Salvini: navi militari anti-sbarchi. L’ira di Conte scavalcato

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Salvini: navi militari anti-sbarchi. L’ira di Conte scavalcato

Dal ministro nuova stretta sui migranti dopo la lite con Trenta. E il 15 vede i sindacati sulla flat tax. Doppio stop del premier che avverte: basta “sovrapposizioni” e la manovra si fa a Palazzo Chigi

 Il muro e il filo spinato che Matteo Salvini non può erigere in mare, prova a simularlo con la nuova stretta che ha ideato per ostacolare ancor più l’approdo dei disperati in fuga dal Nordafrica. La misura di maggior impatto è lo schieramento delle navi della Marina e della Guardia di Finanza in difesa del “confine” delle acque territoriali. Vorrà dire che d’ora in poi navi finora impegnate anche nel trasbordo e nel salvataggio dei naufraghi verranno usate per impedire fisicamente il passaggio e l’aggiramento della Sea Watch o Mediterranea di turno. Un muro ideale, appunto, da contrapporre alle Organizzazioni non governative. Il secondo giro di vite passa per l’impiego massiccio di radar e monitoraggi con mezzi aerei e navali sulle coste africane per intercettare le partenze e segnalarle alle autorità libiche. Il “regalo” di altre dieci motovedette al governo di Tripoli (con gli aiuti materiali allo studio per Tunisi) è finalizzato proprio a realizzare quel che i militari italiani non possono fare: riportare i profughi nelle prigioni e nei lager libici.

Il ministro dell’Interno lascia il vertice di Palazzo Chigi sull’autonomia con il premier Conte e l’altro vice Di Maio per presiedere il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza dedicato proprio all’immigrazione. Nel mirino il “nemico” Ong. Così, tra le misure messe a punto coi tecnici del ministero, anche l’incremento a 500 mila-1 milione di euro della multa per quelle che violano il divieto (oggi il massimo ammonta a 50 mila euro), aggravio però non condiviso dal M5S. E poi, l’arresto immediato del comandante della nave per la nuova fattispecie di reato. Ma tra i due partiti ci sono divergenze proprio sul decreto sicurezza-bis che approda ora in Parlamento. Il vertice tra relatori e sottosegretari di Lega e M5S non ha risolto i nodi. Si parte dalla Camera lunedì ma forse con uno slittamento e Salvini pretende la fiducia per approvare il testo al Senato (dove i numeri sono a rischio) entro la scadenza del 13 agosto. Nel pacchetto di emendamenti 5stelle compare un trasferimento di poteri al premier (dal Viminale) sul divieto di ingresso nel mare territoriale. Mentre Di Maio vuole inasprire soprattutto la confisca della nave che viola il divieto, affinché venga fatta scattare subito e non dopo la reiterazione del reato. Anche se tra i leghisti serpeggia il sospetto che sia un modo per mettere la misura nelle mani della magistratura sottraendola alla disponibilità del Viminale. Ma è con il ministro (5stelle) della Difesa Elisabetta Trenta che lo scontro resta aperto, sull’utilizzo delle navi militari e la difesa dei porti. Zero contatti tra lei e Salvini ieri. Interni e Difesa non si parlano più. Il premier Conte ha scritto ai due contendenti e ai colleghi Toninelli, Tria e Moavero per convocare un vertice per domani “per evitare che possano ingenerarsi sovrapposizioni o malintesi”. Ormai all’ordine del giorno tra i due.

“Salvini si sente solo? Vuol dire che gli manderemo un peluche”, infierisce Di Maio. “Alla Trenta rispondo coi numeri, alcuni sono nervosetti”, è la replica stizzita del leghista. Che poi è riuscito a far saltare i nervi dei suoi alleati e dello stesso premier Conte anche per la convocazione lunedì 15 al ministero dell’Interno delle parti sociali per iniziare a discutere di riduzione delle tasse e dunque della prossima manovra. Scavalcando allo stesso tempo Palazzo Chigi e ministero dello Sviluppo (Di Maio). “Salvini può anche incontrare le parti sociali ma la manovra economica si fa nelle sedi istituzionali con il presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia e tutti i ministri competenti”, fa trapelare Palazzo Chigi. “Da vicepremier raccolgo le idee”, la risposta del ministro dell’Interno.
Ma non c’è stretta che tenga, di fronte all’instabilità della Libia e al mare calmo delle prossime settimane. Così, la ministra Trenta ha chiesto allo Stato maggiore della Difesa una simulazione che consenta di prepararsi allo scenario peggiore, qualora la situazione degli sbarchi dovesse precipitare e sfuggire a ogni controllo.

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