
Il concreto vivente di Guardini, Eraclito cristiano
3 Aprile 2025
Scuola, sindacati e docenti a Valditara: «Ritirate le linee guida»
3 Aprile 2025TEOLOGIA
La figura dell’anglicano divenuto cattolico al centro di un saggio di Geissler, collaboratore di Ratzinger. Il futuro Papa si diceva convinto che sarebbe divenuto Dottore della Chiesa Amante della verità e del primato della coscienza, precursore del Vaticano II, il cardinale-intellettuale ha influenzato numerosi pensatori, papi e anche politici
Un autentico «dottore della coscienza », seppur a volte incompreso per l’audacia delle sue idee dagli anglicani e dai cattolici ma soprattutto un appassionato ricercatore della verità. In questo ritratto si staglia l’imponente figura del santo e cardinale, il sacerdote oratoriano, John Henry Newman (1801-1890). Al grande pensatore inglese – nato anglicano e poi convertitosi al cattolicesimo – ha dedicato recentemente un piccolo ma denso saggio il teologo e sacerdote austriaco Hermann Geissler. Il volume (Cantagalli, pagine 152, euro 16,00) reca un titolo programmatico e carico di spunti sul cardinale inglese, amico di Leone XIII: John Henry Newman. Un nuovo dottore della Chiesa?.
L’autore nell’introduzione di questo bel libro ritorna infatti al discorso in un certo senso lungimirante pronunciato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1990, in cui si diceva convinto che un giorno proprio Newman sarebbe stato annoverato tra i «grandi dottori della Chiesa perché tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero». Geissler – che per anni è stato un fidato collaboratore del cardinale Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede ed è membro della Famiglia spirituale “L’Opera”, una comunità di vita consacrata in seno alla Chiesa cattolica – con stile certosino racconta la storia di fede di Newman ma anche il filo rosso di stima e di ammirazione che hanno nutrito per lui tutti i Pontefici, in anni recenti, da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Francesco che lo ha canonizzato nel 2019.
Leggendo queste pagine si rimane edificati e colpiti da quanto il «genio del pensiero» del porporato inglese abbia influenzato la ricerca teologica di personalità del rango di Romano Guardini, Edith Stein, Henri de Lubac, Erich Przywara e Yves Congar. Senza dimenticare, in anni recenti, gli studi appassionati sul teologo di Birmingham condotti dai gesuiti Michael Paul Gallagher e dal cardinale statunitense Avery Foster Dulles. Come non stupisce scoprire, attraverso questa pubblicazione, che il più grande studioso delle opere di Newman, Jan Ker, abbia definito il santo inglese il «padre del Concilio Vaticano II». Ma chi era ed è ancora oggi il cardinale Newman? Nacque a Londra il 21 febbraio 1801, da madre ugonotta e padre di orientamento religioso molto tollerante. Le sue idee in fatto di religione cominciarono a deviare gradualmente da quelle della Comunione anglicana, di cui era tra l’altro diacono, finché non si convertì definitivamente al cattolicesimo nel 1845; due anni dopo, nel 1847, venne ordinato sacerdote nella Confederazione dell’Oratorio di san Filippo Neri. Su incoraggiamento del beato papa Pio IX istituì l’oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra. Nel 1879 fu creato cardinale da papa Leone XIII. Morì l’11 agosto 1890 a Edgbaston, sede dell’oratorio di Birmingham, a causa di una polmonite.
Per comprendere questa complessa personalità – a giudizio di Geissler – bisogna segnarsi questa data: il 9 ottobre 1845 quando, a 44 anni, abbracciò la fede cattolica e fu accolto dal passionista italiano il beato Domenico Barbieri, in quella Chiesa di Roma che lui riconobbe come «l’unico ovile di Cristo ». Come cruciali per la conversione al cattolicesimo furono i viaggi, in Sicilia come a Roma, dove grazie al “confronto” diretto con i padri oratoriani conobbe da vicino il vero carisma di san Filippo. Il volume fa emergere le finezze teologiche di Newman partendo dal suo capolavoro Apologia pro vita sua o da un’altra opera chiave come Grammatica dell’assenso che permettono ancora oggi di comprendere la genialità e lo stile di scrittura brillante di questo intellettuale che rappresentò un punto di riferimento anche per l’agire pubblico e privato di un politico di razza come Francesco Cossiga. Sempre attraverso questo testo emerge un altro particolare la scelta personale di Benedetto XVI di volere presiedere nel 2010, recandosi pellegrino a Birmingham, il rito e la messa di beatificazione del teologo inglese.
Prendendo in mano le pagine di questo libro non si può non accostare la figura di Newman ad altri due oratoriani francesi che furono folgorati dal carisma del fiorentino, ma romano d’adozione e devoto di Girolamo Savonarola, Filippo Neri: il cardinale Pierre de Berulle (1575-1629) e Louis Bouyer (1913-2004).
Ed è significativo quanto annota padre Geissler a questo proposito: «Oggi Newman è apprezzato, venerato e studiato da molte persone in tutto il mondo, ben oltre le frontiere della Chiesa cattolica. La sua teologia, saldamente ancorata nella Rivelazione, attenta al tesoro della Tradizione e agli sviluppi del deposito della fede nella storia e non timorosa delle domande del mondo di oggi, è in grado di costruire ponti e di indicare nuove strade». All’autore non sfugge, nella sua accurata ricerca, di far emergere anche un altro dettaglio biografico: il valore del primato della coscienza anche rispetto al magistero del Papa e del Concilio di cui proprio Newman fu contemporaneo: il Vaticano I (1869-1870).
E riporta qui la famosa frase, – una battuta dal sapore molto british, – attribuita al grande oratoriano: «Se fossi obbligato a introdurre la religione nel brindisi dopo un pranzo (il che non mi sembra proprio la cosa migliore), brinderò se volete, al Papa; tuttavia prima alla coscienza, poi al Papa». In questo saggio si fa anche accenno al motto che rappresentò l’architrave portante della lunga vita di Newman: Cor ad cor loquitur cioè «il cuore parla al cuore» perché solo così si entra in comunione, a suo giudizio, con il cuore di Dio. Il libro di padre Geissler ci aiuta dunque a comprendere meglio la cifra morale e umana di questa straordinaria figura. Migliaia di fedeli nell’agosto 1890 presero parte ai suoi funerali. Il giornale “London Times” pubblicò un lungo necrologio che concluse con la frase: «Una cosa è certa: il ricordo di questa vita pura e nobile, non contaminata dalla mondanità e da ogni traccia di fanatismo, rimarrà. Che Roma lo canonizzi o meno, in Inghilterra sarà canonizzato nella mente di persone pie di molti credi».