Rossi fa il commissario del Pd dell’Umbria poi c’è la carta Siena

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Rossi fa il commissario del Pd dell’Umbria poi c’è la carta Siena

Enrico Rossi

Potrebbe essere in pista per le suppletive del dopo Padoan. Bettini: “ Figura prestigiosa”
di Ernesto Ferrara
Enrico Rossi, ritorno in campo in Umbria. Con scenario senese sullo sfondo. A due mesi dalla fine del decennio in Regione l’ex governatore rispunta in Umbria, con l’incarico ormai quasi ufficiale di commissario del Pd regionale su nomina del Nazareno. È la scelta di affidare a un dirigente d’esperienza, amministrativa e politica, le sorti di un partito, quello umbro, uscito dilaniato dall’inchiesta giudiziaria che decapitò la vecchia giunta e fin qui guidato, sempre da commissario, da Walter Verini. Ma è anche una decisione che svela uno scenario che riporta in Toscana, a Siena. Alle elezioni suppletive del seggio uninominale della Camera, da cui l’ex ministro Pier Carlo Padoan, eletto nel 2018 col Pd, si è dimesso tre settimane fa per entrare nel cda di Unicredit, di cui potrebbe diventare presidente. Si voterà verosimilmente l’anno prossimo in primavera ma i giochi sono già iniziati e Rossi intende giocarsi le sue carte: l’ex presidente ha una gran voglia di tornare sulla scena politica e certo da deputato potrebbe ritagliarsi il ruolo di leader della “ sinistra” del Pd toscano.
Il problema è che quello è un posto a cui ambiscono in tanti: nell’area dei lottiani di Base Riformista c’è chi ci spera ma è tra gli zingarettiani che c’è più bagarre: non solo dirigenti locali come il capogruppo dem in Regione Vincenzo Ceccarelli, a quel seggio anelano pure volti nazionali come Gianni Cuperlo, rimasto fuori dal Parlamento, e Marco Furfaro, il toscano membro della segreteria nazionale Pd e inventore della candidatura di Iacopo Melio in Consiglio regionale. Sempre che alla fine non tocchi proprio al “ Capo”, nel senso di Nicola Zingaretti. La voce era già girata insistentemente nei giorni caldi della formazione della giunta Giani e ancora oggi tra i dirigenti del Pd l’ipotesi è ritenuta non impossibile nel momento in cui il segretario nazionale decidesse di lasciare anzitempo la Regione Lazio per approdare in Parlamento ed entrare al governo in caso di rimpasto. Solo suggestioni per ora. Ma il conto alla rovescia per la corsa senese può intanto scattare.
Per Rossi è un rientro ai piani semi- alti. Il Nazareno aveva l’esigenza di recuperare un volto prestigioso come quello dell’ex governatore, piuttosto apprezzato a quanto pare in Umbria, fin dai tempi della mancata candidatura in Parlamento nel 2018. Il Pd in quella regione è ancora molto fragile dopo l’inchiesta. E l’impegno di Verini, dopo un anno e mezzo, era arrivato alla fine. La scelta della nomina di Rossi a commissario, ratificata dalla commissione nazionale di garanzia, è stata presa d’accordo tra l’area Lotti e quella di Zingaretti sebbene gli interessi delle due componenti Pd potrebbero non essere convergenti sul dopo: Base riformista non giudica una priorità l’opzione dell’ex presidente toscano candidato a Siena e anche una parte degli zingarettiani toscani non ritiene l’idea praticabile.
Eppure il profilo dell’ex presidente toscano al Nazareno riscuote apprezzamenti: « La nomina di Rossi impegna direttamente nel partito una delle più prestigiose figure di amministratore politico della sinistra italiana. Buon lavoro » augura subito non a caso un autorevole zingarettiano come Goffredo Bettini, a cui Rossi è ritenuto vicino. Di certo a dire la sua dovrà essere anche il nuovo governatore Eugenio Giani, che proprio su Siena ha manifestato particolare attivismo nella vicenda Mps: seccato dai rumors che davano ormai per certa la privatizzazione della vecchia cassaforte della sinistra toscana il presidente è intervenuto 10 giorni fa per dire stop, chiedendo un impegno dello Stato a restare nella banca. Mossa che peraltro il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri non ha gradito. E chissà che le tensioni non si riverberino pure sulla corsa del seggio senese: difficilmente se sulle sorti di Mps non saltasse fuori un accordo tra governo e Pd toscano si potrebbe prevedere uno sbarco di dirigenti nazionali, tanto meno di Zinga, alle suppletive senesi.

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