Oggi c’è Carige, che verrà salvata dal sistema, e c’è la Popolare di Bari, di recente oggetto di una norma fiscale che ne puntellerà i conti per anni. Ieri erano state le venete, Tercas, Etruria, Cassa Marche. La foresta pietrificata del credito non c’è più, eppure i problemi delle banche minori in Italia restano seri. La crisi a bassa intensità va avanti da anni, fallimenti che spesso non finiscono sui giornali perché troppo piccoli per fare notizia. All’Assemblea numero cento dell’Abi il numero uno di Bankitalia Ignazio Visco insiste perché il sistema si modernizzi e si facciano fusioni. Parla di «fattori di debolezza», «dell’assenza di capitali privati», «delle limitazioni europee» agli aiuti di Stato che impediscono le ristrutturazioni.
Il governatore ripropone un vecchio cavallo di battaglia di via Nazionale: la situazione sarebbe aggravata dalle regole del cosiddetto bail-in, che in caso di crisi impongono perdite ad azionisti ed obbligazionisti. E’ mancata «una fase di transizione» e quelle norme sono di fatto applicabili solo alle grandi banche: «tutte le altre sono sottoposte a liquidazione secondo le discipline nazionali». Visco ripropone una soluzione alla quale è favorevole anche il numero uno della vigilanza europea Andrea Enria: l’idea è quella di imitare il modello americano – si chiama Federal Deposit Insurance Corporation – e poter così gestire la chiusura di una banca in maniera non traumatica. Il governatore parla di un «regime di liquidazione che non comporti l’interruzione dell’attività aziendale» e soprattutto la svendita degli attivi: ai tempi del fallimento di Etruria e delle altre tre banche si discusse sulla fretta con la quale si vendettero – a prezzi di sconto – quegli asset. Visco chiede poi all’Europa di rivedere una normativa che tratta «gli aiuti pubblici al credito come qualunque altra azienda», senza tenere conto del rischio di contagio cui sono esposte.
Un problema normativo c’è, e lo testimonia il caso Tercas. Poche settimane fa la Corte di Giustizia europea ha ribaltato il no del Commissario alla concorrenza all’intervento di salvataggio delle altre banche private, trattandolo come aiuto statale. Per questo il presidente dell’Associazione Antonio Patuelli – lui stesso esponente di un gruppo minore – considera «necessario che l’Antitrust europeo divenga indipendente». Chiede di definire meglio il concetto di aiuto di Stato e di riconoscere un ruolo «ai sistemi di garanzia dei depositi». Il banchiere ravennate è ancora più radicale del governatore: per lui il cosiddetto bail-in «è inapplicabile». Di più: «Tutti i depositi devono essere inattaccabili». Difficile immaginare che l’Unione accetti di tornare indietro rispetto a regole decise sei anni fa, ma è probabile che l’Italia continui a battere il chiodo. Per il posto nel nuovo Consiglio direttivo della Bce si fa sempre più insistente il nome del direttore generale di via Nazionale Fabio Panetta, fiero oppositore di quelle regole.