Quando l’assessore usa le parole inglesi….

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10 Luglio 2019
Rassegna Stampa
10 Luglio 2019

Quando l’assessore usa le parole inglesi….

di Pierluigi Piccini

Quando non si hanno idee e si cerca di fare un po’ di scena, si tirano fuori le parole inglesi. Così nel turismo: l’amministratore privo di una visione trova gioco facile adottare standard coniati negli Stati Uniti come se fosse la stessa cosa valorizzare Disneyland e San Gimignano, Siena e Los Angeles. Ed ecco che il buon Tirelli parla di Wedding e di Convention Bureau. Ma ci sono altri evergreen: la Film Commission, qualche Spa e infine uno Starbucks: temiamo che saranno i prossimi assi nella manica di questa Giunta.
L’unica destinazione, in Provincia, che avrebbe potuto competere seriamente sul fronte congressuale sarebbe stata Chianciano, vicina all’autostrada, oggi raggiunta anche dal Frecciarossa (nella stazione Chiusi-Chianciano Terme). Fare turismo congressuale, a Siena, significa offrire semplici salette e prospettare spostamenti di chilometri per andare in un ristorante di livello o per andare a dormire. Ad esempio, chi pretende un cinquestelle potrebbe essere dirottato a Bagnaia. Significa, inoltre, perdere ore per arrivare a fare il congresso. Tutto questo in una città collinare, dove i pullman non possono far scendere valige e passeggeri di fronte agli alberghi, nella gran parte dei casi. Comodo vero? Già per Palazzo al Piano sono stati spesi tanti soldi per creare una struttura per la didattica e i convegni, rimasta inutilizzata proprio per i problemi logistici. Quanto ai matrimoni (wedding), la promozione pubblica è inutile: serve la discrezione dei relais per garantire l’esclusività che tutti cercano nel giorno più bello, anziché una pubblicità sbandierata ai quattro venti. Ogni struttura ricettiva ha il suo posizionamento: ci sono gli alberghi per famiglie, quelli che rifiutano i cani o i bambini, quello specializzati negli anziani e, appunto, quelli che si dedicano alle cerimonie. Ognuno ha agenzie specializzate di riferimento e propri canali di vendita, che custodisce gelosamente: perché dovrebbe esserci un inutile, costoso e burocratico passaggio da un soggetto pubblico, che allargherebbe automaticamente la concorrenza? A cosa serve importare modelli e imprese che non nascono nel territorio? A niente, come si vede, se non a tentare di svuotare una città di funzioni e di identità, come accaduto a suo tempo a Chianciano, la cui storia medievale, il suo delizioso centro storico e la vita sociale, sono stati annientati da colate di cemento. Molto più complicato è valorizzare le peculiarità locali con un modello sostenibile, con complesse operazioni culturali, sociali, con coraggiose scelte urbanistiche, con investimenti nella riqualificazione urbana e nelle infrastrutture. Ma noi non consideriamo Tirelli uno sciocco. Pensateci: il Convention Bureau è una via breve di grande utilità politica. Non sappiamo quale sarà il modello adottato, temiamo però che il paventato Convention Bureau risponda a uno schema classico: si chiedono soldi agli imprenditori interessati, si fanno lavorare degli amici, si stampano dei depliant, si apre un sito internet e l’assessore potrà così, legittimamente, girare il mondo, inseguendo le fiere specializzate. Naturalmente potrà fare la sua bella foto nello stand promozionale – mettiamo – New York come a Berlino, dove avrà fatto lunghi e riposanti viaggi dando l’impressione di aver lavorato molto. E il materiale prodotto sarà lì a dimostrarlo. Ma se poi i congressi non arrivano? Poco importa: a Tirelli e a De Mossi basta il consenso, la visibilità, l’annuncio, la foto con qualche cinese o olandese. Poi arriverà un Palio  e si ricomincerà da capo, tenendo desta l’attenzione, senza produrre alcunché. Tuttavia i dubbi sulla bontà dei progetti di Tirelli sono diffusi, anche perché, si sa: quando un politico fa una proposta e usa parole straniere per definirla, dietro c’è sempre la fregatura.

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