Valentini, Tirelli e lo sguardo della Medusa
13 Febbraio 2020
Rassegna Stampa
13 Febbraio 2020

Nebbia, tanta nebbia

Tratto dall’intervista rilasciata oggi dall’avv. De Mossi alla Nazione sul futuro del lavoro e dell’occupazione a Siena:

 

D. Aldilà dei dispetti della Regione, è preoccupato per la situazione del lavoro a Siena?

 

R. «Il problema occupazione è una delle nostre priorità. Il viaggio che abbiamo fatto in Cina con una delegazione è stato motivato dalla voglia di creare occasioni di lavoro nel settore delle biotecnologie e dell’intelligenza artificiale. La mia idea è far nascere un distretto polifunzionale a Isola d’Arbia». Per ora tutto si concentra nell’area di Gsk e Tls. Le scienze della vita non possono essere l’unica soluzione. «Noi puntiamo anche sull’agricoltura di qualità e su iniziative nel manifatturiero. Sarà cruciale diversificare le offerte occupazionali, per evitare di ripetere la monocultura del terziario finanziario legato alla banca».

D. A proposito di Monte dei Paschi, cosa pensa dei conti?

R. «Il Monte dei Paschi si è ritrovato con una norma iniqua, quella sugli asset fiscali, che costringerà la banca a tagliare costi e anticipare pensionamenti. Nonostante un bilancio più che decoroso. Se l’obiettivo del Governo era far perdere altri posti di lavoro, c’è riuscito. L’ad Morelli e il cda hanno lavorato bene. Credo meriterebbero la riconferma, ma penso prevarranno logiche di politica bancaria che mi sfuggono e che non voglio nemmeno conoscere».

 

Parliamone

di Pierluigi Piccini

Non voglio entrare a chiosare le idee del De Mossi per quanto riguarda i progetti futuri, che comunque sembrano essere poco convincenti, ma commentare le dichiarazioni dell’avvocato sul Monte. Dichiarazioni che non permettono di comprendere la reale situazione della banca. A differenza del passato, unica novità, è che se ci sono dei problemi questi sono solo per colpa dell’attuale governo. La norma fiscale, a cui fa riferimento il sindaco, non è stata emanata per colpire il Monte del Paschi, ma riguarda tutte le banche. Vediamo: Intesa-San Paolo ha chiuso con un utile netto di otre 4 miliardi e ha remunerato il capitale per 3,4 miliardi di euro, aumentando i ricavi e diminuendo i costi. L’Unicredito ha aumentato gli utili per un importo di 3,4 miliardi di euro. Tutte e due le banche, ovviamente, hanno pagato le imposte di cui sopra. Il Monte? Il Monte avrebbe avuto un utile netto di 53 milioni di euro che a seguito della norma fiscale lo ha portato a chiudere con una perdita di 1,033 miliardi. Ma ragioniamo come se non ci fosse stata l’anticipazione del pagamento delle imposte. I 53 milioni di euro sarebbero stati sufficienti a remunerare il capitale? E di nuovo sarebbero bastati per fare gli investimenti necessari? No, in nessuno dei due casi. Ma andiamo oltre con pochi dati, ma essenziali: per ogni 100 euro di fatturato il Monte ne paga 71 di spese il rapporto cost/income è troppo elevato in relazione al sistema. Ancora, il margine di interesse è diminuito del 13,9% rispetto all’anno precedente, già in diminuzione. Le commissioni nette hanno fatto registrare un meno 4,8% e anche i ricavi hanno registrato una diminuzione del 2%. Ho riportato solo alcuni dati di sintesi come facevo quando a dirigere il Comune c’era qualche esponente del Pd. I numeri sono galantuomini e hanno sempre smentito nel tempo le maniere che non si sa se siano buone o cattive non spetta a me dirlo, ma a chi legge. I numeri riportati sono pubblici e sarebbe bastato leggerli.

 

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