L’esodo forzato dei domenicani, ricambio nei conventi fiorentini

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L’esodo forzato dei domenicani, ricambio nei conventi fiorentini

La prova di forza su San Marco coinvolge anche Santa Maria Novella. Via i contrari alla chiusura

Antonio Passanese

 

La mannaia dell’Ordine domenicano si abbatte sui frati di San Marco e su quelli di Santa Maria Novella. In quattro (su sei), entro ottobre, dovranno lasciare Firenze per trasferirsi in altre comunità: a Roma, a Siena, a Cagliari e a Bibbiena. E in loro sostituzione arriveranno nuovi confratelli, più giovani e meno vicini agli ambienti e alle problematiche fiorentine. Una decisione, questa, presa all’unanimità venerdì scorso a Roma, durante la riunione del Consiglio straordinario della Provincia (che include la Toscana, il Lazio, l’Umbria e la Sardegna), chiamato anche Dieta, e che ha la funzione di esaminare la situazione dell’Ordine e di prendere decisioni importanti.

Insomma, chi pensava che la scorsa settimana, in quella sede, i sei consiglieri domenicani e il provinciale padre Aldo Tarquini potessero ribaltare la decisione della Provincia, ratificata del maestro dell’Ordine Bruno Cadorè — che un anno fa ha decretato la chiusura del convento di Savonarola e di La Pira e l’accorpamento con Santa Maria Novella — è rimasto profondamente deluso. Perché dal Consiglio è arrivata una determinazione che nessuno avrebbe mai immaginato, e che ha tutto il sapore di una resa dei conti interna.

La sensazione inoltre è che, oltre a mettere la parola fine al capitolo San Marco, il provinciale abbia voluto spaccare sia quel gruppo che ha cercato in ogni modo di resistere sia chi ha dato il suo appoggio. E così a inizio settimana ai quattro frati è arrivata una comunicazione riservata in cui gli è stato comunicato l’imminente trasferimento. A dover fare le valigie sono padre Davide Colella (arrivato a Firenze nel 2017), padre Daniele Cara (arrivato nel 2013) e padre Antonio Idda (2011) per quanto riguarda la comunità di Santa Maria Novella; da San Marco, invece, dovrà andare via solo padre Luciano Santarelli (arrivato nel 2008). Il Consiglio straordinario provinciale non ha preso alcuna decisione nei confronti del priore padre Athos (il cui trasferimento può avvenire solo per fatti gravissimi) e di padre Alfonso Fressola.

Dunque, la speranza che il convento di Savonarola potesse ancora salvarsi è definitivamente archiviata, nonostante siano state raccolte ventimila firme a sostegno, nonostante i fedeli si siano rivolti prima a Papa Francesco, poi anche a due cardinali di peso della Curia romana, come Gualtiero Bassetti, numero uno della Conferenza Episcopale Italiana, e Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Senza dimenticare l’impegno dell’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori che, nei mesi scorsi, avrebbe provato in tutti i modi a scongiurare la chiusura del monastero di via della Dogana. Insomma, anche se nella comunicazione arrivata agli interessati dalla Dieta non se ne fa riferimento, contestualmente ai trasferimenti — che saranno operativi dal nuovo anno sociale (che per i domenicani ha inizio subito dopo l’estate) — bisognerà liberare tutte le celle di San Marco, che a quel punto rimarranno disabitate, e con tutti i problemi che questo potrà portare.

Le domande che, ora, in molti si pongono è: che ne sarà del convento? Verrà nominato un custode, visto che al suo interno si trovano opere di grandissimo valore artistico e storico? Come sarà garantita la tutela e la valorizzazione del grande complesso una volta che non sarà più abitato e frequentato così come deciso il provinciale? Interrogativi che avremmo voluto rivolgere a padre Tarquini, impegnato in Vietnam nella scelta del nuovo Maestro dell’Ordine. Unica certezza, a questo punto, è che solo la chiesa di San Marco resterà aperta garantendo l’esercizio del culto religioso.

 

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