Livorno affonda le radici nella storia. «Immersi in questa sorta di incoscienza che li contraddistingue, forse i pisani non si sono accorti di aver sbagliato anche il posto dove edificare il porto», scherza Federico Maria Sardelli, livornese doc, direttore d’orchestra e collaboratore per anni del Vernacoliere. «A Pisa rimarranno di cacio. Al di là del campanilismo, il bello della Toscana è che si riesce a litigare ma anche a ridere di tutto», continua Sardelli che ricorda come Livorno debba «tantissimo a civiltà come Firenze e Pisa che la precedono». «Durante i nostri spettacoli scherzavamo sul fatto che il porto di Livorno fosse un’invenzione tutta fiorentina — risponde il pisano Tommaso Novi del duo “I Gatti mézzi” — Dopo questa notizia, mi consola soltanto che il bagno andrò a farlo comunque e sempre a Calafuria».
Chissà se la scoperta contribuirà ad appianare le antiche divergenze. Intanto, che lo vogliano o no, una cosa in comune tra Pisa e Livorno c’è: l’antico porto.

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