MILANO
di GIOVANNI PONS
Con l’assemblea del Monte dei Paschi di Siena del prossimo 17 aprile entra nel vivo anche la seconda Ops (offerta pubblica di scambio) bancaria di questo inizio 2025, quella lanciata dalla banca guidata da Luigi Lovaglio sulla Mediobanca di Alberto Nagel. Gli azionisti Mps dovranno approvare l’aumento di capitale volto a emettere le azioni da offrire in cambio ai soci Mediobanca. Essendo Mps più piccola di Mediobanca l’aumento di capitale sarà molto grande, pari al 177% delle azioni già in circolazione. La delibera per essere approvata deve raccogliere il consenso dei due terzi dei soci presenti in assemblea, essendo l’aumento di capitale un’operazione straordinaria.
Difficile prevedere l’esito senza conoscere esattamente l’affluenza dei soci, essendo oltre il 50% del capitale diffuso sul mercato. Ma si possono già fare alcune considerazioni visto che Lovaglio potrà contare sicuramente sul sostegno dei due soci forti, Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin della famiglia Del Vecchio, che hanno già votato a favore in cda attraverso i loro rappresentanti. Caltagirone ha in portafoglio l’8% di Mps, Delfin ha il 9,8%, quindi c’è già un pacchetto del 17,8% di voti a favore.
Il primo azionista di Mps è ancora il Tesoro con l’11,7% del capitale, anch’esso tra i promotori dell’Ops su Mediobanca, avendo votato in cda. Quindi anche questo pacchetto si affianca ai primi due arrivando al 29,5% del capitale a favore. Alcuni osservatori fanno notare che la quota del Tesoro è riveniente da una procedura per aiuti di Stato presso la divisione concorrenza della Ue e che da Bruxelles potrebbero aver qualche dubbio sulla partecipazione del Tesoro al voto assembleare. Ma in effetti con il voto favorevole all’aumento di capitale il Mefsi diluirà ulteriormente nel capitale Mps, ottemperando agli impegni di uscita dalla banca presi a suo tempo.
Qualche dubbio in più sorge per gli altri due azionisti forti di Mps, il Banco Bpm con il 5% e la sua ormai controllata (l’Opa finirà tra pochi giorni) Anima che ha acquisito il 4% in occasione del collocamento dell’ottobre 2024. Le regole della concorrenza dicono che non si dovrebbe votare in casa di un diretto competitor per non influenzarlo ma questa regola è già stata disattesa quando il Crédit Agricole ha votato nell’assemblea del Banco Bpm per il rinnovo del cda. Tra l’altro il Banco, votando a favore dell’Ops su Mediobanca, facilita la formazione di un terzo polo bancario che va a superare la sua attuale posizione di terza banca italiana. Dunque voterebbe contro i propri interessi. Ma d’altro canto, in mancanza di una direttiva da parte di Banca d’Italia, non votando verrebbe meno al proprio diritto di esercizio del voto.
Ancora più intricata la posizione di Anima, i cui prodotti finanziari sono al momento distribuiti, attraverso accordi specifici, sia sulla rete Bpm sia sulla rete Mps. Perché Anima dovrebbe votare a favore della conquista di Mediobanca che ha fabbriche prodotto che potrebbero sostituirsi alle sue sugli sportelli Mps? Sono tutte incognite che potrebbero scatenare cause l egali, anche ex post, da parte degli assaliti.
Ma supponendo che sia Banco Bpm sia Anima votino a favore dell’aumento Mps, la percentuale di consensi si alzerebbe al 38,5%. A questa quota vanno aggiunte altre piccole percentuali in mano alle casse di previdenza e alle gestioni delle Poste, sicuramente vicini al governo. Con più del 40% a favore la bocciatura dell’operazione sarebbe possibile solo in presenza di un voto contrario dei Fondi superiore al 20%. Il proxy Iss ha consigliato di votare contro la delibera mentre Algebris, l’hedge fund di Davide Serra, ha già detto che voterà a favore. Ora si attende Glass Lewis. Con grande affluenza la partita potrebbe essere combattuta.