Valentini è stato ed è funzionale a De Mossi

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Valentini è stato ed è funzionale a De Mossi

Dall’accordicchio al marketing, sono cambiati solo i suonatori

di Pierluigi Piccini

Sonia Pallai

Si parla tanto di Santa Maria della Scala, di ciò che è e che avrebbe potuto essere. E qualcuno si lancia in avventati giudizi come fa Valentini, che considera un “accordicchio” quel documento firmato nel 2000 da parte del Ministero dei Beni Culturali, dal Comune di Siena, dalla Provincia, dalla Soprintendenza e dalla Curia, che prevedeva il trasferimento della Pinacoteca al Santa Maria della Scala. Con questa decisione sarebbero giunte a compimento le idee di Brandi e Previtali, sulle quali i due avevano lavorato fino dalla fine degli anni Settanta, con i malati ancora nelle corsie. La sua mancata applicazione lo derubricherebbe a fatto trascurabile, secondo Valentini: un “accordicchio”, appunto. La realtà è che nessuno degli amministratori senesi (Cenni, Ceccuzzi e lo stesso Valentini) ci ha mai lavorato con determinazione, scaricando la responsabilità sullo scarso convincimento del Ministero. Possiamo tranquillamente dire che la politica ha fallito. Il vero pasticciaccio è stato consumato proprio da sindaco uscente, nel momento in cui ha accettato di trasferire solo una parte della Pinacoteca (collezione Spannocchi), affossando definitivamente l’intuizione di Brandi e Previtali, nello spirito di una riforma Franceschini che ha incentivato gli egoismi in una logica non collaborativa. Basti vedere la situazione in cui si trova oggi la Pinacoteca per rendersene conto. Ma invece di criticare gli errori fatti, il nuovo sindaco rivendica come proprie queste scelte.
Il Santa Maria della Scala è di fatto una galleria d’arte che attira turisti nello stesso momento in cui parti molto consistenti del complesso monumentale devono ancora essere recuperate. Un Santa Maria che ancora non ha una forma giuridica certa, e sapete perché? Lo spiega ancora Valentini: a causa della mancata messa in sicurezza dell’edificio! Cosa c’entra non si sa. Ma passiamo a un’altra parola chiave: marketing. Ora la città è “marketizzata” (cit. dal settimanale Panorama), dopo aver distrutto la rendita finanziaria. Ma il marketing per “vendere” cosa, e a chi? A tutti purché vengano in quantità consistenti: il successo per questi amministratori si misura sui numeri e non sul reddito che effettivamente potrebbe essere lasciato nel territorio. Quindi chi più ne ha, più ne metta: è la politica iniziata con l’assessore Pallai, portata avanti in modo ancora più deciso da Tirelli.

Alberto Tirelli

Ecco un altro capolavoro, proprio come la mancata esecuzione di un accordo strategico sul Santa Maria della Scala. Siena è diventata una delle tante città che fa le stesse cose di tutte le altre, compresi gli errori di centri grandi e famosi. Essendo declassata a uno dei tanti centri di provincia, avendo abdicato a una funzione culturale, è costretta ad esaltare il Palio, ma in un’accezione non sempre corretta. Così facendo il Palio finirà per essere aggredito dal mercato, cosa che già si sta verificando, in alcuni dei suoi momenti. Ma chi considera un “accordicchio” una mancata svolta per il Santa Maria della Scala, ora non ha titolo per criticare il marketing rivolto a un turismo di massa. Non lo può fare perché la giunta De Mossi è la figlia naturale di un’esperienza amministrativa che ha inaugurato un modello economico pericoloso. Valentini è stato ed è funzionale a De Mossi, per questo non è credibile quando critica il suo successore. E De Mossi gode di una parte dell’opposizione delegittimata, essendo la faccia di una stessa medaglia. Il problema è che l’attuale modello è particolarmente nocivo per lo sviluppo della città e del suo territorio, e la conferma viene da due parole: una scelta strategia giudicata un “accordicchio” e un marketing vizioso per un turismo di massa, in una città impoverita e banalmente “normale”.

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