Un buon antidoto contro la catastrofe

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Un buon antidoto contro la catastrofe

Nel 1990 il sociologo Henri Pierre Jeudy, nel suo Le désir de catastrophe, così scriveva: «La cultura del disastro è oramai istituita, e trova il suo garante nell’estasi del rischio che, nella vita quotidiana, permette di credere che si possa ancora vivere sfidando la morte».
Contro la cultura della catastrofe alimentata dall’immobilismo dei governi e a favore della green economy, oggi è in mobilitazione un movimento antagonista planetario, che dalla piazza reale a quella virtuale, attraverso il Global Strike del Fridays for Future, e mercoledì scorso con l’Earth Day, rivendica l’impegno per agire contro il cambiamento climatico e difendere il pianeta.

A QUESTA COSTELLAZIONE ambientalista si è affiancato, con una arditezza simbolica, il progetto Create Art for Earth, lanciato da Judy Chicago insieme a Jane Fonda e all’artista Swoon e in collaborazione con la Serpentine Gallery di Londra e Hans Ulrich Obrist, che ne è il direttore, oltre a Greenpeace Usa, il National Museum of Women in the Arts e Fire Drill Fridays (il movimento di Jane Fonda) per spingere l’arte ai temi della eco-sostenibilità. Non ultimo si è allineato l’artista danese Olafur Eliasson che ha realizzato appositamente per l’Earth Day l’opera dinamica Earth Perspectives, fruibile su Instagram.
L’iniziativa Create Art for Earth sortita con una Call for Art è diretta alla produzione di arte, musica, poesia, show, individuale o in gruppo, per evidenziare quanto l’impulso artistico possa rovesciare la visione del mondo. Lo sferzante appello della vitalissima Chicago infrange ogni esitazione: «Unisciti al nostro sforzo globale di inondare il mondo di arte… Usa qualunque spazio tu abbia: i tuoi balconi, le tue finestre, le tue porte, i tuoi tetti, qualsiasi spazio disponibile…Questo non è il momento delle astrazioni, è tempo di usare i nostri talenti per sopravvivere».

Judy Chicago, On fire. Foto di Donald Woodman

L’ARTISTA Judy Chicago, nata Judith Cohen (Chicago, 1939) è famosissima per il suo eclettismo formale e l’attivismo femminista, grazie al quale è stata la co-fondatrice del primo «Feminist Art Program» presso la California State University di Fresno, nel 1970. Alla fine di quel decennio, si affermò con The Dinner Party, la monumentale installazione realizzata da un tavolo triangolare con trentanove posti a sedere e costruita su una base di porcellana recante i nomi di 999 personalità femminili leggendarie, ora in collezione permanente al Brooklyn Museum di New York.
Il suo lavoro ha affiancato numerose battaglie per i diritti civili e quelli ambientali come la realizzazione negli anni Ottanta del poster Rainbow Warrior, per conto di Greenpeace, dopo l’attentato alla nave dell’organizzazione da parte dei servizi segreti francesi. Nel 1998, ha collaborato con P.E.T.A. (People for the Ethical Treatment of Animals) a una campagna contro l’industria delle pellicce, per la realizzazione di un billboard con il disegno, Would You Wear Your Dog? Nel 2019 la direttrice Maria Grazia Chiuri della Maison Dior l’ha invitata a progettare la coreografia della sfilata primavera estate 2020 al Museé Rodin di Parigi.

OLTRE AGLI AFFASCINANTI environment della serie Atmospheres / Fireworks (1960-2020, work in progress), le fantasmatiche invasioni atmosferiche realizzate con fuochi d’artificio, fumo colorato e ghiaccio secco. Non ultima la mostra del 2019, The End: A Meditation on Death and Extinction, al National Museum of Women in the Arts di New York in cui la riflessione sulla mortalità e sulla distruzione di intere specie, esprime un senso collettivo di ansia e allarme, attraverso la raffigurazione di specie di animali messi in cattività e che testimoniano la violenza usata dall’uomo verso la natura in nome del profitto e della egemonia del capitalismo avanzato.

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