Mini-Mps, la situazione richiede altro

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Mini-Mps, la situazione richiede altro

di Pierluigi Piccini

Ma cosa c’è da stupirsi? Con questi valori in campo una operazione sul titolo del Monte è come bere un bicchiere d’acqua. E la performance sarebbe determinata dall’ipotesi del mini-Mps? Senza avere un dato, senza capire il livello organizzativo che si prefigurerebbe. Qualcuno si è posta la domanda di come intervenire sulla Direzione Generale e sul tipo di organizzazione per aree che si è data? Qualcuno si è posto il problema del Consorzio Operativo di cui una piccola banca come quella regionale non avrebbe nessun bisogno? E via discorrendo. Poi i tre anni, incredibile! E quel passaggio sulla Banca Toscana e la direzione di quest’ultima a Firenze fa nascere degli allarmi compreso il silenzio del presidente Giani e la presa di posizione, viceversa, dei soggetti istituzionali di Siena coinvolti nella vicenda. Le trattative si fanno spesso su diversi tavoli, speriamo che questa volta non sia così e ci sia una visione condivisa e senza slabbrature da parte di chi va a trattare con il MEF. Certo ciò che viene fuori da queste indiscrezioni è un progetto modesto, forse coerente con i tempi. Le cose da sottolineare sono: che gli advisors indicati nell’articolo del Messaggero non molleranno l’osso perché c’è molta carne attaccata, che l’Unicredit diventerà, nel caso in cui la fusione dovesse andare avanti, più forte e più italiana, forse, che il Monte e i correlati politici-sociali locali avranno meno potere e un effetto sociale negativo. 

Personalmente penso che bisogna uscire dallo schema nel quale i giornali e le autorità monetarie italiane ed europee vogliono costringerci a ragionare. Tenendo conto anche del quadro politico fra chi vuole accelerare sulla fusione e chi ha altre opzioni a livello governativo e chi manifesta un silenzio o una presa di posizione tutta politica come il centrodestra. Un ragionamento complessivo che metta insieme gli aspetti tecnici con quelli più squisitamente politici, ad oggi, non c’è nessuno che li  porti avanti. Ma di cosa ha bisogno il Paese? Come questa situazione di crisi può tramutarsi in un asset vincente per il rilancio dell’economia della Nazione? In questo modo si uscirebbe dalla subalternità del mini-Mps già, ma chi ha la forza di portare la discussione su questo piano: la Regione, il Comune di Siena, la Fondazione o la Provincia? Ad oggi non si vede nulla all’orizzonte e ciò preoccupa molto. Tutto ciò sembra essere coerente con i tempi, ma la situazione richiede altro.

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