Mafie, tangenti e colletti bianchi Toscana nel mirino

Vieusseux, 200 anni pensando alle donne
11 Dicembre 2019
I duecentomila fedelissimi del mercatino nel Campo
11 Dicembre 2019

Mafie, tangenti e colletti bianchi Toscana nel mirino

Lo studio della Normale per la Regione: quattro province a rischio in base agli indicatori spia, come gli incendi per estorsione
di Andrea Bulleri Aumentano le denunce per estorsione e riciclaggio, si espandono i traffici di droga e crescono in modo preoccupante i reati legati alla corruzione, in alcuni casi raddoppiati rispetto agli anni precedenti. La Toscana non è immune dall’azione delle mafie, né può considerarsi al riparo da reti di relazioni «stabili e consolidate » che tentano di influenzare a loro favore appalti e gare pubbliche. È questa la fotografia scattata dall’ultimo “Rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione” nella nostra regione. Lo studio, riferito al 2018 e curato dalla scuola Normale di Pisa su incarico della giunta regionale, prende in esame per il terzo anno di seguito una serie di indicatori, in grado di fare il punto sul livello di infiltrazione delle cosche nel territorio.
Il quadro che emerge non è dei più confortanti: sebbene in Toscana non si segnalino insediamenti consolidati delle quattro mafie storiche, i clan riescono a portare avanti i traffici illegali « mimetizzandosi » in gruppi criminali autoctoni. Oppure si affidano a reti di ” colletti bianchi” locali, che curano i loro interessi fuori dalle aree di provenienza.
Le zone di influenza
Ma quali sono le province a maggior rischio di penetrazione criminale in Toscana? I ricercatori della Normale, guidati da Donatella Della Porta e Salvatore Sberna, ne segnalano quattro: Grosseto, Livorno, Massa Carrara e Prato. Quest’ultima detiene il record di denunce per reati di riciclaggio, su livelli di 20 volte superiori alla media nazionale. A Massa aumentano i casi di violenze e intimidazioni “spie” di presenza mafiosa, come gli incendi ai fini di estorsione. Un allarme segnalato anche a Grosseto e Livorno, dove crescono anche danneggiamenti e furti di automezzi commerciali. Episodi che nel 2018 hanno fatto schizzare la Toscana al primo posto tra le regioni del centro nord per numero di persone denunciate con l’aggravante del metodo mafioso (238).
Male anche il capitolo droga: la regione è terza su scala nazionale, dopo Veneto e Lazio, per chili di stupefacenti sequestrati dalle forze dell’ordine ( oltre due tonnellate in 12 mesi, più 30 per cento rispetto al 2017). In una sola occasione al porto di Livorno furono trovati 530 chili di cocaina, record a livello italiano.
Il ruolo dei colletti bianchi
E se diminuiscono le denunce per contraffazione, rapine e sfruttamento della prostituzione, il rapporto evidenzia il ruolo sempre più rilevante per le attività mafiose di avvocati, commercialisti, ingegneri e broker a cui i clan « esternalizzano » la cura dei loro interessi. « La mafia non si presenta più con la coppola e la lupara, ma si serve di competenze esperte » , ha ribadito il direttore della Dia Giuseppe Governale durante la presentazione del rapporto, ieri a palazzo Strozzi Sacrati.
I ” facilitatori” aiutano le cosche a infiltrarsi nei business ritenuti più redditizi, come la gestione dei rifiuti e l’intermediazione del lavoro. In Toscana più che in altre regioni, si legge nello studio, la mafia si mette quindi « a servizio » del mercato, erogando credito ” facile” alle imprese o aiutandole a evadere le tasse.
La corruzione I professionisti tornano in campo quando si tratta di aggiudicarsi appalti o indirizzare le gare pubbliche. Reati, quelli legati alla corruzione, di cui il documento della Normale segnala un aumento « esponenziale » nella regione a partire dal 2016: in tre anni le condanne definitive per malversazione crescono del 150 per cento, mentre raddoppiano i reati di concussione, aumentano gli abusi di ufficio (+ 67 per cento) e i reati societari (+ 37 per cento). 38 gli episodi di corruzione registrati solo nell’ultimo anno in Toscana: oltre la metà dei casi, segnalano i ricercatori, fanno riferimento a reti criminali « consolidate » , che avevano già influenzato decisioni pubbliche in passato.
Un dato positivo emerge invece dai sequestri sugli immobili ai clan mafiosi, in aumento rispetto al passato: nel 2018 sono stati 572 tra case, terreni e aziende, di cui 145 già destinati ad altro uso. «Un risultato ottenuto anche grazie ad alcuni provvedimenti legislativi ad hoc varati dalla Regione», ha commentato l’assessore toscano alla legalità Vittorio Bugli. «Contro le infiltrazioni della criminalità organizzata abbiamo messo in campo molti strumenti — ha ricordato Bugli — dai corsi di formazione sugli appalti per i funzionari pubblici all’informatizzazione delle procedure. Ma l’analisi conferma che non esistono aree immuni dalle mafie: per questo — ha concluso — il lavoro della Normale è prezioso».

Comments are closed.