milano
Dbrs-Mornigstar alza il rating di Mps e “investment grande” con outlook positivo. Il proxy advisor Glass Lewis lancia un assist all’amministratore delegato del Monte, Luigi Lovaglio, promuovendo la scalata a Mediobanca. E in Borsa, Siena chiude, di fatto, il gap con Piazzetta Cuccia. In una giornata dove i mercati, Piazza Affari compresa, sono stati travolti dallo tsunami dei dazi annunciati dal presidente americano Donald Trump, Mediobanca ha perso il 5,23% a 16,57 euro; Mps ha fatto appena meglio: -3,76% a 7,11 euro. Tradotto: l’offerta di Lovaglio di 2,3 azioni di Siena per una della banca guidata da Alberto Nagel è appena l’1,2% inferiore alla sua capitalizzazione. Come a dire che per pareggiarla mancano solo 165 milioni, più 690 milioni per il premi del 5% promesso al mercato.
Di certo la mossa di Glass Lewis che – a differenza di Iss – ha invitato gli azionisti ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’Ops su Mediobanca, in agenda il prossimo 17 aprile. Il sostegno del proxy potrebbe di fatto blindare l’esito dell’assise che richiede il voto favorevole dei due terzi del capitale presente in assemblea. Gli addetti ai lavori stimano una partecipazione tra il 70 e il 75% del capitale. Vuol dire che a Lovaglio servirà circa il 50% dei soci a favore. Secondo stime, il banchiere dovrebbe poter contare sull’appoggio del Mef, di Delfin, di Caltagirone e probabilmente di Anima e Banco Bpm, a cui si aggiungeranno Algebris, fondazioni e casse previdenziali, per un totale di circa il 40% del capitale. Gli altri voti andranno recuperati sul mercato, ma il parere di Glass Lewis può spostare parecchi voti. In particolare, l’advisor ritiene che i rischi «di integrazione culturale e di potenziale disgregazione del franchise di Mediobanca» siano «gestibili con una esecuzione disciplinata», che scongiuri il pericolo di un annacquamento del brand ed eviti la perdita di dipendenti chiave e clienti. «Il track record relativamente positivo» di Lovaglio in tema di fusioni «aiuta a mitigare almeno alcuni di questi rischi». Inoltre, il proxy riconosce la «logica strategica e finanziaria» dell’Ops, da cui nascerebbe un gruppo «più diversificato con rilevanza nazionale». La realizzazione dei 700 milioni di sinergie promesse «comporterebbe un incremento a doppia cifra per l’utile per azione», conclude Glass Lewis, secondo cui «un modesto aumento» dell’offerta «implicherebbe multipli» di utile «sostanzialmente coerenti» con i competitor di Mediobanca. Per Iss, invece, Mps «sta facendo un’offerta per un obiettivo più grande, senza accesso alla due diligence, senza prezzo finale e senza certezza di chiusura dell’operazione».
Dopo l’aumento di Mps, il faro del mercato si sposterà sul rinnovo del cda di Generali che vede Mediobanca contrapposta a Caltagirone e Delfin e – successivamente – sulla decisione della Bce in merito all’Ops su Piazzetta Cuccia: in caso di successo, Lovaglio prenderebbe anche il 13,1% del Leone. Una quota che, però, il banchiere non ritiene strategica.
Intanto, il risanamento della bance è stato certificato anche dalle agenzie di rating: da oltre 10 anni Mps era considerata “junk”, spazzatura. Ora torna, almeno per Dbrs, torna a essere un titolo da “investimento”.
Sempre sul fronte bancario, Unicredit si avvia ad ottenere il via libera condizionato dal governo all’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm. In base allo strumento del Golden power il consiglio dei ministri propende per l’approvazione dell’offerta – secondo quanto scrive Reuters – con alcune prescrizioni non specificate. La luce verde è attesa entro la fine del mese. La banca guidata da Andrea Orcel, comunque, «deciderà se proseguire o meno con l’operazione» su Piazza Meda «in linea con i termini della sua offerta e nessuna decisione sarà presa prima della fine di giugno». L’ops partirà il 28 aprile per concludersi il 23 giugno. Prima, il 24 aprile, dovrà decidere cosa fare con l’8% di Generali. giu. bal.