
Grandi esperti per il corso di micologia
2 Aprile 2025
Generali, botta e risposta tra Mediobanca e Caltagirone sul concerto con Delfin
2 Aprile 2025Giornata mondiale
L’appello dell’associazione dei genitori: per i nostri 150mila bambini non ci sono insegnanti di sostegno specializzati Anche nei centri di riabilitazione, che dipendono dalle Regioni, le Linee guida ministeriali rimangono ipotesi per pochi.
C’è una buona notizia per le circa 150mila famiglie italiane con un figlio autistico tra i 6 e 1 14 anni. Ieri mattina, proprio alla vigilia della Giornata mondiale che si celebra oggi, si è riunito per la prima volta dopo anni di paralisi, l’Osservatorio nazionale per l’inclusione scolastica. La federazione che raggruppa le circa 90 associazioni nazionali di genitori con figli affetti dai disturbi dello spettro autistico (Angsa – Associazione nazionale genitori persone con autismo) ha potuto esprimere al ministro Giuseppe Valditara, difficoltà, richieste e problemi, primo tra tutti quello degli insegnanti di sostegno.
Quanti ne mancano? « Non è un problema di numeri ma di preparazione – risponde Giovanni Marino, presidente Angsa – abbiamo migliaia di insegnanti privi di preparazione specifica che, durante le lezioni, si limitano a portare i nostri ragazzi in corridoio o in qualche aula vuota per evitare che disturbino. Come trent’anni fa, non è cambiato nulla».
Eppure, a livello teorico, l’Italia è sul fronte autismo tra i Paesi culturalmente più attrezzati. Le linee guida dell’Istituto superiore di sanità sono scientificamente ineccepibili. Peccato che siano quasi completamente disattese. « Al ministro Valditara abbiamo chiesto di dare concretezza a due obiettivi riprende il presidente Marino – quello della preparazione professionale e quello della continuità didattica». I disturbi dello spettro autistico richiedono conoscenze non improvvisate. Oggi nella scuola italiana i bambini con certificazione di disabilità sono 336mila. Quelli con disabilità intellettive quasi 300mila. In mancanza di dati certi, si stima che i bambini autistici siano almeno la metà. « E per questo esercito di piccoli alle prese con un disturbo di fronte al quale la scienza non ha risposte certe – riprende Marino – la scuola italiana non dispone di insegnanti di sostegno qualificati».
Ieri, durante la prima riunione dell’Osservatorio, il ministro Valditara ha annunciato una bozza di decreto legge per avviare percorsi formativi specifici. Ma sui tempi nessuna promessa. Altro aspetto determinante quello della continuità didattica. Per creare tra ragazzi e insegnanti quella familiarità indispensabile per un rapporto di fiducia, servono mesi. Se l’insegnante di sostegno cambia ogni anno, la fiducia va sempre ricostruita da zero. E per i ragazzi è una fatica immane. Anche perché quello che i ragazzi autistici fanno a scuola dovrebbe essere la base per l’attività pomeridiana nei centri di accoglienza e di riabilitazione. «Se non c’è questa sinergia il lavoro diventa quasi inutile». E anche per quanto riguarda i centri, pubblici o privati convenzionati, che fanno capo alle Regioni, non siamo all’anno zero, ma quasi. Nessuna uniformità di intervento tra Nord e Sud, sporadici esempi di applicazione del criterio cognitivo-comportamentale indicato con chiarezza nelle Linee guida. La maggior parte si limita alla logopedia, alla psicomotricità e alla musicoterapia. Buone prassi, si intende. Ma per i disturbi dello spettro autistico serve di più. « In questo caso l’autonomia regionale è un’arma a doppio taglio. Dipende dalle risorse economiche? Non solo, tanto fanno le capacità degli amministratori e le sinergie realizzate grazie alla spinta delle associazioni. Guarda caso le regioni che funzionano meglio sono il Piemonte e la Calabria. Per tanti anni la presidente Ansga – oggi vicepresidente– è stata Benedetta Demartis, che abita a Novara. Mentre Giovanni Marino risiede in provincia di Reggio Calabria. Ingegnere nucleare, due figli di 41 e 43 anni con disturbi autistici di terzo livello (il più grave) ha deciso anni fa che di fronte alla latitanza dello Stato, avrebbero dovuto essere le famiglie a colmare i vuoti socio- assistenziali dei territori. Così a Melito di Porto Salvo (Rc) è sorta la Fondazione Marino per l’autismo, struttura residenziale ad alta integrazione sanitaria con autorizzazione regionale, che ospita una decina di persone autistiche, oltre ai due figli dell’attuale presidente Ansga. « Da questo avamposto di sofferenza – riprende Giovanni Marino – ho assistito ad autentiche rinascite, perché gli autistici, soprattutto quelli di primo livello (disturbi lievi) e di secondo (medio-gravi), se assistiti con professionalità e accompagnati da persone preparate, possono condurre una vita soddisfacente, con elevati livelli di inclusione sociale ». Marino ricorda il caso di un ragazzo arrivato alla Fondazione in condizioni molto preoccupanti, non si lavava, non permetteva a nessumo di toccargli i capelli. Con l’assistenza adeguata, in pochi anni la sua situazione è cambiata radicalmente, ha studiato e si è diplomato alla Scuola Alberghiera. Oggi lavora ed è felice.
« La maggior parte dei ragazzi autistici, più o meno i due terzi – osserva ancora il presidente Angsa – ha potenzialità inesplorate, proprio perché solo una piccola minoranza viene seguita in modo adeguato, secondo criteri davvero scientifici». Un accompagnamento scolastico adeguato e un’assistenza coerente nei centri di riabilitazione determina per questi ragazzi la qualità del futuro e dona alle famiglie speranze fondate. « Ecco perché fare rete tra genitori è fondamentale. Insieme – conclude Giovanni Marino – si mettono a punto obiettivi e priorità. Insieme si progetta e si chiede aiuto». Sperando che la politica qualche volta ascolti.